Il marchio nero

 

Portavo i lividi come se fossero dei gioielli preziosi.

Là dove la tua bocca si è posata, il marchio nero del succo delle tue labbra,

tu non puoi più cancellarlo.

Il pasto è nudo, fino all’osso.

Lunabionda

un verso rivisitato di D’Annunzio

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Puro teatro

Ai sepolcri imbiancati.

 

Yo confiaba ciegamente en la fiebre de tus besos, mentiste serenamente y el telón cayó por eso.
Teatro lo tuyo es puro teatro, falsedad bien ensayada, estudiado simulacro.
Fue tu mejor actuación… destrozar mi corazón, y hoy que me lloras de veras, recuerdo tu simulacro.
Io credevo ciecamente nella febbre dei tuoi baci, mentisti serenamente, e il sipario calò per questo.

Damnation

 

Lui il mio coltello,

la lama che non strazia e che non sana.

Il mio tutto

il mio niente

il mio non posso.

Segno fatale sul mio corpo indolenzito

fuoco di rabbia

e di passione.

Lui l’indimenticato

l’eccelso

l’impossibile

il re degli inganni

il seduttore

lui la bellezza accecante

il grido di poesia

l’eterno in un respiro.

L’ombra pazza nella stanza

il velo nero

lui maledetto

ed adorato

carne della mia carne

amore assurdo

eterna dannazione.

E mi sporco le mani

con la lama.

Lunabionda

Ph Laura Makabresku

Prendi una donna…

Prendi una donna, trattala male
Lascia che ti aspetti per ore
Non farti vivo e quando la chiami
Fallo come fosse un favore
Fa’ sentire che è poco importante
Dosa bene amore e crudeltà
Cerca di essere un tenero amante
Ma fuori del letto nessuna pietà
E allora si vedrai che t’amerà
Chi è meno amato più amore ti dà
E allora si vedrai che t’amerà
Chi meno ama è il più forte, si sa

Ma non ancora

Noi un giorno ci rincontreremo, forse, αγάπη μου.

Ma non ancora… non ancora… non ancora.


Nuoterò verso te
Attraverso lo spazio profondo
Sconfinato 
Ti troverò
Uomo senza freno
Magro sommerso dal fango
Santo dell’ultima ora
E tu farai di me
Il tuo letto e il tuo pane
La tua Gerusalemme.

Joyce Mansour

Non si voltano le spalle all’amore

Perchè una bella ragazza come lei, certamente molto corteggiata, molto desiderata, aveva scelto, avrebbe scelto, di legarsi a un uomo non facile, non ricco, più vecchio di lei, e senza prospettive, senza affidabilità, senza stabilità?

Perchè non si voltano le spalle all’amore.

Le volti tu.

Lunabionda

 

S-partenza

Non avere nessun rimpianto nel lasciare per sempre una città non tua, traslocando tutto.

Ma solo il rimpianto di una giornata limpida, splendida di freddo e di sole, tra le strade di Bologna. The perfect day, la giornata di perfetta felicità.

Il senso di una pelle tra le dita, il fuoco che divora e che consuma tremendamente di passione e di dolcezza nel nero di uno sguardo, in una piccola stanza di una squallida periferia. Dove tutto era grigio, ma non lui, non l’abisso dei suoi occhi, non il calore del suo abbraccio, non il senso dell’eterno nella carne, dove tutto era grigio ma non noi.

E una scatola vuota di strani dolcetti esotici, un regalo, che non si riesce a buttare via. Ma che butterò. Proprio come un numero di telefono che ormai non serve più, come quello dei morti.
Che stupida razza, quella dei sentimentali.

“Come l’acqua fuggi via, come l’acqua scivoli, senza quasi traccia ormai, come una pioggia caduta su me. Eppure ho pianto di notte, stupidamente, per te. Come l’acqua scivoli via, passione ardente, profumo che va.”

E come salutano i poeti, che vivono solo di passioni e sentimenti, di sensazioni e nostalgie,  i poeti che non vogliono ricordare il disprezzo e la mediocrità, ma solo la propria intima passione, così ti saluto io. Mio ultimo sogno, mia onesta illusione, mio greco preferito, come amavo chiamarti.

αντίο, αγαπη μου, το τελευταίο μου όνειρο, η ειλικρινής μου ψευδαίσθηση.

Lunabionda

Foglie (che solo il cuore vede)

Quanti se ne sono andati…
Quanti.
Che cosa resta.
Nemmeno
il soffio.
Nemmeno
il graffio di rancore o il morso
della presenza.
Tutti
se ne sono andati senza
lasciare traccia.
Come
non lascia traccia il vento
sul marmo dove passa.
Come
non lascia orma l’ombra
sul marciapiede.
Tutti
scomparsi in un polverio
confusi d’occhi.
Un brusio
di voci afone, quasi
di foglie controfiato
dietro i vetri.
Foglie
che solo il cuore vede
e cui la mente non crede.

 Giorgio Caproni

Non si spegne

Non si spegne l’amore, mi spengo io.
Tu sai bene che il sole non si spenge
anche se più non scalda i morti.
In quest’ombra che m’inghiottisce, non riesco
ormai a toccarti, né corpo né anima,
e neppure a cercarti. La tua voce
troppo lontana (come il vento sulle tombe
per chi giace là sotto) non può orientarmi.
Sono più forti l’altrove, il silenzio.

Margherita Guidacci