L’amore indimenticabile è quello impossibile

Bologna è una giornata fredda

spaccata dalla luce inaudita,

il tuo vestito sempre troppo nero

come si conviene all’abito di scena,

la bellezza imprevista di un passo troppo svelto

per il mio cuore di cristallo,

il fuoco che divora, che consuma sotto i portici,

e le tue labbra che odorano di vento e sale.

Bologna è uno scenario troppo grande

per melodrammi ordinari di periferia,

è una puttana che si svende facilmente

all’applauso di un pubblico corrotto

o a una leggiadra parvenza d’amore,

proprio come le mie mani,

grondanti di piacere

al lento sfiorare dei tuoi occhi

impastati di mare, di nero e di follia,

(la mia).

Bologna è una giornata piovosa spaccata dalla luce livida di luglio, il freddo del dis-amore che mi entra nelle ossa, le stesse strade di allora ripercorse come due estranei, cambiate di luce e di senso, la solitudine del non essere uno che mi spezza dentro mentre sorrido per non deluderti, per non disturbare, e tutte le lacrime che non lascio cadere perchè tu non le veda. Ma in verità, tu non mi vedi. Forse non mi hai mai vista. Non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere.
E così, il cerchio si è chiuso.

Lunabionda

Eri

E il sole e il vento e i verdi anni si rincorrono cantando verso il novembre a cui ci van portando e dove un giorno con un triste sorriso ci diremo tra le labbra ormai stanche “eri il mio caro amore”. De Andrè
Χαῖρε, Μιχάλης.

Felicità puttana

L’estate andata via, insieme a tutte le sue residue illusioni. Di quando stavo su un treno ad ascoltare una canzonetta, o di quando ferma alla stazione di Bologna sotto l’afa che spaccava la pelle aspettavo di venire da te che mi spaccavi il cuore e tutto ciò che si può spaccare.
Quando tutto sembrava possibile, quando l’adrenalina si tagliava col coltello insieme al caldo indegno di una inutile e più folle di tutte le fini di luglio.
Quando ancora pensavo che valesse la pena gettarsi nel fuoco in nome dell’amore, in nome della passione, in nome delle emozioni, pensando solo che la felicità è puttana.
Ciò che si è spezzato dentro non si potrà mai più ricomporre. Dopo la fine di un’estate. Dopo la fine di ogni illusione sull’amore. E’ religione anche non credere più a niente.

Lunabionda

Il sesto senso

Così certe mattine accade di pronunciare il nome degli assenti. Per sentire di nuovo il suono che fa.

Come se quel suono potesse raggiungerli per una strana telepatia, come se quel suono potesse renderli ancora carne e sostanza, come se quel suono potesse dargli ancora il nome dell’amore.

  Μι-χά-λης.
Il sesto senso è il senso di mancanza.

Lunabionda

(Leggi) Che io mi chiamavo Marina

Passante, fermati!
Leggi – di ranuncoli e di papaveri
colto un mazzetto –
che io mi chiamavo Marina
e quanti anni avevo.
Non credere che qui sia una tomba,
che io ti apparirò minacciando…
A me stessa troppo piaceva
ridere quando non si può!
Anch’io esistevo, passante!
Strappa uno stelo selvatico per te
e una bacca – subito dopo.
Niente è più grosso e dolce
d’una fragola di cimitero.
Solo non stare così tetro,
la testa chinata sul petto.
Con leggerezza pensami,
con leggerezza dimenticami…

 Marina Cvetaeva

Nuddu m’avi (Ma tu avisti a mia)

Nuddu è di nuddu e nuddu m’avi

Ma m’impristavu a tìa
E ti facisti chiavi e cruci e mala vuci c’abbannìa
Dissiru ca l’amuri è allibbirtari
E m’insirrasti ‘a via,
Ma nuddu m’avi, nuddu m’avi,
nuddu m’avi, nuddu m’avi e nuddu mi patrunìa

Tu raggia c’annorba e ferru spinu
L’aria un si catamìa
E li to manu su deci marteddi e la taliàta ‘na malìa
Tu ca m’annagghi e annivi li pinzeri

E ora lu cielu fussi da me parti
Canciassi l’aria, canciassi li me carti
Vintiassi p’allascariti ‘i mìa
E vintiassi pi sciusciariti via
Fuju ca lu duminiu è nu chiovu finu
Spina di bramusìa

Nuddu è di nuddu e nuddu n’avi
E nuddu m’avi, nuddu m’avi, nuddu m’avi,

Ma tu avisti a mia.

 

Olivia Sellerio

Amore

“L’amore è paziente, 
è benigno l’amore;  non si vanta, non si insuperbisce, 
non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. 
Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. 
L’amore non avrà mai fine.” Paolo di Tarso

 

Amore è scoprire le tue debolezze

e trovarle squisite appena mi sorridi,

e in quella luce dimenticare tutto.

Di quando sei brusco

di quando sei ruvido

di quando sei odioso

di quando sei vile

di quando sei folle

di quando vivi per Lei e niente mai per me farai

di quando sei noia, Narciso,

di quando sei dyskolos, come amavi dire,

di quando non scrivi una sillaba se non grazie, stammi bene

(ho altro da fare, la mia arte mi aspetta e tu non sei nulla)

di quando sei carne che accieca di bellezza

di quando sei brutto nel tuo cieco egoismo

di quando sei luna

di quando sei sole

di quando sei tenero

di quando sei atroce

di quando ti vesti in nero come si addice all’abito di scena

 – ti dona il nero, s’intona a occhi di fuoco –

di quando ti piace l’arancio dell’accappatoio

di quando mi stringi la testa fra le mani mentre piango e dici

Ale, non fare così,

senza capire mai quanto dolore c’è dietro quel pianto,

senza capire mai quanto amore trema dietro i miei deliri,

di quando mi dici dai, stiamo un po’ così,

e nei tuoi occhi belli

mentre stiamo nudi sdraiati in quell’ultima ora

finalmente io ti rivedo.

Sei sempre Tu, mi guardi come mi guardasti allora,

prima che cantasse il gallo e te ne andassi via,

nudo di onore e di grazia,

lontano da qui, lontano da me,

in stanze chiuse a chiave per l’amore

ma sempre aperte a tutti gli uragani.

Ora sono vuote, le mie mani.

Lunabionda

 

 

Schiava e regina

Eppur t’ho amato sempre.

Quando il tuo corpo nudo aspetta un cenno,

perchè è poco il tempo e la carne consuma.

Quando ti chiudi crudele nel tuo mondo escluso a tutti

e soprattutto, a me.

Quando l’egoismo mi spezza la tenerezza

lacrima a lacrima.

Quando l’abisso dei tuoi occhi mi trascina a guardarti.

Quando le curve della tua voce si sciolgono

fra le mie dita devote.

Quando sei dolce, quando sei spigolo,

quando sei folle, quando sei avaro,

quando sei tu.

Quando eri bello nella tua animalità mite e selvaggia,

mentre toccavo la riva del tuo dannato eden

e m’entravi dentro come un pugno,

facendomi schiava e regina

inginocchiata innanzi a te

come una santa in attesa del martirio,

eri bellissimo.

Lunabionda