La malattia del passato

La malattia del passato
è una condanna che rende uguali
tutti i giorni assolati
a quelle notti violacee
in cui so chiamare ancora solo un nome
per poi ostinatamente ricompormi,
osso ad osso rotto da riassestare,
fingendo di dimenticare
che te amai e cantai sopra tutte le cose
– l’oltremisura dei miei eccessi prontamente incatenata
dal tuo disamore.
Lunabionda
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(Leggi) Che io mi chiamavo Marina

Passante, fermati!
Leggi – di ranuncoli e di papaveri
colto un mazzetto –
che io mi chiamavo Marina
e quanti anni avevo.
Non credere che qui sia una tomba,
che io ti apparirò minacciando…
A me stessa troppo piaceva
ridere quando non si può!
Anch’io esistevo, passante!
Strappa uno stelo selvatico per te
e una bacca – subito dopo.
Niente è più grosso e dolce
d’una fragola di cimitero.
Solo non stare così tetro,
la testa chinata sul petto.
Con leggerezza pensami,
con leggerezza dimenticami…

 Marina Cvetaeva

Una qualche nuova dolcezza

Voi non mi amate ed io non vi amo.

Pure, qualche dolcezza è ne la nostra vita
da ieri: una dolcezza indefinita
che vela un poco, sembra, le sventure
nostre e le fa, sembra, quasi lontane.

Pure, voi non mi amate ed io non vi amo.
Pure, quando vi chiamo, io non vi chiamo
per nome. E il vostro nome è quel de l’Ave:
nome che pare un balsamo a la bocca.

Conosco il vostro portentoso male;

e il dolore ch’è in voi forse m’attira
più de la vostra bocca e dei capelli

vostri, dei grandi medusèi capelli
bruni come foglie morte
ma vivi e fieri come l’angui attorte
de la Górgone, io temo, se ribelli,
e pieni del terribile mistero.

Dicono che nel folto de le chiome
voi abbiate una ciocca rossa come
una fiamma: nel folto chiusa. È vero?
Io la penso, e la vedo fiammeggiare.

La vedo stranamente fiammeggiare
come un segno fatale. – Oh passione
arsa a quel fuoco! – Tutte le corone
de la terra non possono oscurare
quel segno unico. Voi siete l’Eccelsa.

Chi osa? Chi vi prende? Chi vi tiene?
Siete come una spada senza l’elsa,
pura e lucente, e non brandita mai…

Oh, dove sono giunto! Perché mai
vi dico queste cose? Perdonate
chi sogna.
Il tramonto è una fiamma, e i marinai
cantano da le navi, e odora il mare.

D’Annunzio, da La passeggiata

Nuddu m’avi (Ma tu avisti a mia)

Nuddu è di nuddu e nuddu m’avi

Ma m’impristavu a tìa
E ti facisti chiavi e cruci e mala vuci c’abbannìa
Dissiru ca l’amuri è allibbirtari
E m’insirrasti ‘a via,
Ma nuddu m’avi, nuddu m’avi,
nuddu m’avi, nuddu m’avi e nuddu mi patrunìa

Tu raggia c’annorba e ferru spinu
L’aria un si catamìa
E li to manu su deci marteddi e la taliàta ‘na malìa
Tu ca m’annagghi e annivi li pinzeri

E ora lu cielu fussi da me parti
Canciassi l’aria, canciassi li me carti
Vintiassi p’allascariti ‘i mìa
E vintiassi pi sciusciariti via
Fuju ca lu duminiu è nu chiovu finu
Spina di bramusìa

Nuddu è di nuddu e nuddu n’avi
E nuddu m’avi, nuddu m’avi, nuddu m’avi,

Ma tu avisti a mia.

 

Olivia Sellerio

Maledetto Amore

Maledetto Amore.

Senz’amore. D’accordo.
Una vita. Va bene.
Hai scelto tu per me
che non avevo scelta,
tu l’hai decisa la mia sete,
la fame che non mi uccide.

Senz’amore. D’accordo.
Una vita. Va bene.
Dovrò asciugare il bacio nella carta,
gettare le mie rose nel cestino,
andarmene a dormire sopra i chiodi,
ma sto imparando l’arte dei fachiri,
mutando la mia pelle in uno scudo
e mi vesto testuggine, calcare,
scultura nel granito,
indifferente dio
solitario su una guglia.
E sia pietra e marmo
il giorno come la notte
(il cuore, serrato nel torace)
e orgoglio sia
il non aver chiesto nulla,
averne sopportato la fatica,
nascondere il vuoto nella tasca

e tu Amore, promessa di raccolto,
tu sia maledetto,
serpente, anaconda, cobra velenoso.
Ti schiaccerò la testa
sotto al tacco,
menzogna, inganno,
cavallo che t’insinui nelle mura
per il saccheggio e la rapina,
l’incendio delle travi.

