Dove è sempre inverno

È superbia infantile ritenere speciali le persone per il solo fatto che hanno risvegliato qualcosa di remoto che dormiva nel cuore.
Non è così.
Nessun amore individuale è speciale, l’amore è un’eccezione, è rivoluzione, perché condiviso.
Così io cresco, da sola, in un giorno d’estate.
Così tu puoi andare, dove è sempre inverno,
amore mio.

Serena Migliorini

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Diario di Luna 23

“La ragazza che morì. E fu resuscitata. Rievoca, ricorda: per favore, non morire di nuovo.” Sylvia Plath

 

At first I was afraid, I was petrified
Kept thinking I could never live without you by my side
But then I spent so many nights thinking how you did me wrong
And I grew strong
And I learned how to get along
And so you’re back
From outer space
I just walked in to find you here with that sad look upon your face
I should have changed that stupid lock, I should have made you leave your key
If I’d known for just one second you’d be back to bother me
Go on now, go, walk out the door
Just turn around now
‘Cause you’re not welcome anymore
Weren’t you the one who tried to hurt me with goodbye
Do you think I’d crumble
Did you think I’d lay down and die?

Oh no, not I, I will survive
Oh, as long as I know how to love, I know I’ll stay alive
I’ve got all my life to live
And I’ve got all my love to give and I’ll survive

Grido

 

Non avere un Dio
non avere una tomba
non avere nulla di fermo
ma solo cose vive che sfuggono –
essere senza ieri
essere senza domani
ed acciecarsi nel nulla –
– aiuto –
per la miseria
che non ha fine –

Antonia Pozzi

Una settimana fa

Questo posto puzza di carne troppo cotta, fettine di manzo grondanti disattenzione.
Ho il vomito in canna, ho fumato troppo e non dormo abbastanza.
Una settimana fa a quest’ora ero tra le sue braccia bugiarde, respiravo il suo profumo doloroso, riempiva l’aria della mia stanza e le lenzuola del mio letto con il suo, il suo respiro saturava l’ambiente. Quanto avrei voluto che si scordasse come si respira, volevo che il semplice movimento meccanico ed involontario dei polmoni  gli diventasse impossibile senza di me!

Adesso invece sono qui e sembrano passati anni, il telefono è vicino a me ed è acceso, la grande città che non è la mia vive e si muove e si contorce sotto i miei piedi, sotto le mie mani, plasma le sue tante storie e stasera anche la mia, forse ridicola, forse assurda.
Non so perché il telefono è acceso, non so cosa spero, non voglio sperare niente, non voglio credere a niente. Vorrei uscire dalla finestra nel cuore della notte, arrampicarmi sull’impalcatura che c’è di fronte alla finestra e mettermi a passeggiare incurante sulle teste altrui.

Una settimana mi lasciavo rassicurare dalle sue parole e mi facevo scopare forte, quasi per scacciare i presagi nello stomaco.
Adesso sono qui con questi fogli, la sveglia che batte troppo forte le sue ragioni, i pensieri a manetta e questo letto vuoto  che cigola vecchiaia e non ho lacrime, non ho sorrisi, non ho paure né speranze, né dolori.
E mi chiedo quanto durerà.

Cit. dal web

Confessioni

Ci sono gli stronzi, ci sono i buoni, e poi ci sono i mezz’uomini.

Quelli nè carne nè pesce, quelli che non sanno essere fino in fondo nè i primi nè i secondi, quelli che vivono sempre tutto a mezza botta, a metà strada, senza sangue e senza nervi.

Ed è proprio il mezz’uomo, la categoria peggiore di tutte. Le altre hanno almeno fatto una scelta di cosa vogliono essere.

Ti auguro di dover pagare sempre lo scotto di essere un mezz’uomo, come io devo pagare quello di essere una donna di cuore e di sangue.

Lunabionda

 

I mattini passano chiari e deserti

I mattini passano chiari
e deserti. Cosí i tuoi occhi
s’aprivano un tempo. Il mattino
trascorreva lento, era un gorgo
d’immobile luce. Taceva.
Tu viva tacevi; le cose
vivevano sotto i tuoi occhi
(non pena non febbre non ombra)
come un mare al mattino, chiaro.
Dove sei tu, luce, è il mattino.
Tu eri la vita e le cose.
In te desti respiravamo
sotto il cielo che ancora è in noi.
Non pena non febbre allora,
non quest’ombra greve del giorno
affollato e diverso. O luce,
chiarezza lontana, respiro
affannoso, rivolgi gli occhi
immobili e chiari su noi.
È buio il mattino che passa
senza la luce dei tuoi occhi.

Cesare Pavese

Hamlet where are you?

Una parola rotta

un turbine di vento

a rovesciare il cielo

e si scolora l’alba

fuggono via  farfalle

da un finto mattino.

Resta uno scintillio di pelle

fra le dita

l’odore in bocca

un rubinetto rosso sangue

goccia a goccia

e un suono stridulo –

l’eco del tuo canto.

Amleto, dove sei?

Lunabionda