Worn out – Sfinita

Thy strong arms are around me, love

My head is on thy breast;

Low words of comfort come from thee

Yet my soul has no rest.

For I am but a starled thing

Nor can I ever be

Aught save a bird whose broken wing

Must fly away from thee.

I cannot give to thee the love

I gave so long ago,

The love that turned and struck me down

Amid the blinding snow.

I can but give a failing heart

And weary eyes of pain,

A fadel mouth that cannot smile

And may not laugh again.

Yet keep thine arms around me, love,

Until I fall to sleep;

Then leave me, saying no goodbye

Lest I make wake, and weep.

 

Le tue forti braccia sono attorno a me, amore,

il mio capo è sul tuo petto;

lievi parole di conforto vengono da te,

la mia anima ancora non trova pace.

Poiché non sono che una creatura atterrita

né altro mai sarò

salva un uccello, la cui ala spezzata

deve volare lontano da te.

Non posso darti l’amore

che ti davo molto tempo fa,

l’amore che si volse e che mi uccise

tra la neve accecante.

Non posso che donarti un cuore fragile

e occhi afflitti dal dolore

labbra avvizzite che non sanno sorridere

e non possono più farlo.

Tieni ancora le tue braccia attorno a me, amore,

fino a quando mi addormenterò;

poi abbandonami senza salutarmi,

affinché io non mi svegli, e pianga.

Elisabeth Siddal, Worn out

Annunci

Un sogno lieve

E se pure è stato un sogno lieve
un bel sogno bianco come neve
Non andar via, via, via
Che se soffrissi solo per un sogno
vorrebbe dire che di te ho bisogno
eppure mentre scorri tra le dita
un sogno ormai diventa la tua vita
Non andar via, via, via

Ma ecco già sparisce il tuo bel viso
resta soltanto l’ombra di un sorriso
poi tutto si confonde nella mente
e non rimane niente, proprio niente

Quello che ho dentro, part 2

Non vi vedrò mai più nella mia stanza
con tutto l’ardore,
con tutto l’impeto
che mi dimostravate.
Mi sono illusa. I sentimenti che mi tenevano
la testa e il cuore
era solo il piacere a provocarveli
e finivano presto come finiva il piacere…
Avrei dovuto ragionare,
così soltanto avrei calmato l’eccesso della mia passione…
così soltanto avrei previsto i dolori che sto soffrendo.
Qualche volta vi dicevo
“mi renderete infelice”,
ma era un gioco, lo facevo
per essere rassicurata da voi,
e subito mi abbandonavo all’incanto
e alla malafede delle vostre profferte.
Anche adesso, che cosa credete?, io vedo chiaramente
il rimedio ai miei mali. Basterebbe non amarvi più
e sarei subito liberata!
Cosa dite?! Che questo dipende da me?
Sì, la vostra ironia non mi tocca, dipende da me
certamente, e posso dire che mai, neppure
per un solo momento, mi sono augurata
di non amarvi più!
Voi, voi siete più da compiangere che me,
voi, che vi divertite con queste idee,
voi che correte dietro ad amori
che non hanno sapore, vaghi fantasmi
vestiti che ricoprono il nulla,
dame di Francia la cui bellezza
è il nome, la cipria e la parrucca,
non come me
che vi amo profondamente
con tutto il mio essere
di sangue e di passione…
Non invidio la vostra indifferenza,
mi fate pietà!
lo sono più felice di voi,
non avrete pace
se vi accontenterete di piaceri imperfetti
dopo quanto io vi ho donato,
senza confronto nei pallidi amori
della vostra Parigi di morte…

