Canzone per me

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Sull’orlo della mia malinconia

Passeremo dolci domeniche
Più dolci di quanto lo sia il cioccolato
Giocando tutti e due al gioco delle anche
A sera sarò a pezzi
Tu sarai pallida con le labbra bianche

Un mese dopo tu partirai
Scenderà la notte sulla terra
Invano tenderò verso di te le braccia
Maga di mistero
Mia Circe sparirai

Dove te ne andrai tesoro mio
A Parigi in Svizzera oppure
Sull’orlo della mia malinconia
Questo mediterraneo flusso
Che mai mai si dimentica
Guillaume Apollinaire

Stay with me

Tieni la testa ferma sopra il ceppo,
bella signora,
e non illuderti
non sono uno che si innamora.
Hai dato il cuore a chi
nel tuo sorriso ci ha messo il pianto,
ma la mia accetta sai
fa meno male di un tradimento.
Tu sei colpevole
sei stata debole, mia signora,
e adesso odiami
così combatterai la paura

Indecenza

E’ liturgia

sentire che mi sfrangi i capelli ciocca a ciocca

nel buio che profuma solo di follia – la mia

La tua carne non ha odore di nulla

– l’ho annusata bene, come una gatta inquieta –

se non di quella santità dei ceri accesi

messi a scolare goccia a  goccia

– una preghiera di piacere

e di quel sangue vivo che scorre senza freni.

La chiamano indecenza, io la chiamo tutti i toni della passione,

e invece di implorarti quel briciolo di saggezza

rimasto indenne da tutti tuoi anni

ti prego: adesso, continua.

Lunabionda

Storie di ordinario dis-amore

Si racconta, nella biografia di Loulou de la Falaise, musa e amica di Yves Saint Laurent, che quando il suo uomo la lasciò in modo brutale e vile – con una scritta di rossetto sullo specchio del bagno – lei uscì di casa e attraversò a piedi tutta Parigi per comprare un’accetta. Per fare a pezzi il letto della sua camera, dove dormiva insieme a lui, non potendo fare a pezzi lui.

Lunabionda

Per il poeta che non può cantare

Ad Heathcliff, al mio fratello, o piuttosto padre, la sua sorella o piuttosto figlia

Per il poeta che non può cantare
per l’operaio che ha perso il suo lavoro
per chi ha vent’anni e se ne sta a morire
in un deserto come in un porcile

per il bastardo che sta sempre al sole
per il vigliacco che nasconde il cuore
per la nostra memoria gettata al vento
da questi signori del dolore

chiamami ancora amore

chiamami sempre amore

ché questa maledetta notte
dovrà pur finire
perché la riempiremo noi da qui
di musica e parole.

Roberto Vecchioni

Ph Laura Makabresku

Riesci a vedere?

Riesci a vedere? Riesci a vedere? Riesci a vedere? Ripeteva come un mantra una ragazza veggente in un film (Minority report). Vedo, vedo, adesso riesco a vedere… che passare del tempo a gettarele  perle ai ciechi di spirito e di mente è un imperdonabile spreco di vita, di grazia e di virtù. Che spargere fuoco dove esiste solo il gelo perenne dei cuori in inverno è stato un inutile regalo. Che chi offende la bellezza con ottusa stupidità, non è degno di me.
Non c’è peggior cieco di chi non sa “vedere”.

 

Lunabionda