La follia

 

I denti mordono, e  i morsi non guariscono mai.

 

Sono andata a cercarlo nella notte, spinta solo dal vento insfidabile della mia solenne oltremisura, e sono arrivata lì, dov’era lui… Lui e nessun altro.
Nel suo sguardo espressioni confuse… e nel mio stomaco un groviglio indistinto di istinti prepotenti…
Le mie labbra non riuscivano a proferir parola, ma allucinazioni di urla mi facevano scoppiare la testa…
Poi, nell’immobilità, un rincorrersi estenuante di pupille e ciglia abbassate, parole lasciate intendere e pensieri incombenti, fino a che uno sfiorarsi lento, coincidente, l’inevitabile scontro delle mani…
E da lì è stato solo un istigare l’uno i gesti dell’altro, ogni tentativo di celato pudore fatto a pezzi da qualsiasi movimento.
Ho chiuso gli occhi, come se non riuscissero più a sopportare tutta quella vista… La mia pretesa, ora, era solo SENTIRE… Lui era finalmente con me… dentro di me…
E io volevo seppellirmi tutta in quell’odore, mentre tra i sospiri concepivo la sensazione che stavolta avvertivo qualcosa di più profondo della mia intima profondità… stavolta sarei stata capace d’AMORE tutta la vita… per lui… un amore che non avrebbe conosciuto tregua…
Così adesso non sento più niente… ho solo fame e sete di infinite notti come quella, non voglio più surrogati di nessun altro istante possibile, nessun’altra vita…
Ciò che è iniziato non conosce fine… come la sottile ferita di un bisturi nell’anima, e qualunque grido lanci il corpo dopo la struggente opera di una così abile lama, è solo un urlo nel vuoto…
Quella notte sono uscita di casa credendomi pazza… ma la follia l’ho incontrata là fuori. Lei se ne stava laggiù, smisurata, ad aspettarmi dietro quell’angolo (la tua).

Sylvia Pallaracci

Ph Laura Makabresku

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Pornografia

Secondo Facebook il dolore è pornografico, nella sua fotografica nudità di donna.

Quindi lo posto volentieri qui, nel mio “sottobosco segreto”. Dove nessuno giudica e blocca, ma sa ascoltare.

Il dolore è un topo –
sceglie l’intercapedine nel petto
per timido nido  –
ed elude la caccia –

Il dolore è un ladro – rapido nel trasalire –
tende l’orecchio – per cogliere un suono
di quel vasto buio –
che ha trascinato la sua vita – indietro –

Il dolore è un giocoliere – ardito nell’esibirsi –
perché se  esita  – l’occhio per di lì
non colga  i suoi lividi – siano uno o tre –
Il dolore è un buongustaio – moderato nel lusso –

Il dolore migliore non ha lingua  –
prima che parli – bruciatelo in piazza –
le sue ceneri – lo faranno
forse – se rifiutano – come sapere  –
ormai nemmeno la tortura ne caverebbe una sillaba.

La mia Emily Dickinson

L’amour fou

La frase migliore dell’amour fou è probabilmente questa: “Bugiarda, ladra, puttana! Non capisci che io ora non riesco più a respirare senza di te? “

Perchè all’amour fou non importa quanto si sia stati feriti, ingannati, maltrattati, quanto si sia stati parti o meno in un inconsapevole melodramma in cui “siamo attori, recitiamo parti, non sappiamo fare altro”. Lui, l’amore pazzo, vuole solo l’oggetto del suo amore, che fosse più o meno vero o finto, e vuole solo l’oggetto della sua bruciante passione.

Bugiardo… ipocrita… Non capisci che io adesso non riesco più a stare senza di te?

 

Hamlet where are you?

Una parola rotta

un turbine di vento

a rovesciare il cielo

e si scolora l’alba

fuggono via  farfalle

da un finto mattino.

Resta uno scintillio di pelle

fra le dita

l’odore in bocca

un rubinetto rosso sangue

goccia a goccia

e un suono stridulo –

l’eco del tuo canto.

Amleto, dove sei?

Lunabionda

Auto da fé

 

Io non sono fatta per la vita. In me tutto è incendio.
Io sono una creatura scorticata a nudo, e tutti voi portate una corazza. Tutti voi avete: l’arte, la vita sociale, la famiglia, il dovere; io, nel profondo, non ho nulla. Tutto cade come pelle, e sotto la pelle carne viva, o fuoco.

La “Mia Metà” Marina Cvetaeva

Il male di vivere

Io sono verticale,

Ma preferirei essere orizzontale.

Non sono un albero con radici nel suolo
succhiante minerali e amore materno
così da poter brillare di foglie a ogni marzo,
né sono la beltà di un’aiuola
ultradipinta che susciti grida di meraviglia,
senza sapere che presto dovrò perdere i miei petali.
Confronto a me, un albero è immortale
e la cima di un fiore, non alta, ma più clamorosa:
dell’uno la lunga vita, dell’altra mi manca l’audacia.

Stasera, all’infinitesimo lume delle stelle,
alberi e fiori hanno sparso i loro freddi profumi.
Ci passo in mezzo ma nessuno di loro ne fa caso.
A volte io penso che mentre dormo
forse assomiglio a loro nel modo più perfetto –
con i miei pensieri andati in nebbia.
Stare sdraiata è per me più naturale.
Allora il cielo ed io siamo in aperto colloquio,
e sarò utile il giorno che resto sdraiata per sempre:
finalmente gli alberi mi toccheranno, i fiori avranno tempo per me.

Sylvia Plath

Ph Laura Makabresku

Allo specchio

Ho capito che non sento nulla come loro e loro non sentono nulla come me… E non solo qui, all’estero: in Russia era lo stesso e ovunque è e sarà così perché quella degli altri è vita, e questa – cioè io – è stata, è, e sarà, tutta un’altra cosa.

La “Mia” Marina Cvetaeva

Ogni giorno

Ogni giorno rassomigli di più al cadavere che un giorno diventerai
eppure ti amo sempre.
Andrai in putrefazione fra le mie braccia
ed io amerò ancora la tua carogna…
perché se non si ama tutto non si ama nulla.

Jean Paul Sartre

Dario di Luna, 4

Certe parole che si odono andrebbero scolpite nel marmo come memento, per ricordarsi quanto è inutile e nocivo far del bene al prossimo. E quanto può essere inutile e nocivo amare.
“Se stavi bene o stavi male, non mi cambiava niente. Tanto tutti dobbiamo morire, fa parte del gioco.”

Quindi, perchè non muori prima tu?

Ladies and gentlemen, questo è Heathcliff.

Lunabionda