Speravo che le mie lettere non vi fossero mai arrivate.
Così potevo immaginare le vostre reazioni
come volevo io, e siccome voi non rispondevate
vi credevo crudele, pensavo che lo facevate apposta
a non rispondermi.
Ora questa illusione è caduta.
Avete risposto. Come siete banale!
E sapete un’altra cosa?
La vostra banalità mi ha rivelato un segreto
che prima non conoscevo:
non è voi che amo, è la mia passione!
Il vostro comportamento ha reso odiosa la vostra persona,
ma la passione in me è rimasta, al di là della meschinità
che è in voi.
Ma come! Mi avete offerto amicizia,
sincera cordiale deferente amicizia:
ipocrita!
Così, non scrivetemi più: è un ordine,
ed è una supplica.
Questa lettera che vado scrivendo è l’ultima,
l’ultima che riceverete: ditemi di aver provato
un po’ di pena leggendola, vi crederò…
Ma no no, ecco che ricomincia questa storia
di compromissioni infinite,
ecco la lusinga diabolica che mette le sue spire
anche nel ragionamento puro dell’intelligenza:
non voglio, no, non voglio aver più nulla a che fare
con voi, con i vostri scritti, con le vostre false
profferte d’amore, con le vostre giustificazioni
ambigue, con le vostre arti di corruzione…
Quelli che adesso rimangono i dubbi dell’animo,
spero di trasformarli nel tempo in uno stato d’animo
tranquillo. Cercherò di non odiarvi, sarebbe provare
ancora troppo per voi.

Da Lettere di una monaca portoghese

Con una rosa tra i denti (Un altro misero ladro zingaro)

Sono le quattro del mattino, è la fine di dicembre
Ti sto scrivendo solo per sapere se stai meglio,
Ho sentito che stai costruendo la tua piccola casa in fondo al deserto
Tu stai vivendo per niente ora, spero che tu tenga qualche specie di nota

Sì, Jane è venuta da me con una ciocca dei tuoi capelli
Ha detto che l’hai data a lei
Quella notte che hai deciso di dire la verità,
Sei mai stato sincero?

L’ultima volta che ti abbiamo visto sembravi più vecchio,
Il tuo famoso impermeabile blu era strappato sulla spalla,
Sei andato alla stazione per aspettare un treno qualsiasi
E sei tornato a casa senza Lili Marlene
E hai offerto alla mia donna solo una scheggia della tua vita
E quando lei è tornata non era più la moglie di nessuno

Bene, io ti vedo lì con una rosa tra i denti,
Un altro misero ladro zingaro.
Bene, io vedo il risveglio di Jane,
Lei ti manda i suoi saluti
Sì, Jane è venuta con una ciocca dei tuoi capelli,
Ha detto che l’hai data a lei
Quella notte che hai deciso di dire la verità.

Leonard Cohen

Quello che ho dentro

Che cosa sarà di me?
E’ tutto così diverso da quello che avevo previsto.
Speravo che mi avreste scritto
da tutti i posti dove sareste passato…
Speravo che le vostre lettere sarebbero state
tanto tanto lunghe…
speravo che avreste alimentato la mia passione
facendomi sperare di rivedervi…
La vostra lontananza, le pratiche della religione,
il timore di mandare in rovina quel poco che mi resta
della mia salute, per tante veglie e tanti affanni,
la scarsa credibilità del vostro ritorno,
la freddezza della vostra passione
e dei vostri ultimi addii,
la vostra partenza che poggiava su dei pretesti
abbastanza meschini
e mille altre ragioni
che non sono che troppo buone e troppo inutili
sembravano permettermi un aiuto sicuro
se mi fosse diventato necessario
per dimenticarvi.
Non avevo che da combattere contro me stessa,
e nonostante questo sto soffrendo.
E soffro soprattutto pensando che
non siete mai stato toccato veramente
dai piaceri che reciprocamente ci davamo!
Sì, solo adesso mi rendo conto
di quanta malafede ci fosse nei vostri atteggiamenti.
Avevate ideato a sangue freddo un disegno;
per farmi bruciare di passione,
e alla mia passione avete guardato come a una vittoria,
il vostro cuore non ne è stato mai toccato profondamente.
Siete soltanto un disgraziato! Nessuna delicatezza è in voi
se avete soltanto saputo approfittare dei miei slanci
per ambizione e non per amore!
Ma è possibile che non abbiate voluto godere
dei piaceri che vi davo?
Si è più felici quando si ama che quando si è amati,
e dunque dovevate amarmi!

da Lettere di una monaca portoghese, autore anonimo

A molti, e a uno di più

Io sono la vostra voce, il calore del vostro fiato,
il riflesso del vostro volto,
i vani palpiti di vane ali…
fa lo stesso, sino alla fine io sto con voi.

