Eri, ero, era

Lei era la meridiana che disegnava sul soffitto delle mie insonnie le pantomime del desiderio; lei, la tagliuola che mi mordeva il calcagno; il mare di foglie che il sole tramuta in brulichìo di marenghi; lei, la buca d’obice, l’in pace, le quattro mura di ventre dove nessuno mi cerca.

Gesualdo Bufalino

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Il tuo modo d’amare era… – La voce a te dovuta

 A M. La voce a te, e a me dovuta.

Il tuo modo d’amare
è lasciare che io ti ami.
Il sì con cui ti abbandoni
è il silenzio. I tuoi baci
sono offrirmi le labbra
perché io le baci.
Mai parole e abbracci
mi diranno che esistevi
e mi hai amato: mai.
Me lo dicono fogli bianchi,
mappe, telefoni, presagi;
tu, no.

E sto abbracciato a te
senza chiederti nulla, per timore
che non sia vero
che tu vivi e mi ami.
E sto abbracciato a te
senza guardare e senza toccarti.
Non debba mai scoprire
con domande, con carezze,
quella solitudine immensa
d’amarti solo io.

 

Pedro Salinas, La voce a te dovuta

Le parole che avrei voluto sentire

Ti amo bambina,
di una febbre sensuale
che mi rugge nel sangue
quando dal primo bacio,
carezzevole sulla guancia fresca,
ti passo sulle labbra,
le serro nelle mie
e ti lambisco la lingua
umida di amore,
libidinosamente,
e scontro i denti forti
nitidi nei miei denti,
e tutti e due mordiamo,
suggiamo senza posa
e una mia mano timida
dalla tua gola fresca
ti scivola sul petto
e si contragge e stringe sopra un seno,
piccolo, cedevole,
molle di amore
come la tua bocca è bagnata.

Questo, bambina,
Non ti fa paura?

Cesare Pavese

Foglie (che solo il cuore vede)

Quanti se ne sono andati…
Quanti.
Che cosa resta.
Nemmeno
il soffio.
Nemmeno
il graffio di rancore o il morso
della presenza.
Tutti
se ne sono andati senza
lasciare traccia.
Come
non lascia traccia il vento
sul marmo dove passa.
Come
non lascia orma l’ombra
sul marciapiede.
Tutti
scomparsi in un polverio
confusi d’occhi.
Un brusio
di voci afone, quasi
di foglie controfiato
dietro i vetri.
Foglie
che solo il cuore vede
e cui la mente non crede.

 Giorgio Caproni

Non si spegne

Non si spegne l’amore, mi spengo io.
Tu sai bene che il sole non si spenge
anche se più non scalda i morti.
In quest’ombra che m’inghiottisce, non riesco
ormai a toccarti, né corpo né anima,
e neppure a cercarti. La tua voce
troppo lontana (come il vento sulle tombe
per chi giace là sotto) non può orientarmi.
Sono più forti l’altrove, il silenzio.

Margherita Guidacci

Sirena

Di notte,

amato,

allaccia il tuo corpo al mio

così che io sappia appena il sole

mi taglia con la sua lama lucente

che è stato solo il sogno del nero

a richiamarti a me,

così che io sappia che il mio verso

non tramuta la rosa nella sua spina,

così che quando tutti i vuoti d’amore

saranno pieni soltanto del mio corpo

tu mi riconosca sempre,

da quel dolce dolore di sirena

disperso nel mio, nel tuo silenzio.

Lunabionda

 

 

 

Gli ultimi versi che gli scrivo

Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
Io l’ho amata e a volte anche lei mi amava.
In notti come questa l’ho tenuta tra le braccia.
Come non amare i suoi grandi occhi fissi.

Poco importa che il mio amore non abbia saputo fermarla.
La notte è stellata e lei non è con me.
Io non l’amo più, è vero, ma quanto l’ho amata…
La mia voce cercava il vento per arrivare alle sue orecchie.
D’un altro. Sarà d’un altro. Come prima dei miei baci.

E’ così breve l’amore e così lungo l’oblio.
Benchè questo sia l’ultimo dolore che lei mi causa,
e questi gli ultimi versi che io le scrivo.

Neruda

Nell’ora dell’insonnia

La mente vola

nell’ora dell’insonnia

che si sfibra

di mancanze e di fantasmi.

Mi volto sul fianco

la mia schiena tocca ancora

il tuo ventre caldo, accogliente

il tepore del tuo fiato mi sussurra in viso

l’oscena dolcezza

di un mondo che sta per crollare.

Ripeto sottovoce il tuo nome con lentezza

così come facevi con il mio

si crepano le mani cercando carezze sul tuo viso

– sarei impazzito di tenerezza alla sola vista del tuo caro viso esangue, Lolita mia –

ma il tuo corpo resta introvabile.

Lunabionda

 

 

 

 

Non vedi…

 

Non vedi come mi spengo se non mi ami? Mi secco come una pianta. Amami ancora un poco, con cura, con tempo, con attesa. Amami come amano i forti spiriti, senza pretesa, con fuoco generoso, con festa, senza ragionamento. E scusa questo domandare ciò che si deve dare, questo avere bisogno, scusalo. Non è degno del patto che lega la rondine al suo volo, la rosa al suo profumo, il vino al suo colore.

Mariangela Gualtieri