Non si spegne

Non si spegne l’amore, mi spengo io.
Tu sai bene che il sole non si spenge
anche se più non scalda i morti.
In quest’ombra che m’inghiottisce, non riesco
ormai a toccarti, né corpo né anima,
e neppure a cercarti. La tua voce
troppo lontana (come il vento sulle tombe
per chi giace là sotto) non può orientarmi.
Sono più forti l’altrove, il silenzio.

Margherita Guidacci

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Sull’orlo della mia malinconia

Invano tenderò verso di te le braccia

maga di mistero, mia Circe sparirai

Dove te ne andrai tesoro mio

a Parigi in Svizzera

oppure sull’orlo della mia malinconia

questo mediterraneo flusso che mai, mai si dimentica.

Apollinaire

Sirena

Di notte,

amato,

allaccia il tuo corpo al mio

così che io sappia appena il sole

mi taglia con la sua lama lucente

che è stato solo il sogno del nero

a richiamarti a me,

così che io sappia che il mio verso

non tramuta la rosa nella sua spina,

così che quando tutti i vuoti d’amore

saranno pieni soltanto del mio corpo

tu mi riconosca sempre,

da quel dolce dolore di sirena

disperso nel mio, nel tuo silenzio.

Lunabionda

 

 

 

Gli ultimi versi che gli scrivo

Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
Io l’ho amata e a volte anche lei mi amava.
In notti come questa l’ho tenuta tra le braccia.
Come non amare i suoi grandi occhi fissi.

Poco importa che il mio amore non abbia saputo fermarla.
La notte è stellata e lei non è con me.
Io non l’amo più, è vero, ma quanto l’ho amata…
La mia voce cercava il vento per arrivare alle sue orecchie.
D’un altro. Sarà d’un altro. Come prima dei miei baci.

E’ così breve l’amore e così lungo l’oblio.
Benchè questo sia l’ultimo dolore che lei mi causa,
e questi gli ultimi versi che io le scrivo.

Neruda

Nell’ora dell’insonnia

La mente vola

nell’ora dell’insonnia

che si sfibra

di mancanze e di fantasmi.

Mi volto sul fianco

la mia schiena tocca ancora

il tuo ventre caldo, accogliente

il tepore del tuo fiato mi sussurra in viso

l’oscena dolcezza

di un mondo che sta per crollare.

Ripeto sottovoce il tuo nome con lentezza

così come facevi con il mio

si crepano le mani cercando carezze sul tuo viso

– sarei impazzito di tenerezza alla sola vista del tuo caro viso esangue, Lolita mia –

ma il tuo corpo resta introvabile.

Lunabionda

 

 

 

 

Consolazione

A Vittore (in arte, Heathcliff). Il migliore e unico esempio che l’amore esiste, che è esistito, e che sa durare in varie forme oltre il tempo.

A chi mi è sempre vicino nelle risate e nelle sofferenze, nella leggerezza e nelle malattie. A chi mi conosce come nessun altro, perchè lui è me. A chi mi consola e mi dà una carezza nei giorni di buio, quando tutti in me vedono solo una strega da bruciare, un corpo da sfruttare, una fragilità da annientare. Al mio specchio interiore.

“Al mio signore anzi padre, al mio sposo o meglio fratello, la sua serva o piuttosto figlia, la sua sposa o meglio sorella.”

Lunabionda

Non vedi…

 

Non vedi come mi spengo se non mi ami? Mi secco come una pianta. Amami ancora un poco, con cura, con tempo, con attesa. Amami come amano i forti spiriti, senza pretesa, con fuoco generoso, con festa, senza ragionamento. E scusa questo domandare ciò che si deve dare, questo avere bisogno, scusalo. Non è degno del patto che lega la rondine al suo volo, la rosa al suo profumo, il vino al suo colore.

Mariangela Gualtieri

La cenere viva

Dice che il mio nome è “Strega”

usa pennelli indemoniati

per inzupparmi

coi colori delle tenebre

dice che il mio nome è “Inganno”

mi disegna le labbra

sanguinanti

dei suoi baci

dice che il mio nome è “Illusione”

impasta le piaghe del cuore

col polverio di pelle

dice che il mio nome è “Disgrazia”

la figlia sgradita

di “Ossessione” e “Tormento”

poi

si scrolla di dosso

la cenere viva

delle defunta luce

dei miei occhi

e mi fissa beato

appesa a un chiodo

come la croce del castigo.

Sylvia Pallaracci

 

Tu che non piangi

Tu ca nun chiagne e chiagnere me faie,
tu stanotte addo’staie?
Voglio a’ te’
voglio a’ te’…
chiste’occhie te vonne
nata vota avvede’.

E tutto dorme e io more
e sula ‘a veglia
nun l’aggie vista mai
e tutto dorme.
E tutto dorme e io more
e sula ‘a veglia
e tutte è veglia, ammore,
tu ca nun chiagne e chiagnere me faie