L’anima nuda

σας αγκαλιάσω sas ankaliáso 

Tienimi ancora la testa sul mio petto, amore,

l’anima nuda

intrisa di odore di grazia

in quel solo soffio di eternità tra le tue braccia

Lunabionda

Ph Laura Makabresku

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Assaggiare l’eterno

Stare tra le sue braccia per voler assaggiare l’eterno,

sentire la carne disfarsi dentro il mio intoccabile eden

già sapendo che non sarà mai mio,

chè il tempo divora ogni gesto, ogni sospiro

e l’egoismo strozza la dolcezza di un pomeriggio.

Non può essere poi così triste questo inverno

se la mia voce è il calore del suo fiato,

e la mia pelle pietra di paragone

di cosa vuol dire amare una donna.

Me lo hai detto in tutte le lingue degli uomini e degli angeli:

Luna tu sei mia,

ma io non ti ho creduto.

Perchè tu hai l’arte,

la vita sociale,

io nel profondo non ho nulla,

solo carne viva e fuoco.

Lunabionda

 

Versi in corsivo di Marina Cvetaeva

 

 

Il vero amore non ci è concesso

 
Non piangere mai per un amore finito
poiché l’amore raramente è vero
ma cambia il suo aspetto dal blu al rosso,
dal rosso più brillante al blu,
e l’amore è destinato ad una morte precoce
ed è così raramente vero.
Non mostrare il sorriso sul tuo grazioso viso
per vincere l’estremo sospiro.
Le più belle parole sulle più sincere labbra
scorrono e presto muoiono,
e tu resterai solo, mio caro,
quando i venti invernali si avvicineranno.
Tesoro, non piangere per ciò che non può essere,
per quello che Dio non ti ha dato.
Se il più puro sogno d’amore fosse vero
allora, amore, dovremmo essere in paradiso,
invece è solo la terra, mio caro,
dove il vero amore non ci è concesso.
Elizabeth Siddal
Ph Laura Makabresku

La guardo la mia vita, me la imparo

Non è poi così difficile guardare l’abisso della mia malinconia

lo specchio della mia solitudine

il mio eterno, incrollabile amore

per la distruzione

l’estrema prova

che io sono nata per amare

quel che non si può amare.

Basta fermarsi allo specchio

a guardare questa vita

e me la imparo,

fino al fegato adesso, fino al fiele.

Lunabionda

Ultimi due versi di Patrizia Valduga

Gerusalemme

 

Nuoterò verso te

Attraverso lo spazio profondo

Sconfinato

Acida come un bocciolo di rosa

Ti troverò uomo senza freno

Magro sommerso dal fango

Santo dell’ultima ora

E tu farai di me il tuo letto e il tuo pane

La tua Gerusalemme

Joyce Mansour

Tutto passa, ma non Noi

“Al mio signore, anzi padre, al mio sposo o meglio fratello, la sua serva o piuttosto figlia, la sua sposa o meglio sorella”

Sono sola stasera senza di te
Mi hai lasciato da sola davanti al cielo
E non so leggere, vienimi a prendere
Mi riconosci, ho un mantello fatto di stracci
Le scarpe piene di passi
La faccia piena di schiaffi
Il cuore pieno di battiti
E gli occhi pieni di te

Ph Laura Makabresku

In-decenza

Così vorrei, una notte,
quando suona l’ora dei piaceri,
avvicinarmi strisciando
ai tesori della tua persona

per punirti la carne piena di vita,
schiacciarti il seno, senza ira,
e nel tuo fianco stupefatto aprire
un’ampia e profonda ferita

e poi -vertigine dolcissima! – attraverso quelle labbra nuove,
più sconvolgenti e più belle,

infonderti
il mio veleno, sorella!

Baudelaire