Nella mia mente

“Si innamorò come si innamorano tutte le donne intelligenti: come un’idiota.”

 

Diego nelle mie urine
Diego nella mia bocca – nel mio cuore
– nella mia follia – nel mio sogno
nella carta assorbente – nella punta della penna
nelle matite – nei paesaggi – nel cibo – nel metallo
nell’immaginazione.
Nelle malattie – nelle rotture – nei suoi pretesti
nei suoi occhi – nella sua bocca – nelle sue menzogne.

Frida

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Di Luna congelata

Con questa solitudine
infida
e tranquilla
con questa solitudine
di crepe consacrate
di ululati lontani
di mostri di silenzio
di forti ricordi
di luna congelata
di notte per gli altri
di occhi spalancati
con questa solitudine
inutile
e vuota

si può a volte
capire
l’amore.

Mario Benedetti 

Diario di un dolore

Tutte queste note non sono forse gli assurdi contorcimenti di chi non vuole accettare il fatto che nella sofferenza non si può fare altro che soffrire?
Di chi è ancora convinto che esista un sistema (se solo riuscisse a trovarlo!) per cambiare il soffrire in non soffrire. Non fa differenza stringere i braccioli della poltrona del dentista o tenere le mani in grembo. Il trapano continua a trapanare.
Che cosa vogliono dire quelli che proclamano: “Non ho paura di Dio, perché so che è buono”? Non sono mai stati da un dentista?

Clive S. Lewis

Diario di Luna, 22

 

Ogni giorno rassomigli di più al cadavere che un giorno diventerai, eppure ti amo sempre, scriveva Sartre.

Ogni giorno rassomiglio di più al cadavere che un giorno diventerò, eppure mi ami sempre.

Ogni giorno sono più innamorata di un altro, eppure ti amo sempre…

Lunabionda

 

Ph Laura Makabresku

Vuota il tuo sacco, su, parla, poetessa

La sento la mia vita, me la imparo,
fino al fegato adesso, fino al fiele;
oh nera un tempo enorme senza chiaro,
fedele della notte più infedele.

E’ lungo questo tempo senza fine
il mio cuore senza fine nel tempo.
E’ nero lungo un tempo senza fine
per non morire prima del suo tempo.

Vuota il tuo sacco, su, parla, poetessa:
io fiorisco e disfoglio e rigermoglio
per dare la procura di me stessa
a chi non può o non vuole quel che voglio.

Dicevo: Amore mio, vorrei annegare
nell’acqua chiara dei tuoi occhi chiari,
finire finalmente di aspettare
giovani giorni, cari giorni chiari.

Per me dentro di me oltre la mente
il suo corpo su me come una coltre
ma oltre il corpo in me furiosamente
in me fuori di me oltre per oltre…

Sta’ zitto, cuore. Taci, anima nera.
Ora so quel che c’era da sapere.
Principio di purpurea primavera?
Quattro colpi di cazzo e ho da godere?

Superba mendicante dell’amore,
scongiuravo: Fa’ ammenda alla mia fame,
dammelo ogni mio oggi il pane amore,
liberami dai mali, amore. Amen.

Dove sei, gli chiedevo, col mio cuore?
Ho freddo e ho per amante la mia mano
E faccio sogni e sogni di terrore
e non ho tregua qui e invanisco in vano.

Cosa fai, gli chiedevo, col mio cuore?
Quanto disti da me, in linea retta?
Quanti chilometri di batticuore?
Quando mi dai l’amore che mi spetta?

Una boccata di buio? No. Meno.
Nemmeno. Abbocca, carne di carnaio!
Lecca le labbra, vieni, vieni almeno…
Io più in alto di te cado, scompaio…

 

Patrizia Valduga