Paura d’amare

Annunci

Di morte lenta

Il cuore muore di morte lenta, perdendo ogni speranza come foglie, finché un giorno non ce ne sono più. Nessuna speranza, non rimane nulla.
Lei si dipinge il viso per nascondere il viso; i suoi occhi sono acqua profonda.
Non è per una geisha provare sentimenti, non è per una geisha amare. Lei è un’artista del mondo fluttuante, balla, canta, vi intrattiene, tutto quello che volete. Il resto è ombra, il resto è segreto.

da Memorie di una geisha

Nuddu m’avi (Ma tu avisti a mia)

Nuddu è di nuddu e nuddu m’avi

Ma m’impristavu a tìa
E ti facisti chiavi e cruci e mala vuci c’abbannìa
Dissiru ca l’amuri è allibbirtari
E m’insirrasti ‘a via,
Ma nuddu m’avi, nuddu m’avi,
nuddu m’avi, nuddu m’avi e nuddu mi patrunìa

Tu raggia c’annorba e ferru spinu
L’aria un si catamìa
E li to manu su deci marteddi e la taliàta ‘na malìa
Tu ca m’annagghi e annivi li pinzeri

E ora lu cielu fussi da me parti
Canciassi l’aria, canciassi li me carti
Vintiassi p’allascariti ‘i mìa
E vintiassi pi sciusciariti via
Fuju ca lu duminiu è nu chiovu finu
Spina di bramusìa

Nuddu è di nuddu e nuddu n’avi
E nuddu m’avi, nuddu m’avi, nuddu m’avi,

Ma tu avisti a mia.

 

Olivia Sellerio

Lu malu amuri

Lu Malamuri
ca t’arrivota e annagghia l’ali
Alliscia li penni
e supra ‘a cuda jetta lu sali
Vampa di focu
e comu sciara ti nni cali

Ciatu, sangu di lu me sangu
E stidda, lacrima di lumía
Iu cu lu cori di fangu

Lu malu amuri,
c’ un ti nni fuj, ‘un ti nni scappi,
Arrappa lu cori, antrica li veni,
e passía ‘ntra li rappi
Travía lu senzu,
e l’innucenza, cu n’appi n’appi

Onna allipussa,
scuma c’attigghia ‘a raggia du mari
C’annaca, pigghia,
affunna, isa, lassa affucari
Scuta la brogna
ca la vriogna la fa ammucciari

E iu ‘mpronta di la tua
Tu bistemia d’amuri
E jocu tintu ca disvía
Tu vinnitta d’amuri

E tu, tu ca vulisti a mía
‘Nta ‘na vanedda morta,
E iu ca t’haju vulutu a tía,
Cu la me arma torta.

Olivia Sellerio

Bureau (Conosco i tipi come te)

“La ragazza cadde in tuo potere, ma non ebbe a
gloriarsene
a quanto ne so io” grandina sul mio volto
la sua voce piagnucolosa e assente
non senza forza di nuocere, animando
d’un ghigno o d’un sorriso quella maschera assai peggio
del pianto.
“Oh non andò come tu credi” rispondo
e frattanto rivedo il dove e il quando
e in un preciso angolo il suo aspetto già allora di tarma.
“Conosco i tipi come te. Sacrificano
se stessi e il loro prossimo, accecati da una presunzione di arte.
Nemmeno ti passa per la mente quel che si perde, alle volte.”
Mario Luzi

E’ questo il giorno

A M, per Sempre.

Un giorno ti scriverò una poesia

per dire la verità che ignorano i poeti

nel loro mondo sommerso

nei loro ideali del cazzo

nel loro ricamare sul nulla.

Ti scriverò per dire che

tu sei Delusione

che tu sei Mediocrità

che tu sei Inganno

che nella tua storia si compie il fallimento dell’uomo e dell’attore

per dirti che sei teatro di pessimo gusto

per dirti che ci vuol coraggio per sfasciare la grazia a una ragazza

e trasformarla in vetro da cui guardarla attraverso

affondare nelle trincee fangose d’amore e di follia

 – prendi una donna trattala male

dille che è molesta, inventati qualcosa,

ti basta poco, un pubblico plaudente e un moncherino d’anima –

e tu quel coraggio ce l’hai.

Un giorno ti scriverò una poesia che dica la verità su me e su te,

ed è questo, il giorno.

Lunabionda

 

 

Miserere senza lacrime

Ma poi ti accorgi che proprio non ce la fai… Tu che ami la Bellezza, che ami creare Bellezza, circondarti di Bellezza, che vivi per la Bellezza, tu ti sei talmente inaridita che oltre al momento non riesci a vedere e a sperare più nulla.
Bisognerebbe inventare una nuova parola per delusione. Una nuova parola per veleno. Una nuova parola per essere un giocattolo. E una nuova parola per disumanità. Sono troppo blande.
“Per dire cosa hai fatto di me, non ho parole. Per dire quel che hai fatto di me, non ho la voce. Fuggo dal giorno, cerco solo la notte.”

