The end of Love

“Niente? Non vedi niente?  Non ricordi Niente?”

“Ricordo: quelle sono le perle che furono i suoi occhi.”

Thomas Eliot, The wasted land

Foglie morte

Quale distanza
hai messo
tra di noi?
Con quale aereo
ti potrò raggiungere
nel vuoto buio
in cui ti immagino?

Ma non c’è fruscio di foglie
o folata di vento
in cui non mi sembri di sentire
la tua voce.
Mentre mi allontano dal mondo.

Giovanni Gastel

Ma…

Dietro la bottiglia
i baffi della gatta,
le referenze
le darò domani.

Ora mi specchio
e mi metto il cappello,
aspetto visite aspetto
il suono del campanello.

Occhi bruni belli e addormentati…

Ma d’amore
non voglio parlare,
1’amore lo voglio
solamente fare.

Patrizia Cavalli

Quando…

Quando morirò voglio le tue mani sui miei occhi.
Voglio che le tue orecchie continuino a udire il vento,
che fiuti l’aroma del mare che amammo uniti
e che continui a calpestare la sabbia che calpestammo.
Voglio che ciò che amo continui a esser vivo 
e te amai e cantai sopra tutte le cose,
perciò continua a fiorire, fiorita,
perché tu raggiunga tutto ciò che il mio amore ti ordina,
perché così conoscano la ragione del mio canto.”

Neruda

Un canto come un fiume

Ora sta sulla pietra Ignazio il ben nato.
Ormai è finita. Che c’è? Osservate il suo aspetto!
La morte lo ha coperto di pallidi zolfi
e gli ha messo una testa di scuro minotauro.

Ormai è finita. La pioggia entra nella sua bocca.
Il vento come pazzo il suo petto ha scavato,
e l’Amore, inzuppato di lacrime di neve,
si riscalda sulla cima di pascoli taurini.

Che cosa dicono? Un silenzio putrido riposa.
Siamo con un corpo presente che si sfuma
con una forma chiara da usignoli
e la vedemmo riempirsi di buchi senza fondo.

Chi increspa il sudario? Non è vero quello che dice!
Qui nessuno canta, né piange nell’angolo,
né pianta gli speroni né spaventa il serpente:
qui non desidero altro che degli occhi rotondi
per vedere questo corpo senza possibile riposo.

Voglio vedere qui, gli uomini di voce dura!
Quelli che domano cavalli e dominano i fiumi:
gli uomini cui risuona lo scheletro e cantano
con una bocca piena di sole e di sassi.

Qui, io voglio vederli! Davanti a questa pietra.
Davanti a questo corpo con le redini rotte.
Voglio che mi mostrino l’uscita
per questo capitano legato dalla morte.

Io voglio che mi insegnino un pianto come un fiume
che abbia dolci nebbie e profonde rive,
per portar via il corpo di Ignazio e che si perda
senza ascoltare il doppio fiato dei tori.

F. Garcìa Lorca, Lamento per Ignacio

 

 

Il coltello e la ferita

“Qualche anno fa il dottore era stato colpito da uno strano tipo di malattia. Si mise a sperimentare vari rimedi per tenerla a bada ma essa tornava in forme sempre più acute e alla fine… distillò due diverse sostanze e dopo averle provate ebbe la certezza di aver trovato la cura che però prese una forma che lui non si aspettava.”
“Quale forma?”
“Me. Ero io la cura.”
“Di che malattia si tratta?”
“Potrei definirla una frattura che mi ha lacerato l’anima… Qualcosa che mi ha lasciato dentro come un intenso desiderio di oblio.”
Era inevitabile. Fin dal momento in cui scoprii come ottenere ciò che avevo sempre desiderato: essere il coltello che ferisce e insieme la ferita.

Mary Reilly, da Lo strano caso del dottor Jekyll e di Mr Hyde

Autoritratti

Angela, Angela, angelo mio,

quando ti ho detto che voglio andarmene

volevo solo vederti piangere,

perchè mi piace farti soffrire.

Ma tu stasera invece di piangere

guardi il mio viso in un modo strano,

come se fosse ormai lontano.