Francesco Palmieri

Ph Laura Makabresku

Lu malu amuri

Lu Malamuri
ca t’arrivota e annagghia l’ali
Alliscia li penni
e supra ‘a cuda jetta lu sali
Vampa di focu
e comu sciara ti nni cali

Ciatu, sangu di lu me sangu
E stidda, lacrima di lumía
Iu cu lu cori di fangu

Lu malu amuri,
c’ un ti nni fuj, ‘un ti nni scappi,
Arrappa lu cori, antrica li veni,
e passía ‘ntra li rappi
Travía lu senzu,
e l’innucenza, cu n’appi n’appi

Onna allipussa,
scuma c’attigghia ‘a raggia du mari
C’annaca, pigghia,
affunna, isa, lassa affucari
Scuta la brogna
ca la vriogna la fa ammucciari

E iu ‘mpronta di la tua
Tu bistemia d’amuri
E jocu tintu ca disvía
Tu vinnitta d’amuri

E tu, tu ca vulisti a mía
‘Nta ‘na vanedda morta,
E iu ca t’haju vulutu a tía,
Cu la me arma torta.

Olivia Sellerio

Bureau (Conosco i tipi come te)

“La ragazza cadde in tuo potere, ma non ebbe a
gloriarsene
a quanto ne so io” grandina sul mio volto
la sua voce piagnucolosa e assente
non senza forza di nuocere, animando
d’un ghigno o d’un sorriso quella maschera assai peggio
del pianto.
“Oh non andò come tu credi” rispondo
e frattanto rivedo il dove e il quando
e in un preciso angolo il suo aspetto già allora di tarma.
“Conosco i tipi come te. Sacrificano
se stessi e il loro prossimo, accecati da una presunzione di arte.
Nemmeno ti passa per la mente quel che si perde, alle volte.”
Mario Luzi

E’ questo il giorno

A M, per Sempre.

Un giorno ti scriverò una poesia

per dire la verità che ignorano i poeti

nel loro mondo sommerso

nei loro ideali del cazzo

nel loro ricamare sul nulla.

Ti scriverò per dire che

tu sei Delusione

che tu sei Mediocrità

che tu sei Inganno

che nella tua storia si compie il fallimento dell’uomo e dell’attore

per dirti che sei teatro di pessimo gusto

per dirti che ci vuol coraggio per sfasciare la grazia a una ragazza

e trasformarla in vetro da cui guardarla attraverso

affondare nelle trincee fangose d’amore e di follia

 – prendi una donna trattala male

dille che è molesta, inventati qualcosa,

ti basta poco, un pubblico plaudente e un moncherino d’anima –

e tu quel coraggio ce l’hai.

Un giorno ti scriverò una poesia che dica la verità su me e su te,

ed è questo, il giorno.

Lunabionda

 

 

Amore

“L’amore è paziente, 
è benigno l’amore;  non si vanta, non si insuperbisce, 
non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. 
Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. 
L’amore non avrà mai fine.” Paolo di Tarso

 

Amore è scoprire le tue debolezze

e trovarle squisite appena mi sorridi,

e in quella luce dimenticare tutto.

Di quando sei brusco

di quando sei ruvido

di quando sei odioso

di quando sei vile

di quando sei folle

di quando vivi per Lei e niente mai per me farai

di quando sei noia, Narciso,

di quando sei dyskolos, come amavi dire,

di quando non scrivi una sillaba se non grazie, stammi bene

(ho altro da fare, la mia arte mi aspetta e tu non sei nulla)

di quando sei carne che accieca di bellezza

di quando sei brutto nel tuo cieco egoismo

di quando sei luna

di quando sei sole

di quando sei tenero

di quando sei atroce

di quando ti vesti in nero come si addice all’abito di scena

 – ti dona il nero, s’intona a occhi di fuoco –

di quando ti piace l’arancio dell’accappatoio

di quando mi stringi la testa fra le mani mentre piango e dici

Ale, non fare così,

senza capire mai quanto dolore c’è dietro quel pianto,

senza capire mai quanto amore trema dietro i miei deliri,

di quando mi dici dai, stiamo un po’ così,

e nei tuoi occhi belli

mentre stiamo nudi sdraiati in quell’ultima ora

finalmente io ti rivedo.

Sei sempre Tu, mi guardi come mi guardasti allora,

prima che cantasse il gallo e te ne andassi via,

nudo di onore e di grazia,

lontano da qui, lontano da me,

in stanze chiuse a chiave per l’amore

ma sempre aperte a tutti gli uragani.

Ora sono vuote, le mie mani.

Lunabionda

 

 

Quel che rimane

La mia testa avvolta nel caldo

del tuo fianco

come una bimba sperduta,

perchè non si perdesse non un’ombra

del tuo fiato divino,

mortifero

come il marchio dei denti,

e non un sussurro tenuto stretto fra le labbra:

Anche così sarei impazzito di tenerezza alla sola vista del tuo caro viso esangue,

Lolita mia.

E’ buia la notte che passa senza tutta quella pelle tra le dita,

un fiato in cui infilarcisi dentro.

 

Lunabionda