Uomini che amano la superbia

La vanità e la felicità, sono incompatibili.

Laclos, Les liaisons dangereuses

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Worn out

Thy strong arms are around me, love

My head is on thy breast;

Low words of comfort come from thee

Yet my soul has no rest.

For I am but a starled thing

Nor can I ever be

Aught save a bird whose broken wing

Must fly away from thee.

I cannot give to thee the love

I gave so long ago,

The love that turned and struck me down

Amid the blinding snow.

I can but give a failing heart

And weary eyes of pain,

A fadel mouth that cannot smile

And may not laugh again.

Yet keep thine arms around me, love,

Until I fall to sleep;

Then leave me, saying no goodbye

Lest I make wake, and weep.

 

Le tue forti braccia mi stringono, amore

la mia testa è sul tuo petto;

lievi parole di conforto vengono da te

la mia anima ancora non trova pace.

Poiché non sono che una creatura atterrita

Né altro mai sarò

Salva un uccello, la cui ala spezzata

Deve volare lontano da te.

Non posso darti l’amore

Che ti davo molto tempo fa,

L’amore che si volse e che mi uccise

Tra la neve accecante.

Non posso che donarti un cuore fragile

E occhi afflitti dal dolore

Labbra avvizzite che non sanno sorridere

E non possono più ridere.

Tieni ancora le tue braccia attorno a me, amore,

fino a quando mi addormenterò;

poi abbandonami senza salutarmi,

perchè io non mi svegli e pianga.

Elizabeth Siddal  (Musa dei Preraffaelliti)

Donne che amano i lupi

Vede signora,

è che un uomo ha in bocca la fame dei lupi:

ha sempre bisogno di mordere,

di succhiare il sapore selvatico.

Il mio sperma impazziva nei lombi.

Non cercavo un’amante, lo giuro.

Fu lei a trovarmi

seguendo un’orbita errata di stelle,

nuotando e nuotando contro corrente.

Allargava i suoi occhi nel buio,

fiutava il mio odore col ventre.

La chiamai dalla riva.

Era un luccio gigante,

una cornucopia che splendeva

nella marea del mattino.

Guizzò nell’aria:

aveva un feto nell’iride dell’occhio,

si dibatteva con furia

contro l’uncino del mio sesso.

Non ero che un baco senza pupille.

Lei mi chiuse le palpebre,

mi avvolse con un filo di bava

nel suo bozzolo d’oro.

E a casa la sua bambina bella

cadeva fra i narcisi.

Si rompeva in mille pezzi,

pura e dolorosa come un grido.

Un crack fra le mie mani, così.

La vita le usciva da un fianco,

il sangue tornava alla terra.

Io non c’entro, lo giuro.

Fece tutto da sola.

Daniela Raimondi

Ferrara

Ferrara è un’esplosione d’afa

insieme al cuore che mi scoppia accanto a te,

il sudore che cola goccia a goccia sulla pelle

mentre mi insegni la via della carne,

quella del film di Ferreri.

Volerti, volermi mangiare a denti crudi

e nella mente scorre un bolero triste

ay que te quiero!

Ferrara è una veneziana rotta dal vento,

la tempesta d’anima e di sensi

che mi fa piangere sul cesso

come una madonna crepata dal pianto,

è l’elemosina del tuo disamore

che si riflette nella livida alba dei piccioni.

Ferrara è una storia di ordinaria follia,

e di non ordinario cinismo: il tuo.

Così per non morire scrivo una poesia,

perchè una poetessa morta, dicono,

non potrebbe più scrivere poesie.

Nella mente ritorna una canzone,

ay que te quiero!

Infinita è la via della carne e del dolore,

ma solo la carne, infine, è tutto quel che resta del giorno.

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Lunabionda

 

 

 

 

 

Amore amaro

Mi sono iscritta dentro te per la vita: una gravidanza che non si può portare a termine. (Ingeborg Bachmann)

Σ’ αγαπώ τώρα και θα σ’ αγαπώ πάντοτε.

Ti amo ora, e ti amerò sempre.

Lolita mia

 

Non rompere la tua tenerezza

Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo. Li. Ta.

Anche se quei tuoi occhi si fossero sbiaditi come quelli di un pesce miope, e il tuo adorabile, giovane delta vellutato e soave si fosse corrotto e lacerato…

anche così sarei impazzito di tenerezza alla sola vista del tuo caro viso esangue, al solo suono della tua giovane voce rauca, Lolita mia.

Nabokov

Nella tua ombra

Amore mio diviso,

la dismisura delle tue mani

è sempre il mio luogo sacro

da maledire.

Così io mi nascondo

nell’ombra quieta immobile

del tuo disamore,

perché si ripeta all’infinito

il  verso più puro del tuo sangue,

quello che mi cantarono i tuoi occhi

che trafiggono.

Lunabionda

Ph Laura Makabresku

 

Potessero le mie mani sfogliare la Luna

Pronuncio il tuo nome
nelle notti scure,
quando sorgono gli astri
per bere dalla luna
e dormono le frasche
delle macchie occulte.
E mi sento vuoto
di musica e passione.
Orologio pazzo che suona
antiche ore morte.

Pronunzio il tuo nome
in questa notte scura,
e il tuo nome risuona
più lontano che mai.
Più lontano di tutte le stelle
e più dolente della dolce pioggia.

T’amerò come allora
qualche volta? Che colpa
ha mai questo mio cuore?
Se la nebbia svanisce,
quale nuova passione mi attende?
Sarà tranquilla e pura?
Potessero le mie mani
sfogliare la luna!

F. Garcia Lorca