Che io possa morire in questo istante se non ti ho amato, ma possa il Diavolo fare una scala delle tue vertebre mentre raccoglie mele nel giardino dell’Inferno.

Lunabionda

Amore

“L’amore è paziente, 
è benigno l’amore;  non si vanta, non si insuperbisce, 
non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. 
Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. 
L’amore non avrà mai fine.” Paolo di Tarso

 

Amore è scoprire le tue debolezze

e trovarle squisite appena mi sorridi,

e in quella luce dimenticare tutto.

Di quando sei brusco

di quando sei ruvido

di quando sei odioso

di quando sei vile

di quando sei folle

di quando vivi per Lei e niente mai per me farai

di quando sei noia, Narciso,

di quando sei dyskolos, come amavi dire,

di quando non scrivi una sillaba se non grazie, stammi bene

(ho altro da fare, la mia arte mi aspetta e tu non sei nulla)

di quando sei carne che accieca di bellezza

di quando sei brutto nel tuo cieco egoismo

di quando sei luna

di quando sei sole

di quando sei tenero

di quando sei atroce

di quando ti vesti in nero come si addice all’abito di scena

 – ti dona il nero, s’intona a occhi di fuoco –

di quando ti piace l’arancio dell’accappatoio

di quando mi stringi la testa fra le mani mentre piango e dici

Ale, non fare così,

senza capire mai quanto dolore c’è dietro quel pianto,

senza capire mai quanto amore trema dietro i miei deliri,

di quando mi dici dai, stiamo un po’ così,

e nei tuoi occhi belli

mentre stiamo nudi sdraiati in quell’ultima ora

finalmente io ti rivedo.

Sei sempre Tu, mi guardi come mi guardasti allora,

prima che cantasse il gallo e te ne andassi via,

nudo di onore e di grazia,

lontano da qui, lontano da me,

in stanze chiuse a chiave per l’amore

ma sempre aperte a tutti gli uragani.

Ora sono vuote, le mie mani.

Lunabionda

 

 

La follia

 

I denti mordono, e  i morsi non guariscono mai.

 

Sono andata a cercarlo nella notte, spinta solo dal vento insfidabile della mia solenne oltremisura, e sono arrivata lì, dov’era lui… Lui e nessun altro.
Nel suo sguardo espressioni confuse… e nel mio stomaco un groviglio indistinto di istinti prepotenti…
Le mie labbra non riuscivano a proferir parola, ma allucinazioni di urla mi facevano scoppiare la testa…
Poi, nell’immobilità, un rincorrersi estenuante di pupille e ciglia abbassate, parole lasciate intendere e pensieri incombenti, fino a che uno sfiorarsi lento, coincidente, l’inevitabile scontro delle mani…
E da lì è stato solo un istigare l’uno i gesti dell’altro, ogni tentativo di celato pudore fatto a pezzi da qualsiasi movimento.
Ho chiuso gli occhi, come se non riuscissero più a sopportare tutta quella vista… La mia pretesa, ora, era solo SENTIRE… Lui era finalmente con me… dentro di me…
E io volevo seppellirmi tutta in quell’odore, mentre tra i sospiri concepivo la sensazione che stavolta avvertivo qualcosa di più profondo della mia intima profondità… stavolta sarei stata capace d’AMORE tutta la vita… per lui… un amore che non avrebbe conosciuto tregua…
Così adesso non sento più niente… ho solo fame e sete di infinite notti come quella, non voglio più surrogati di nessun altro istante possibile, nessun’altra vita…
Ciò che è iniziato non conosce fine… come la sottile ferita di un bisturi nell’anima, e qualunque grido lanci il corpo dopo la struggente opera di una così abile lama, è solo un urlo nel vuoto…
Quella notte sono uscita di casa credendomi pazza… ma la follia l’ho incontrata là fuori. Lei se ne stava laggiù, smisurata, ad aspettarmi dietro quell’angolo (la tua).

Sylvia Pallaracci

Ph Laura Makabresku

Quel che rimane

La mia testa avvolta nel caldo

del tuo fianco

come una bimba sperduta,

perchè non si perdesse non un’ombra

del tuo fiato divino,

mortifero

come il marchio dei denti,

e non un sussurro tenuto stretto fra le labbra:

Anche così sarei impazzito di tenerezza alla sola vista del tuo caro viso esangue,

Lolita mia.

E’ buia la notte che passa senza tutta quella pelle tra le dita,

un fiato in cui infilarcisi dentro.

 

Lunabionda