Voce di sottoterra

Con leggerezza pensami,

con leggerezza dimenticami.

Come t’investe il raggio di sole!

E che almeno però non ti turbi

la mia voce di sottoterra.

Marina Cvetaeva

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Verso sera

Sorseggio le parole dell’assenza
come un rum morbido d’annata,
si arrotolano in bocca, m’impastano la lingua,
e verso sera aspetto, aspetto sempre
che un piccolo miracolo mi cada
tra le quattro mura di casa
intrise di santità e d’ardore.
Sistemo la morale nel primo cassetto del comò,
mi siedo e attendo l’epifania che mi spetta di diritto,
il tutto il niente,
la parola il tatto,
la falce della vita della morte
che mi tagli le dita ad una ad una,
l’odore d’eterno nella carne
troppo spesso lasciata ad appassire
o data in pasto ai cani,
lo scuotimento dei cinque sensi inginocchiati
e anche del sesto e poi di mille in più ancora
ancora ancora…

Lunabionda 

 

 

Alla Poesia

Oggi è la Giornata Internazionale della Poesia. Un’arte troppo spesso ignorata, non letta e dimenticata. La voglio ricordare attraverso tre amatissime, predilette e non abbastanza note Poetesse. Perchè la Poesia spesso è Donna. A partire da Marina, la meno conosciuta delle tre. Musa del Fuoco, e musa mia.

Io non sono fatta per la vita.
In me tutto è incendio!
Io sono una creatura
scorticata a nudo,
e tutti voi
portate una corazza.
Tutti voi avete:
l’arte, la vita sociale,
la famiglia, il dovere,
io,
nel profondo non ho nulla.
Tutto cade come pelle,
e sotto la pelle
carne viva, o fuoco.

Marina Cvetaeva

Quando dal mio buio traboccherai
di schianto
in una cascata
di sangue –
navigherò con una rossa vela
per orridi silenzi
ai cratèri
della luce promessa.

Antonia Pozzi

Osceno e sacro l’amore delibera
stessa sede per sé e per gli escrementi.
Se non mi leghi io non sarò mai libera,
né casta mai se tu non mi violenti.

Ci dava la prigione del destino
solo qualche ora d’aria per l’amore
che per destino ha solo il suo declino.
Si aspetta e si riaspetta e poi si muore.

Dài, maledetto! Amore, dài, sii buono,
rimetti insieme tutte le mie tessere
per farmi essere quella che sono
e che ancora non ho potuto essere

Così: una e molteplice, infinita
negli insiemi infiniti della mente,
e cripta di reliquie in morte e in vita,
io solo questo so: che non so niente.

Patrizia Valduga

Non startene al vento

Strinsi le mani sotto il velo oscuro…
“Perché oggi sei pallida?”
Perché d’aspra tristezza
l’ho abbeverato fino ad ubriacarlo.

Come dimenticare? Uscì vacillando,
sulla bocca una smorfia di dolore…
Corsi senza sfiorare la ringhiera,
corsi dietro di lui fino al portone.

Soffocando, gridai: “È stato tutto
uno scherzo. Muoio se te ne vai.”
Lui sorrise calmo, crudele
e mi disse: “Non startene al vento.”

Anna Achmatova

Canzona appassiunata

E MME STO’ ZITTA, SI…
N’albero piccerillo aggiu piantato,
criscènnolo cu pena e cu sudore
Na ventecata giá mme ll’ha spezzato
e tutt”e ffronne cágnano culore
Cadute só’ giá ‘e frutte: e tutte quante,
erano doce, e se só’ fatte amare
Ma ‘o core dice: “Oje giuvinotto amante,
‘e ccose amare, tiénele cchiù care”
E amara comme si’, te voglio bene!
Te voglio bene e tu mme faje murí
Era comm”o canario ‘nnammurato,
stu core che cantaje matina e sera
“Scétate!” – io dico – e nun vò’ stá scetato
e mo, nun canta manco a primmavera!
Chi voglio bene nun mme fa felice:
forse sta ‘ncielo destinato e scritto.
Ma i’ penzo ca nu ditto antico dice:
“Nun se cummanna a ‘o core”. E i’ mme stó’ zitto!
E mme stó’ zitto, sí…te voglio bene
Te voglio bene e tu mme faje murí

Inezie

Così come di un povero bambino
che quando è morto bisogna
in mezzo al pianto pensare
a prender le misure della bara
poi ci si mette d’accordo col fioraio
perché mandi il cuscino
e una bella corona
Rose bianche, narcisi, serenelle,
che cosa si usa mettere
sul carro di un bambino ?
Così m’impegno oggi a cercare
come potrei inviarti
questi ultimi fiori dei miei prati
se in un involto oppure
in una piccola scatola
in modo che non sembrino comprati
in un qualunque negozio
in modo che tu possa riconoscere
le mie mani su loro
in modo che non debbano
sopratutto avvizzire
Così vedi frantumo
me stessa in tante povere
inezie
pietose
se m’impediscono di sentire
che questo è l’ultimo addio
ch’io reco sulle mani il mio
amore morto

Antonia Pozzi

Bologna

Bologna è una giornata fredda

spaccata dalla luce inaudita,

il tuo vestito sempre troppo nero

come si conviene all’abito di scena,

la bellezza imprevista di un passo troppo svelto

per il mio cuore di cristallo,

il fuoco che divora, che consuma sotto i portici,

e le tue labbra che odorano di vento e sale.

Bologna è uno scenario troppo grande

per melodrammi ordinari di periferia,

è una puttana che si svende facilmente

all’applauso di un pubblico corrotto

o a una leggiadra parvenza d’amore,

proprio come le mie mani,

grondanti di piacere

al lento sfiorare dei tuoi occhi

impastati di mare, di nero e di follia,

(la mia).

Lunabionda

 

L’amour fou

La frase migliore dell’amour fou è probabilmente questa: “Bugiarda, ladra, puttana! Non capisci che io ora non riesco più a respirare senza di te? “

Perchè all’amour fou non importa quanto si sia stati feriti, ingannati, maltrattati, quanto si sia stati parti o meno in un inconsapevole melodramma in cui “siamo attori, recitiamo parti, non sappiamo fare altro”. Lui, l’amore pazzo, vuole solo l’oggetto del suo amore, che fosse più o meno vero o finto, e vuole solo l’oggetto della sua bruciante passione.

Bugiardo… ipocrita… Non capisci che io adesso non riesco più a stare senza di te?

 

Morale della favola

 

In realtà, c’è un buon modo per lasciare qualcuno: basterebbe avere il coraggio e la cortesia di dire ad una donna guardandola in faccia che la storia è finita. Sarò pazza, ma io credo che sia assolutamente possibile chiudere una storia in un modo che non includa una mail, un maggiordomo o una scomparsa improvvisa. Io credo che tutti voi dovreste affrontare l’imbarazzante conversazione della separazione, perchè senti questa: è proprio l’evitarla che fa di voi i cattivi, ragazzi. Molte donne non sono delle furiose e irrazionali pazzoidi, noi vorremmo solo che la fine di una relazione fosse almeno decente, dignitosa, e all’altezza di quello che c’è stato. In conclusione, si che c’è un buon modo per rompere con qualcuno, ma questo non include un pos-it.

Cit.