Ecco perché amate così cupidi
me, nel mio peccato e nel mio male,
perché affidaste a me ciecamente
il migliore dei vostri figli;
perché nemmeno chiedeste di lui,
mai, e la mia casa vuota per sempre
velaste di fumose lodi.
E dicono: non ci si può fondere più strettamente,
non si può amare più perdutamente…

Come vuole l’ombra staccarsi dal corpo,
come vuole la carne separarsi dall’anima,
così io ora voglio essere scordata.

Anna Achmatova, A molti

Le nove porte

Sogno d’averti notte e giorno fra le braccia
odoro la tua anima che sa di lillà
Oh porte del tuo corpo
sono nove e le ho aperte tutte
oh porte del tuo corpo
sono nove e per me si son tutte richiuse
Alla prima porta
la Chiara Ragione è morta
fu ti ricordi il primo giorno a Nizza
il tuo occhio di sinistra scivola come una biscia
fino al mio cuore
e ancora si riapra la porta del tuo sguardo di sinistra
Alla seconda porta
tutta la mia forza è morta
fu ti ricordi in una locanda a Cagnes
il tuo occhio di destra palpitava come il mio cuore
le tue palpebre battono come batte la brezza un fiore
e ancora si riapra la porta del tuo sguardo di destra
Alla terza porta
ascolta batter l’aorta
e tutte le mie arterie gonfie soltanto del tuo amore
e ancora si riapra la porta del tuo orecchio di sinistraAlla quarta porta
ogni primavera mi scorta
e teso l’orecchio ascolta dal bel bosco
salire questa canzone d’amore e di nidi
così triste per i soldati in guerra
e ancora si riapra la porta del tuo orecchio di destraAlla quinta porta
è la mia vita che ti regalo
fu ti ricordi in treno di ritorno da Grasse
e nell’ombra vicino vicino pian piano
la bocca tua mi diceva
parole di dannazione così perverse e tenere
ch’io mi domando o mia anima ferita
come allora potei senza morire udirle
o parole così dolci così forti che quando ci penso mi sembra di toccarle
e ancora si apra la porta della tua bocca

Alla sesta porta
la putrida tua gravidanza o Guerra abortisca morta
ecco tutte le primavere in fiore
ecco le cattedrali col loro incenso
ecco le tue ascelle col loro divino odore
e le tue lettere profumate ch’io fiuto
per ore e ore
e ancora si riapra la porta della tua narice di sinistra

Alla settima porta
o profumi del passato che un soffio d’aria trasporta
effluvi salini davano sapor di mare al tuo labbro
odore marino odor d’amore sotto le nostre finestre moriva il mare
e l’odore degli aranci t’avvolgeva d’amore
tutta rannicchiata fra le mie braccia
quieta e dolce e tenera
e ancora si riapra la porta della narice di destra

All’ottava porta
due angeli paffuti vegliano su rose tremanti che sopportano
il cielo delizioso delle tue reni elastiche
ed eccomi armato d’una frusta fatta di raggi di luna
gli amorini incoronati di giacinto arrivano a schiere
e ancora si riapra la porta del tuo sedere

Alla nona porta
bisogna che l’amore stesso ne esca
vita della mia vita
mi unisco a te per l’eternità
e attraverso l’amore perfetto e senza collera
giungeremo nella passione pura o perversa
come meglio si vorrà
a saper tutto a veder tutto a udire tutto
ho rinunziato a me stesso nel segreto profondo del tuo amore
o porta ombrosa o porta di vivo corallo
fra le due colonne di perfezione
e ancora si riapra la porta che le tue mani sanno così bene aprire.

E tu nona porta più misteriosa ancora
Che t’apri tra due montagne di perle
Tu più misteriosa ancora delle altre
Porte dei sortilegi di cui non si osa parlare affatto
Anche tu appartieni a me
Suprema porta
A me che porto
La chiave suprema
Delle nove porte
Oh porte apritevi alla mia voce
Io sono il padrone della Chiave.

 Guillaume Apollinaire