Sull’orlo della mia malinconia

Passeremo dolci domeniche
Più dolci di quanto lo sia il cioccolato
Giocando tutti e due al gioco delle anche
A sera sarò a pezzi
Tu sarai pallida con le labbra bianche

Un mese dopo tu partirai
Scenderà la notte sulla terra
Invano tenderò verso di te le braccia
Maga di mistero
Mia Circe sparirai

Dove te ne andrai tesoro mio
A Parigi in Svizzera oppure
Sull’orlo della mia malinconia
Questo mediterraneo flusso
Che mai mai si dimentica
Guillaume Apollinaire
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Indecenza

E’ liturgia

sentire che mi sfrangi i capelli ciocca a ciocca

nel buio che profuma solo di follia – la mia

La tua carne non ha odore di nulla

– l’ho annusata bene, come una gatta inquieta –

se non di quella santità dei ceri accesi

messi a scolare goccia a  goccia

– una preghiera di piacere

e di quel sangue vivo che scorre senza freni.

La chiamano indecenza, io la chiamo tutti i toni della passione,

e invece di implorarti quel briciolo di saggezza

rimasto indenne da tutti tuoi anni

ti prego: adesso, continua.

Lunabionda

Per il poeta che non può cantare

Ad Heathcliff, al mio fratello, o piuttosto padre, la sua sorella o piuttosto figlia

Per il poeta che non può cantare
per l’operaio che ha perso il suo lavoro
per chi ha vent’anni e se ne sta a morire
in un deserto come in un porcile

per il bastardo che sta sempre al sole
per il vigliacco che nasconde il cuore
per la nostra memoria gettata al vento
da questi signori del dolore

chiamami ancora amore

chiamami sempre amore

ché questa maledetta notte
dovrà pur finire
perché la riempiremo noi da qui
di musica e parole.

Roberto Vecchioni

Ph Laura Makabresku

La passione non ottiene mai perdono

 

Ri-Pensando a te…

Scordiamo le parole, le parole:
quelle tenere, dure, capricciose,
quelle dolci di miele, quelle oscene,
quelle di febbre e fame, le assetate.
Lasciamo che il silenzio dia senso
al pulsar del mio sangue nel tuo ventre:
che parola o discorso può mai dire
“amare” nella lingua del mio seme?

Josè Saramago

Ph Laura Makabresku

Dove è sempre inverno

È superbia infantile ritenere speciali le persone per il solo fatto che hanno risvegliato qualcosa di remoto che dormiva nel cuore.
Non è così.
Nessun amore individuale è speciale, l’amore è un’eccezione, è rivoluzione, perché condiviso.
Così io cresco, da sola, in un giorno d’estate.
Così tu puoi andare, dove è sempre inverno,
amore mio.

Serena Migliorini

Grido

 

Non avere un Dio
non avere una tomba
non avere nulla di fermo
ma solo cose vive che sfuggono –
essere senza ieri
essere senza domani
ed acciecarsi nel nulla –
– aiuto –
per la miseria
che non ha fine –

Antonia Pozzi

I mattini passano chiari e deserti

I mattini passano chiari
e deserti. Cosí i tuoi occhi
s’aprivano un tempo. Il mattino
trascorreva lento, era un gorgo
d’immobile luce. Taceva.
Tu viva tacevi; le cose
vivevano sotto i tuoi occhi
(non pena non febbre non ombra)
come un mare al mattino, chiaro.
Dove sei tu, luce, è il mattino.
Tu eri la vita e le cose.
In te desti respiravamo
sotto il cielo che ancora è in noi.
Non pena non febbre allora,
non quest’ombra greve del giorno
affollato e diverso. O luce,
chiarezza lontana, respiro
affannoso, rivolgi gli occhi
immobili e chiari su noi.
È buio il mattino che passa
senza la luce dei tuoi occhi.

Cesare Pavese

Hamlet where are you?

Una parola rotta

un turbine di vento

a rovesciare il cielo

e si scolora l’alba

fuggono via  farfalle

da un finto mattino.

Resta uno scintillio di pelle

fra le dita

l’odore in bocca

un rubinetto rosso sangue

goccia a goccia

e un suono stridulo –

l’eco del tuo canto.

Amleto, dove sei?

Lunabionda