Nelle notti oscure

Pronuncio il tuo nome

nelle notti oscure,

quando in mezzo ai rovi

dell’inquieta penombra

mi rivolto nuda,

assediata da scheletri e fantasmi

senza nome, senza onore,

sospesa come sempre

nel mio buio,

e come sempre appesa

al senso del disastro e del respiro.

Ho mandato a memoria

l’alfabeto maledetto

di quella lingua oscura

che si chiama fuoco,

ma tu non sai

la bellezza che disvela una tenebra

squarciata dalla luce.

Lunabionda

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So che dietro non c’è niente

Così scrivevo tra me  e me giorni fa. Che cosa enormemente stupida… Che cosa stupida fidarsi di sensazioni e di parole che poi nella realtà dei fatti non valgono più nulla.  Che cosa stupida credere che abbiano ancora un valore i sentimenti e le persone. Che cosa stupida aver pensato di nuovo di non essere solo una bambola ‘e pezza, senza cuore, nè bocca, nè lingua, ma aver pensato di poter essere me. Lunabionda, Alessandra. Quanto vorrei che non mi avesse deluso… perchè ogni delusione che le persone ci danno, è solo un’altra ferita su cui mettere l’ennesima pezza. E’ solo un’altra conferma che il mondo si trascina nel fango. So che dietro non c’è niente, se ci fosse qualcosa lo vedrei!

“Ogni volta che sono sola con te, mi fai sentire come se fossi di nuovo a casa,
Ogni volta che sono sono sola con te, mi fai sentire come se fossi di nuovo intera,
Ogni volta che sono sola con te, mi fai sentire come se fossi di nuovo giovane,
Ogni volta che sono sola con te, mi fai sentire come se fossi di nuovo allegra,
Ogni volta che sono sola con te, mi fai sentire come se fossi di nuovo pulita.”

Lovesong, The cure

Vuota il tuo sacco, su, parla, Poetessa

La sento la mia vita, me la imparo,
fino al fegato adesso, fino al fiele;
oh nera un tempo enorme senza chiaro,
fedele della notte più infedele.

E’ lungo questo tempo senza fine
il mio cuore senza fine nel tempo.
E’ nero lungo un tempo senza fine
per non morire prima del suo tempo.

Vuota il tuo sacco, su, parla, poetessa:
io fiorisco e disfoglio e rigermoglio
per dare la procura di me stessa
a chi non può o non vuole quel che voglio.

Dicevo: Amore mio, vorrei annegare
nell’acqua chiara dei tuoi occhi chiari,
finire finalmente di aspettare
giovani giorni, cari giorni chiari.

Per me dentro di me oltre la mente
il suo corpo su me come una coltre
ma oltre il corpo in me furiosamente
in me fuori di me oltre per oltre…

Sta’ zitto, cuore. Taci, anima nera.
Ora so quel che c’era da sapere.
Principio di purpurea primavera?
Quattro colpi di cazzo e ho da godere?

Superba mendicante dell’amore,
scongiuravo: Fa’ ammenda alla mia fame,
dammelo ogni mio oggi il pane amore,
liberami dai mali, amore. Amen.

Dove sei, gli chiedevo, col mio cuore?
Ho freddo e ho per amante la mia mano
E faccio sogni e sogni di terrore
e non ho tregua qui e invanisco in vano.

Cosa fai, gli chiedevo, col mio cuore?
Quanto disti da me, in linea retta?
Quanti chilometri di batticuore?
Quando mi dai l’amore che mi spetta?

Una boccata di buio? No. Meno.
Nemmeno. Abbocca, carne di carnaio!
Lecca le labbra, vieni, vieni almeno…
Io più in alto di te cado, scompaio…

La mia amata Patrizia Valduga 

Stucchevole

Stucchevoli cicisbei incipriati di parole di miele e di ipocrisia che nascondono il nulla.
Una volta levata la cipria, la parrucca e il sipario calato sull’ultima stucchevole ridicola recita a soggetto da attori scadenti di quart’ordine. Almeno fossimo nel Settecento, si potrebbe indossare un bell’abito da madame.

IPOCRITA.

Lunabionda

Quando il tuo sangue sarà freddo

 

Quando quaranta inverni avranno aggredito la tua fronte

e scavato fonde trincee nel campo della tua bellezza,

la superba veste della tua gioventù or tanto ammirata,

sarà considerata un cencio di nessun valore:

se allora ti venisse chiesto dove giace il tuo fascino

e dove si è perso l’amore dei tuoi ruggenti giorni,

ammettere che è in fondo ai tuoi occhi incavati

sarebbe penosa vergogna ed inutile vanto.

Qual maggior lode avrebbe lusso della tua bellezza

se tu potessi rispondere: “Questa mia bella creatura

pareggia il mio conto e giustifica la mia vecchiaia”

dimostrando che è tua la sua bellezza ereditata

Questo sarebbe rinnovarti quando sarai vecchio

e veder caldo il tuo sangue quando il tuo sarà freddo.

 

Shakespeare

Ph Laura Makabresku

Come l’acqua

σας αγκαλιάσω 

 

Ti avevo nelle mie mani

ti ho perso non so perché

come l’acqua fuggi via

come l’acqua scivoli via

come una pioggia caduta su me.

E tu poi diventi un’onda

che giganteggia di già

il pensiero un po’ crudele

il ricordo come candele

accende un grande fuoco e poi fa.

Come puoi

come fai

ad inseguire l’ombra tua

stai perdendo l’anima

mentre corri vai

come l’acqua

scivoli

senza quasi traccia ormai

trasparente e tremula

io ti guardo e non ci sei

come puoi

come fai

a ritrovarti come sei.

Eppure ho pianto di notte

stupidamente per te

come l’acqua scorri via

come l’acqua scivoli via

passione ardente profumo che va

Con una lettera

Carissimo signor Tentenna
non è facile assumersi il rischio di una scelta
e servirsi addirittura di parole proprie,
mimetizzarsi e vivere di luce riflessa
in fondo ad acque torbide
tra miseri inganni e menzogne,
complessi di inferiorità ,
ingombranti manie di grandezza.
Signor Tentenna non è motivo di vergogna
il non saper centrare alcun bersaglio,
l’aver mancato l’ennesimo colpo irrimediabilmente.
E ben poco importa se tua moglie
non fa altro che piangere
ossessionata dal sentore
dei tuoi numerosi tradimenti,
ingurgita ignoti dolori
ed elevate dosi di calmanti.
E’ ormai consuetudine, Signor Tentenna,
perdersi d’animo, non essere all’altezza
delle proprie ambizioni
e sgomitare per distinguersi dal branco.
L’ignoranza è un non trascurabile complesso,
una voragine, la si può occultare nel silenzio
scansando il pericolo di un mite confronto diretto.
Signor Tentenna non è motivo di vergogna
il non poter vantare alcun talento,
l’aver rincorso l’ennesimo treno inutilmente.