Di poesia si muore

E non so

quanta nostalgia da vivere

quante insensate cuciture razionali di ferita

e quanto crepacuore ancora,

e quella luce dei tuoi occhi

i tuoi neri vestiti

dispersi fra i ricordi a dirmi

che ti amerei ancora

e che di poesia si muore.

Lunabionda

 

versi in corsivo di Sylvia Pallaracci

 

 

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Il lato sinistro

Vorrei dire

che era stato solo sesso,

o la mia strana mania di voler amare qualcuno,

a lasciarti scolpito

di carne e di grazia.

Mi sposti i capelli dalla nuca

e la tua bocca m’incide il lato sinistro

del ventre

– il marchio del Diavolo, dicono che sia la sinistra.

Mi scosto dalla mia finestra sul buio

e m’accorgo che è stato solo il soffio del vento,

a farmi vibrare di questi vani fantasmi carnali.

Lunabionda

 

 

Diario di Luna, 3

Sono sempre i dettagli, che ci fregano (Grossman)

 

“Vorrei vivere sempre attaccato a te, e alla tua pelle.”
“Anch’io.”
“Allora sai cosa facciamo? Ci compriamo una maglietta, abbastanza grande per starci dentro tutti e due.”

Historia de un amor.

Lunabionda

Diario di Luna

Lui disse: “Come sono contento che ti siano piaciute e che non ti abbiano delusa le pennette!

Ma un bacio, io lo gradirei…

Lei sorrise e con un po’ di imbarazzo si alzò e si chinò su di lui, senza curarsi più degli sguardi sorpresi o scandalizzati della gente tutta intorno. Quella che l’aveva vista sollevarlo dalla sedia in avanti, e porgergli il bicchiere alle labbra perché, non poteva farlo da solo.

Historia de un amor.

 

Lunabionda

Giorni

“Fa chiaro già su quel pendio

E c’è negli alberi un fruscio

Che riconosco io.

E mi ricordo la grande collina

Com’era verde la vigna

E quel tacco che ho perduto io

E tu ridevi e rubavi ciliegie

Le nostre labbra accese

Una cosa sola si era noi.

Amore mio

Ero io

Non pensavo mai

Non volevo io nessuno

Non vedevo io nessuno

Come te per me nessuno

Più di te per me nessuno

Non c’è stato mai nessuno, no.

Tu nei giorni miei

Portavi un gusto che non ritrovo più”

Diario

Svegliarsi al mattino di buonumore e poi di colpo pensare, dire, piangere frasi che solo la stanza e le tenebre ascolteranno. Perchè solo loro devono ascoltarle.

“Vi, perchè mi hai lasciata?!”

Poi fare un salto in avanti ed uno indietro: devo prendere un treno per Milano la bella, quello che presi un anno e mezzo fa. Quando ascoltavo quella canzone (“Sapessi quante volte l’ho ascoltata!” Mi dicesti un tempo, signore degli addii) con la malinconia di un esule che sta per un momento lontano dalla sua Itaca. Quella, quella canzone,  quella che ancora non sapevo sarebbe diventata la canzone di una fine.

La fine di un amore. La fine di un uomo. La fine di una donna. La fine di noi.  La fine di un sogno voluto ad occhi aperti. La fine della parte migliore di me, che non potrà esistere più.

Di’, ti ricordi mai dei sogni nel tuo buio distacco da tutto, amore mio?

Lunabionda

 

 

E quando tutti se ne andavano

E quando tutti se ne andavano
e restavamo noi due soli
tra bicchieri vuoti e posacenere sporchi,

Com’era bello sapere che eri
lì come l’acqua di uno stagno,
sola con me sull’orlo della notte,
e che duravi, eri più del tempo,

Eri quella che non se ne andava
perché uno stesso cuscino
e uno stesso tepore
ci avrebbero chiamato ancora

 

Julio Cortàzar

Memories

“Sono sempre i dettagli che ci fregano” Grossman.

Come sentire il suono della suoneria del telefono, alla stessa ora del giorno e della sera.

Come sentire una voce impregnata di dolcezza che va oltre i chilometri.

“Chi mi cerca?”

“Ciao sono io… amore mio-oo… come diceva quella canzone.”

“Quale canzone?”

“Quella, quella di Mina, amore mio. Come stai, piccola?”

Lunabionda