Nell’ora dell’insonnia

La mente vola

nell’ora dell’insonnia

che si sfibra

di mancanze e di fantasmi.

Mi volto sul fianco

la mia schiena tocca ancora

il tuo ventre caldo, accogliente

il tepore del tuo fiato mi sussurra in viso

l’oscena dolcezza

di un mondo che sta per crollare.

Ripeto sottovoce il tuo nome con lentezza

così come facevi con il mio

si crepano le mani cercando carezze sul tuo viso

– sarei impazzito di tenerezza alla sola vista del tuo caro viso esangue, Lolita mia –

ma il tuo corpo resta introvabile.

Lunabionda

 

 

 

 

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Consolazione

A Vittore (in arte, Heathcliff). Il migliore e unico esempio che l’amore esiste, che è esistito, e che sa durare in varie forme oltre il tempo.

A chi mi è sempre vicino nelle risate e nelle sofferenze, nella leggerezza e nelle malattie. A chi mi conosce come nessun altro, perchè lui è me. A chi mi consola e mi dà una carezza nei giorni di buio, quando tutti in me vedono solo una strega da bruciare, un corpo da sfruttare, una fragilità da annientare. Al mio specchio interiore.

“Al mio signore anzi padre, al mio sposo o meglio fratello, la sua serva o piuttosto figlia, la sua sposa o meglio sorella.”

Lunabionda

Non vedi…

 

Non vedi come mi spengo se non mi ami? Mi secco come una pianta. Amami ancora un poco, con cura, con tempo, con attesa. Amami come amano i forti spiriti, senza pretesa, con fuoco generoso, con festa, senza ragionamento. E scusa questo domandare ciò che si deve dare, questo avere bisogno, scusalo. Non è degno del patto che lega la rondine al suo volo, la rosa al suo profumo, il vino al suo colore.

Mariangela Gualtieri

La cenere viva

Dice che il mio nome è “Strega”

usa pennelli indemoniati

per inzupparmi

coi colori delle tenebre

dice che il mio nome è “Inganno”

mi disegna le labbra

sanguinanti

dei suoi baci

dice che il mio nome è “Illusione”

impasta le piaghe del cuore

col polverio di pelle

dice che il mio nome è “Disgrazia”

la figlia sgradita

di “Ossessione” e “Tormento”

poi

si scrolla di dosso

la cenere viva

delle defunta luce

dei miei occhi

e mi fissa beato

appesa a un chiodo

come la croce del castigo.

Sylvia Pallaracci

 

Tu che non piangi

Tu ca nun chiagne e chiagnere me faie,
tu stanotte addo’staie?
Voglio a’ te’
voglio a’ te’…
chiste’occhie te vonne
nata vota avvede’.

E tutto dorme e io more
e sula ‘a veglia
nun l’aggie vista mai
e tutto dorme.
E tutto dorme e io more
e sula ‘a veglia
e tutte è veglia, ammore,
tu ca nun chiagne e chiagnere me faie

Con una lettera

 

La vigliaccheria gira sempre la testa dall’altra parte. Forse perché non potrebbe sopportare lo sguardo severo e commosso delle sue vittime. Le ricorderebbe la sua mediocrità.

 

“Speravo che le mie lettere non vi fossero mai arrivate.
Ora questa illusione è caduta.
Avete risposto. Come siete banale!
E sapete un’altra cosa?
La vostra banalità mi ha rivelato un segreto
che prima non conoscevo:
non è voi che amo, è la mia passione!

Il vostro comportamento ha reso odiosa la vostra persona,
ma la passione in me è rimasta, al di là della meschinità
che è in voi.
Questa lettera che vado scrivendo è l’ultima,
l’ultima che riceverete: ditemi di aver provato
un po’ di pena leggendola, vi crederò…”

Da Lettere di una monaca portoghese

Non scordare

 

Non scordare

che in ogni mio domani luminoso

ci sarà la tua voce di sotto

a rammentarmi di quando

ti regalai la carne e la parola

la luce bambina dei miei occhi

e il fuoco consumato invano,

per finire

tra le pagine ingiallite della memoria

di esser stata solo il tuo passatempo.

Questi non sono versi

ma una maledizione.

Lunabionda

 

 

 

 

 

 

 

Di poesia si muore

E non so

quanta nostalgia da vivere

quante insensate cuciture razionali di ferita

e quanto crepacuore ancora,

e quella luce dei tuoi occhi

i tuoi neri vestiti

dispersi fra i ricordi a dirmi

che ti amerei ancora

e che di poesia si muore.

Lunabionda

 

versi in corsivo di Sylvia Pallaracci

 

 

Silenzio

La casa non geme più

sotto lo scricchiolio dei tuoi passi,

la casa non geme più

e datemi i rumori

i rumori pesanti

datemi i rumori di Charles

datemi il suo pensiero e il suo lento fuggire

ridatemi i rumori, della sua carne perfetta.

Alda Merini