L’anima nuda

σας αγκαλιάσω sas ankaliáso 

Tienimi ancora la testa sul mio petto, amore,

l’anima nuda

intrisa di odore di grazia

in quel solo soffio di eternità tra le tue braccia

Lunabionda

Ph Laura Makabresku

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Con una lettera

Carissimo signor Tentenna
non è facile assumersi il rischio di una scelta
e servirsi addirittura di parole proprie,
mimetizzarsi e vivere di luce riflessa
in fondo ad acque torbide
tra miseri inganni e menzogne,
complessi di inferiorità ,
ingombranti manie di grandezza.
Signor Tentenna non è motivo di vergogna
il non saper centrare alcun bersaglio,
l’aver mancato l’ennesimo colpo irrimediabilmente.
E ben poco importa se tua moglie
non fa altro che piangere
ossessionata dal sentore
dei tuoi numerosi tradimenti,
ingurgita ignoti dolori
ed elevate dosi di calmanti.
E’ ormai consuetudine, Signor Tentenna,
perdersi d’animo, non essere all’altezza
delle proprie ambizioni
e sgomitare per distinguersi dal branco.
L’ignoranza è un non trascurabile complesso,
una voragine, la si può occultare nel silenzio
scansando il pericolo di un mite confronto diretto.
Signor Tentenna non è motivo di vergogna
il non poter vantare alcun talento,
l’aver rincorso l’ennesimo treno inutilmente.

E intanto lui se ne va

Dai rifai quel letto su
Stai sempre a dormire tu, noi
Non ci prendiamo più per niente
Io a volte ho fame, sai
Dio che rabbia che mi fai
Tu, prima l’amore e poi dormire
E stiamo qui
In questa stanza in affitto
Un letto un bagno una cucina
Incomprensione
Torto o ragione, malinconia
La sera e la mattina
E stiamo qui oggi come ieri
Chi dice no, chi dice sì
Io me ne andrei
Riproviamo un’altra volta
Non è detto e poi non si sa mai
Cominciamo dal principio tutto quanto, vuoi?
Io me ne andrei
Mi dai una mano
A cercare lontano
Non ci vuole poi tanto
Una casa nel vento
Per ricominciare
Per poi volare in alto
Dove tu non sei
La parola fine non esiste mai
Io me ne andrei
Lo faccio sai, lo faccio sai
E poi vedrai
Ma tu che vuoi dicendo “e noi”
Che importa a noi?
Io qui, tu là
Bicchieri vuoti, vestiti, cicche sopra il pavimento
Che confusione
Maledizione, che giorno è
Devo aver perso il conto
Io qui, tu là
A guardare il soffitto
Come si può, come si fa
Dio mio però
Come sono ridotto io non lo so
Che ho fatto mai
Ho paura sai
Paura sai, paura sai
Io me ne andrei
Riproviamo un’altra volta
Non è detto e poi non si sa mai
Io me ne andrei
Cominciamo dal principio tutto quanto, vuoi?
Io me ne andrei
Mi dai una mano
A cercare lontano
Non ci vuole poi tanto
Una casa nel vento
Per ricominciare
E poi volare in alto
Dove tu non sei
Son sicuro che ce la farai
Io me ne andrei
Lo faccio sai, lo faccio sai
Vedrai, vedrai
Ma tu che vuoi dicendo “e noi”
Che importa a noi
Io no, non parlo più
Tu resta a dormire tu
Io, io sto affondando giù da sola.

Assaggiare l’eterno

Stare tra le sue braccia per voler assaggiare l’eterno,

sentire la carne disfarsi dentro il mio intoccabile eden

già sapendo che non sarà mai mio,

chè il tempo divora ogni gesto, ogni sospiro

e l’egoismo strozza la dolcezza di un pomeriggio.

Non può essere poi così triste questo inverno

se la mia voce è il calore del suo fiato,

e la mia pelle pietra di paragone

di cosa vuol dire amare una donna.

Me lo hai detto in tutte le lingue degli uomini e degli angeli:

Luna tu sei mia,

ma io non ti ho creduto.

Perchè tu hai l’arte,

la vita sociale,

io nel profondo non ho nulla,

solo carne viva e fuoco.

Lunabionda

 

Versi in corsivo di Marina Cvetaeva

 

 

Chi sei tu

Non desideravo solo la carne di Louise, desideravo le sue ossa, il suo sangue, i suoi tessuti, i tendini che la tenevano insieme. L’avrei tenuta stretta a me anche quando il tempo avesse cambiato il colore e la consistenza della sua pelle. Chi sei tu che mi fai provare queste sensazioni?

Jeanette Winterson, Scritto sul corpo

 

Alice

Credi ancora che sia un sogno, non è vero?

Temo di si, ma non mi sorprende che io sogni un mezzo matto!

Ma dovresti essere mezza matta anche tu per sognare uno come me.

Evidentemente lo sono… Mi mancherai quando mi sveglierò.

Alice 

(in Wonderland)

Il vero amore non ci è concesso

 
Non piangere mai per un amore finito
poiché l’amore raramente è vero
ma cambia il suo aspetto dal blu al rosso,
dal rosso più brillante al blu,
e l’amore è destinato ad una morte precoce
ed è così raramente vero.
Non mostrare il sorriso sul tuo grazioso viso
per vincere l’estremo sospiro.
Le più belle parole sulle più sincere labbra
scorrono e presto muoiono,
e tu resterai solo, mio caro,
quando i venti invernali si avvicineranno.
Tesoro, non piangere per ciò che non può essere,
per quello che Dio non ti ha dato.
Se il più puro sogno d’amore fosse vero
allora, amore, dovremmo essere in paradiso,
invece è solo la terra, mio caro,
dove il vero amore non ci è concesso.
Elizabeth Siddal
Ph Laura Makabresku