Monsieur, vous avez mon coeur

Tutto passa, ma nulla si dimentica.


Io sono legata a te, indipendentemente dalla mia volontà (anche se quando ho permesso a me stessa di vivere per te non sapevo che sarei stata ferita, ferita, ferita per l’eternità), e forse adesso so, come non avrei mai saputo se tu mi avessi reso la vita facile e mi avessi concesso di viverti accanto (a qualsiasi condizione al mondo, bastava che fosse con te) – adesso so quanto profondamente, paurosamente e totalmente ti amavo.

Sylvia Plath

L’amore indimenticabile è quello impossibile

Bologna è una giornata fredda

spaccata dalla luce inaudita,

il tuo vestito sempre troppo nero

come si conviene all’abito di scena,

la bellezza imprevista di un passo troppo svelto

per il mio cuore di cristallo,

il fuoco che divora, che consuma sotto i portici,

e le tue labbra che odorano di vento e sale.

Bologna è uno scenario troppo grande

per melodrammi ordinari di periferia,

è una puttana che si svende facilmente

all’applauso di un pubblico corrotto

o a una leggiadra parvenza d’amore,

proprio come le mie mani,

grondanti di piacere

al lento sfiorare dei tuoi occhi

impastati di mare, di nero e di follia,

(la mia).

Bologna è una giornata piovosa spaccata dalla luce livida di luglio, il freddo del dis-amore che mi entra nelle ossa, le stesse strade di allora ripercorse come due estranei, cambiate di luce e di senso, la solitudine del non essere uno che mi spezza dentro mentre sorrido per non deluderti, per non disturbare, e tutte le lacrime che non lascio cadere perchè tu non le veda. Ma in verità, tu non mi vedi. Forse non mi hai mai vista. Non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere.
E così, il cerchio si è chiuso.

Lunabionda

Il sesto senso

Così certe mattine accade di pronunciare il nome degli assenti. Per sentire di nuovo il suono che fa.

Come se quel suono potesse raggiungerli per una strana telepatia, come se quel suono potesse renderli ancora carne e sostanza, come se quel suono potesse dargli ancora il nome dell’amore.

  Μι-χά-λης.
Il sesto senso è il senso di mancanza.

Lunabionda

(Leggi) Che io mi chiamavo Marina

Passante, fermati!
Leggi – di ranuncoli e di papaveri
colto un mazzetto –
che io mi chiamavo Marina
e quanti anni avevo.
Non credere che qui sia una tomba,
che io ti apparirò minacciando…
A me stessa troppo piaceva
ridere quando non si può!
Anch’io esistevo, passante!
Strappa uno stelo selvatico per te
e una bacca – subito dopo.
Niente è più grosso e dolce
d’una fragola di cimitero.
Solo non stare così tetro,
la testa chinata sul petto.
Con leggerezza pensami,
con leggerezza dimenticami…

 Marina Cvetaeva

Dentro il paese della mia anima

…ma davanti a questa sfrenatezza, a questa dismisura di sentimenti e di parole e di attese, davanti all’attesa di un miracolo, gli uomini dentro la vita dei giorni di Marina spesso fuggivano, impauriti, oppure le davano appuntamenti a cui lei mancava per volontà, perché preferiva ‘amare gli assenti’ dentro il paese della sua anima, e attribuire loro anche le qualità che non possedevano: far combaciare l’amore con l’idea dell’amore.

da un articolo sulla Poetessa Marina Cvetaeva

Aria di libertà

 

“Un’anima estranea che svolazza libera dentro la mia e io non mi rinchiudo in me stesso, non la sputo fuori come un nocciolo conficcato in gola.

Al contrario, la inspiro ancora di più e lei si aggrappa al mio corpo, dall’interno…”

Grossman, da Che tu sia per me il coltello

Nuddu m’avi (Ma tu avisti a mia)

Nuddu è di nuddu e nuddu m’avi

Ma m’impristavu a tìa
E ti facisti chiavi e cruci e mala vuci c’abbannìa
Dissiru ca l’amuri è allibbirtari
E m’insirrasti ‘a via,
Ma nuddu m’avi, nuddu m’avi,
nuddu m’avi, nuddu m’avi e nuddu mi patrunìa

Tu raggia c’annorba e ferru spinu
L’aria un si catamìa
E li to manu su deci marteddi e la taliàta ‘na malìa
Tu ca m’annagghi e annivi li pinzeri

E ora lu cielu fussi da me parti
Canciassi l’aria, canciassi li me carti
Vintiassi p’allascariti ‘i mìa
E vintiassi pi sciusciariti via
Fuju ca lu duminiu è nu chiovu finu
Spina di bramusìa

Nuddu è di nuddu e nuddu n’avi
E nuddu m’avi, nuddu m’avi, nuddu m’avi,

Ma tu avisti a mia.

 

Olivia Sellerio