Riso amaro

Recitar! Mentre preso dal delirio,
non so più quel che dico e quel che faccio!
Eppur è d’uopo… sforzati!
Vesti la giubba e la faccia infarina.
La gente paga, e rider vuole qua.
E se Arlecchin t’invola Colombina,
ridi, pagliaccio… e ognun applaudirà!
Tramuta in lazzi lo spasmo ed il pianto;
in una smorfia il singhiozzo e il dolor…
Ridi, pagliaccio, sul tuo amore infranto!
Ridi del duol che t’avvelena il cor!

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Diario di Luna

Lui disse: “Come sono contento che ti siano piaciute e che non ti abbiano delusa le pennette!

Ma un bacio, io lo gradirei…

Lei sorrise e con un po’ di imbarazzo si alzò e si chinò su di lui, senza curarsi più degli sguardi sorpresi o scandalizzati della gente tutta intorno. Quella che l’aveva vista sollevarlo dalla sedia in avanti, e porgergli il bicchiere alle labbra perché, non poteva farlo da solo.

Historia de un amor.

 

Lunabionda

Diario

“Io vivo per tormentarlo, e per ricordargli  tutti i giorni che cos’è il dolore che mi ha dato” pensò Catherine.

“Anche io” dimostrò Heathcliff.

La passione non ottiene mai il perdono, scrisse Pasolini.

 

Lunabionda

Giorni

“Fa chiaro già su quel pendio

E c’è negli alberi un fruscio

Che riconosco io.

E mi ricordo la grande collina

Com’era verde la vigna

E quel tacco che ho perduto io

E tu ridevi e rubavi ciliegie

Le nostre labbra accese

Una cosa sola si era noi.

Amore mio

Ero io

Non pensavo mai

Non volevo io nessuno

Non vedevo io nessuno

Come te per me nessuno

Più di te per me nessuno

Non c’è stato mai nessuno, no.

Tu nei giorni miei

Portavi un gusto che non ritrovo più”

Come tutti i morti della terra

 

Non ti conosce il toro, non il fico,
né i cavalli né le formiche della casa.
Non ti conosce il bambino né la sera
perché tu sei morto per sempre.

Non ti conosce il dorso della pietra,
né il raso nero dove ti distruggi.
Non ti conosce il tuo ricordo muto
perché tu sei morto per sempre.

Verrà l’autunno con le conchiglie,
uva di nebbia e monti aggruppati,
ma nessuno vorrà guardare i tuoi occhi
perché tu sei morto per sempre.

Perché tu sei morto per sempre,
come tutti i morti della Terra,
come tutti i morti che si scordano
in un mucchio di cani spenti.

Lorca, Lamento per Ignacio Sanchez Mejinas

 

Nuda e cruda

“Non so che cosa dire”.

Il miglior alibi della vigliaccheria.

Te lo dico io cosa avresti dovuto dire quando stavo come in punto di morte e mi hai lasciato sola: Ci sono, Ale, ti sono vicino, Ale, sono preoccupato per te, Ale. Ti voglio bene, Ale.

“E’ meglio per lei se non ci sentiamo più”. Ma che cuore d’oro, ma che anima pia… Sembrano le frasi da manuale come: ti lascio per il tuo bene.

Ma come mai queste frasi si sentono sempre “postume”, e mai quando ti sei approfittato di me, del mio amore, della mia sconfinata pazienza, solo per nutrire il tuo sconfinato egoismo?

Ma non piango, non più per te. Piangerò solo il giorno in cui ti poterò un mazzo di fori sulla tomba, e questo basta

Ti auguro tanta infelicità. (e Non me ne pento.)

Lunabionda (A.)

 

 

 

Diario

Non muore, dottò, non muore!

A chi non ha cuore non gli può venire l’infarto.

Don Mì, io sto ccà. ‘A “poveretta” è vivente! ‘A Madonna m’ha fatt ‘a grazia. Siamo marito e moglie, Don Mì.

Edoardo, Filumena Marturano

Cristallo

 

Evaporata in una nuvola rossa
in una delle molte feritoie della notte
con un bisogno d’attenzione e d’amore
troppo, “Se mi vuoi bene piangi ”
per essere corrisposto,
valeva la pena divertirvi le serate estive
con un semplicissimo “Mi ricordo”.
E poi sospesa tra i vostri “Come stai”
meravigliata da luoghi meno comuni e più feroci,
tipo “Come ti senti amica, amica fragile,
se vuoi potrò occuparmi un’ora al mese di te”
E ancora uccisa dalla vostra cortesia
nell’ora in cui un mio sogno
ballerina di seconda fila,
agitava per chissà quale avvenire
il suo presente di seni enormi
e il suo cesareo fresco,
pensavo è bello che dove finiscono le mie dita
debba in qualche modo incominciare una chitarra.

Fabrizio De André