Eri, ero, era

Lei era la meridiana che disegnava sul soffitto delle mie insonnie le pantomime del desiderio; lei, la tagliuola che mi mordeva il calcagno; il mare di foglie che il sole tramuta in brulichìo di marenghi; lei, la buca d’obice, l’in pace, le quattro mura di ventre dove nessuno mi cerca.

Gesualdo Bufalino

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Il Vento

Sei sempre bello. O almeno, così io ti vedevo. Lo so perchè a volte ti guardo. Scarmigliato, e con una massa di capelli che non si addice ai tuoi anni. Pazzo come sempre, come io ti amavo-odiavo.
Con la stessa ambizione che divora, la smania di essere e di apparire qualcuno. Poco importa che tu fossi qualcuno, e tutto per me. Non si può fermare il Vento. Non darà mai quello che prende.

Lunabionda

Le parole che avrei voluto sentire

Ti amo bambina,
di una febbre sensuale
che mi rugge nel sangue
quando dal primo bacio,
carezzevole sulla guancia fresca,
ti passo sulle labbra,
le serro nelle mie
e ti lambisco la lingua
umida di amore,
libidinosamente,
e scontro i denti forti
nitidi nei miei denti,
e tutti e due mordiamo,
suggiamo senza posa
e una mia mano timida
dalla tua gola fresca
ti scivola sul petto
e si contragge e stringe sopra un seno,
piccolo, cedevole,
molle di amore
come la tua bocca è bagnata.

Questo, bambina,
Non ti fa paura?

Cesare Pavese

Salta dalla finestra

Dai, salta dalla finestra

corri via più veloce del vento

lasciando alle spalle la nebbia

per bere un sorso di azzurro,

poi avvolgimi nel tuo nero mantello

e non dire una parola.

Non dire una parola che non sia

il mio nome

non dire una parola che non sia

son qui

non dire una parola che non sia

di provvisorio amore.

 

Lunabionda

 

 

Carnale

Carnale è la notte,

la luna è tonda e rossa

odore di mare e d’incenso a profusione

la pelle arroventata sopra il letto

 l’osceno e il sacro

di mai scordate lenzuola.

Carnale io,

impunemente nuda e cruda

la sigaretta in bocca

e occhi socchiusi

a immaginare

quanto possa estendersi

un lembo di pelle all’infinito

tra le dita.

Dovresti turarti le orecchie

e incatenarti intero

per non sentire il fiato del mio canto.

Lunabionda 

Dove nascono già recisi tutti i fiori

 

Ti ho cercato

nei luoghi da non nominare

dove nascono già recisi tutti i fiori

per sorridere a un’alba d’arancio

e poi marcire.

Mi sono inginocchiata

a raccogliere

l’elemosina del tuo dis-amore

e ho camminato scalza

su bracieri mai spenti

mi sono bruciata i piedi

per cadere in un pozzo

profondo di luce

e ho danzato nuda

vestita solo di un ricordo

di vertigine

che mi mantiene ancora

aggrappata ad un bicchiere

succhiando il fondo

di un’ossessione

che incalza

e non disseta.

Lunabionda

 

Quello che ho dentro

Mio Lou mio cuore mia adorata
Darei dieci anni e più
Per i tuoi capelli d’oro
Per i tuoi sguardi vaghi
Per il tuo caro vello ambrato

Nella camera di voluttà
Ove ti farò visita a Nìmes
Mentre prenderemo il the
In quelle poche ore d’intimità
Come m’abbellirà la tua bellezza

Leggeremo sullo stesso letto
Nel libro del tuo stesso corpo
– È un libro che si legge a letto –
Leggeremo la poesia meravigliosa
Delle grazie del tuo splendido corpo
Passeremo dolci domeniche
Più dolci di quanto lo sia il cioccolato
Giocando tutti e due al gioco delle anche
A sera sarò a pezzi
Tu sarai pallida con le labbra bianche

Un mese dopo tu partirai
Scenderà la notte sulla terra
Invano tenderò verso di te le braccia
Maga di mistero
Mia Circe sparirai

Dove te ne andrai tesoro mio
A Parigi in Svizzera oppure
Sull’orlo della mia malinconia
Questo mediterraneo flusso
Che mai mai si dimentica
Guillaume Apollinaire, da Réverie sur ta venue

Le pantomime del desiderio

Ho scritto parole d’amore come spade,

crudeli come la verità,

fragili come una carezza lontana,

travestendo di rabbia

quel demone sfolgorante di luce

che si chiama Fuoco.

Hai letto in silenzio,

perché tu disti ormai

un milione di anni buio

da me

ed hai scordato

le pantomime del desiderio,

l’in pace,

le quattro mura di ventre

dove nessuno ti cerca.

Lunabionda

(versi in corsivo di Gesualdo Bufalino)

Echi di sirene

Nel folto dei tuoi capelli

s’intesseva il canto di antiche melodie

l’arida roccia del mito impressa nel tuo corpo,

ma morbide come le onde di quel mare

le inflessioni della tua voce,

echi di sirene nei tuoi occhi

e nelle storie che amavi narrare

– di vento e terre, di fuoco e di malinconia, di sole e nero –

tutte racchiuse nell’odore dei tuoi anni

con cui incatenavi me.

E’ per te che scrissero di Ulisse e del suo errare solitario,

solo che io non sono Penelope.

Ma solo una che t’amava tanto.

Lunabionda

Verso sera

Sorseggio le parole dell’assenza
come un rum morbido d’annata,
si arrotolano in bocca, m’impastano la lingua,
e verso sera aspetto, aspetto sempre
che un piccolo miracolo mi cada
tra le quattro mura di casa
intrise di santità e d’ardore.
Sistemo la morale nel primo cassetto del comò,
mi siedo e attendo l’epifania che mi spetta di diritto,
il tutto il niente,
la parola il tatto,
la falce della vita della morte
che mi tagli le dita ad una ad una,
l’odore d’eterno nella carne
troppo spesso lasciata ad appassire
o data in pasto ai cani,
lo scuotimento dei cinque sensi inginocchiati
e anche del sesto e poi di mille in più ancora
ancora ancora…

Lunabionda