Carnale

Carnale è la notte,

la luna è tonda e rossa

odore di mare e d’incenso a profusione

la pelle arroventata sopra il letto

 l’osceno e il sacro

di mai scordate lenzuola.

Carnale io,

impunemente nuda e cruda

la sigaretta in bocca

e occhi socchiusi

a immaginare

quanto possa estendersi

un lembo di pelle all’infinito

tra le dita.

Dovresti turarti le orecchie

e incatenarti intero

per non sentire il fiato del mio canto.

Lunabionda 

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Dove nascono già recisi tutti i fiori

 

Ti ho cercato

nei luoghi da non nominare

dove nascono già recisi tutti i fiori

per sorridere a un’alba d’arancio

e poi marcire.

Mi sono inginocchiata

a raccogliere

l’elemosina del tuo dis-amore

e ho camminato scalza

su bracieri mai spenti

mi sono bruciata i piedi

per cadere in un pozzo

profondo di luce

e ho danzato nuda

vestita solo di un ricordo

di vertigine

che mi mantiene ancora

aggrappata ad un bicchiere

succhiando il fondo

di un’ossessione

che incalza

e non disseta.

Lunabionda

 

Quello che ho dentro

Mio Lou mio cuore mia adorata
Darei dieci anni e più
Per i tuoi capelli d’oro
Per i tuoi sguardi vaghi
Per il tuo caro vello ambrato

Nella camera di voluttà
Ove ti farò visita a Nìmes
Mentre prenderemo il the
In quelle poche ore d’intimità
Come m’abbellirà la tua bellezza

Leggeremo sullo stesso letto
Nel libro del tuo stesso corpo
– È un libro che si legge a letto –
Leggeremo la poesia meravigliosa
Delle grazie del tuo splendido corpo
Passeremo dolci domeniche
Più dolci di quanto lo sia il cioccolato
Giocando tutti e due al gioco delle anche
A sera sarò a pezzi
Tu sarai pallida con le labbra bianche

Un mese dopo tu partirai
Scenderà la notte sulla terra
Invano tenderò verso di te le braccia
Maga di mistero
Mia Circe sparirai

Dove te ne andrai tesoro mio
A Parigi in Svizzera oppure
Sull’orlo della mia malinconia
Questo mediterraneo flusso
Che mai mai si dimentica
Guillaume Apollinaire, da Réverie sur ta venue

Le pantomime del desiderio

Ho scritto parole d’amore come spade,

crudeli come la verità,

fragili come una carezza lontana,

travestendo di rabbia

quel demone sfolgorante di luce

che si chiama Fuoco.

Hai letto in silenzio,

perché tu disti ormai

un milione di anni buio

da me

ed hai scordato

le pantomime del desiderio,

l’in pace,

le quattro mura di ventre

dove nessuno ti cerca.

Lunabionda

(versi in corsivo di Gesualdo Bufalino)

Il lato sinistro

Vorrei dire

che era stato solo sesso,

o la mia strana mania di voler amare qualcuno,

a lasciarti scolpito

di carne e di grazia.

Mi sposti i capelli dalla nuca

e la tua bocca m’incide il lato sinistro

del ventre

– il marchio del Diavolo, dicono che sia la sinistra.

Mi scosto dalla mia finestra sul buio

e m’accorgo che è stato solo il soffio del vento,

a farmi vibrare di questi vani fantasmi carnali.

Lunabionda

 

 

From Hell

 

Ah, tu pensavi che anch’io fossi una
che si possa dimenticare
e che si butti, pregando e piangendo,
sotto gli zoccoli di un baio.

O prenda a chiedere alle maghe
radichette nell’acqua incantata,
e ti invii il regalo terribile
di un fazzoletto odoroso e fatale.

Sii maledetto. Non sfiorerò con gemiti
o sguardi l’anima dannata,
ma ti giuro sul Paradiso,
sull’icona miracolosa
e sull’ebbrezza delle nostre notti ardenti:
mai più tornerò da te.

Anna Achmatova

Echi di sirene

Nel folto dei tuoi capelli

s’intesseva il canto di antiche melodie

l’arida roccia del mito impressa nel tuo corpo,

ma morbide come le onde di quel mare

le inflessioni della tua voce,

echi di sirene nei tuoi occhi

e nelle storie che amavi narrare

– di vento e terre, di fuoco e di malinconia, di sole e nero –

tutte racchiuse nell’odore dei tuoi anni

con cui incatenavi me.

E’ per te che scrissero di Ulisse e del suo errare solitario,

solo che io non sono Penelope.

Ma solo una che t’amava tanto.

Lunabionda

Verso sera

Sorseggio le parole dell’assenza
come un rum morbido d’annata,
si arrotolano in bocca, m’impastano la lingua,
e verso sera aspetto, aspetto sempre
che un piccolo miracolo mi cada
tra le quattro mura di casa
intrise di santità e d’ardore.
Sistemo la morale nel primo cassetto del comò,
mi siedo e attendo l’epifania che mi spetta di diritto,
il tutto il niente,
la parola il tatto,
la falce della vita della morte
che mi tagli le dita ad una ad una,
l’odore d’eterno nella carne
troppo spesso lasciata ad appassire
o data in pasto ai cani,
lo scuotimento dei cinque sensi inginocchiati
e anche del sesto e poi di mille in più ancora
ancora ancora…

Lunabionda