Eppure

Ogni giorno rassomigli di più al cadavere che un giorno diventerai, eppure ti amo sempre. (Sartre)

Ogni giorno ti scolori come un fantasma impalpabile avvolto nel tuo nero, eppure ti amo sempre.

Ogni giorno il pensiero si stacca dal ricordo come i fiori recisi marciscono su una corona di morti.

Eppure, ti amo. Sempre.

Lunabionda

Ph Laura Makabresku

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Eri, ero, era

Lei era la meridiana che disegnava sul soffitto delle mie insonnie le pantomime del desiderio; lei, la tagliuola che mi mordeva il calcagno; il mare di foglie che il sole tramuta in brulichìo di marenghi; lei, la buca d’obice, l’in pace, le quattro mura di ventre dove nessuno mi cerca.

Gesualdo Bufalino

Il Vento

Sei sempre bello. O almeno, così io ti vedevo. Lo so perchè a volte ti guardo. Scarmigliato, e con una massa di capelli che non si addice ai tuoi anni. Pazzo come sempre, come io ti amavo-odiavo.
Con la stessa ambizione che divora, la smania di essere e di apparire qualcuno. Poco importa che tu fossi qualcuno, e tutto per me. Non si può fermare il Vento. Non darà mai quello che prende.

Lunabionda

S-partenza

Non avere nessun rimpianto nel lasciare per sempre una città non tua, traslocando tutto.

Ma solo il rimpianto di una giornata limpida, splendida di freddo e di sole, tra le strade di Bologna. The perfect day, la giornata di perfetta felicità.

Il senso di una pelle tra le dita, il fuoco che divora e che consuma tremendamente di passione e di dolcezza nel nero di uno sguardo, in una piccola stanza di una squallida periferia. Dove tutto era grigio, ma non lui, non l’abisso dei suoi occhi, non il calore del suo abbraccio, non il senso dell’eterno nella carne, dove tutto era grigio ma non noi.

E una scatola vuota di strani dolcetti esotici, un regalo, che non si riesce a buttare via. Ma che butterò. Proprio come un numero di telefono che ormai non serve più, come quello dei morti.
Che stupida razza, quella dei sentimentali.

“Come l’acqua fuggi via, come l’acqua scivoli, senza quasi traccia ormai, come una pioggia caduta su me. Eppure ho pianto di notte, stupidamente, per te. Come l’acqua scivoli via, passione ardente, profumo che va.”

E come salutano i poeti, che vivono solo di passioni e sentimenti, di sensazioni e nostalgie,  i poeti che non vogliono ricordare il disprezzo e la mediocrità, ma solo la propria intima passione, così ti saluto io. Mio ultimo sogno, mia onesta illusione, mio greco preferito, come amavo chiamarti.

αντίο, αγαπη μου, το τελευταίο μου όνειρο, η ειλικρινής μου ψευδαίσθηση.

Lunabionda

Le parole che avrei voluto sentire

Ti amo bambina,
di una febbre sensuale
che mi rugge nel sangue
quando dal primo bacio,
carezzevole sulla guancia fresca,
ti passo sulle labbra,
le serro nelle mie
e ti lambisco la lingua
umida di amore,
libidinosamente,
e scontro i denti forti
nitidi nei miei denti,
e tutti e due mordiamo,
suggiamo senza posa
e una mia mano timida
dalla tua gola fresca
ti scivola sul petto
e si contragge e stringe sopra un seno,
piccolo, cedevole,
molle di amore
come la tua bocca è bagnata.

Questo, bambina,
Non ti fa paura?

Cesare Pavese

Gli ultimi versi che gli scrivo

Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
Io l’ho amata e a volte anche lei mi amava.
In notti come questa l’ho tenuta tra le braccia.
Come non amare i suoi grandi occhi fissi.

Poco importa che il mio amore non abbia saputo fermarla.
La notte è stellata e lei non è con me.
Io non l’amo più, è vero, ma quanto l’ho amata…
La mia voce cercava il vento per arrivare alle sue orecchie.
D’un altro. Sarà d’un altro. Come prima dei miei baci.

E’ così breve l’amore e così lungo l’oblio.
Benchè questo sia l’ultimo dolore che lei mi causa,
e questi gli ultimi versi che io le scrivo.

Neruda

Nell’ora dell’insonnia

La mente vola

nell’ora dell’insonnia

che si sfibra

di mancanze e di fantasmi.

Mi volto sul fianco

la mia schiena tocca ancora

il tuo ventre caldo, accogliente

il tepore del tuo fiato mi sussurra in viso

l’oscena dolcezza

di un mondo che sta per crollare.

Ripeto sottovoce il tuo nome con lentezza

così come facevi con il mio

si crepano le mani cercando carezze sul tuo viso

– sarei impazzito di tenerezza alla sola vista del tuo caro viso esangue, Lolita mia –

ma il tuo corpo resta introvabile.

Lunabionda

 

 

 

 

Non vedi…

 

Non vedi come mi spengo se non mi ami? Mi secco come una pianta. Amami ancora un poco, con cura, con tempo, con attesa. Amami come amano i forti spiriti, senza pretesa, con fuoco generoso, con festa, senza ragionamento. E scusa questo domandare ciò che si deve dare, questo avere bisogno, scusalo. Non è degno del patto che lega la rondine al suo volo, la rosa al suo profumo, il vino al suo colore.

Mariangela Gualtieri