Ballata dell’amore cieco o della vanità

Non era il cuore,

non era il cuore

non gli bastava quell’orrore,

le disse “Amor, se mi vuoi bene, tagliati dei polsi le quattro vene.”

Le vene ai polsi lei si tagliò, e correndo da lui tornò.

La vanità fredda gioiva, qualcuno s’era ucciso per il suo amore.

 

 

Annunci

Ah, tu pensavi…

Ah, tu pensavi che anch’io fossi una
che si possa dimenticare
e che si butti, pregando e piangendo,
sotto gli zoccoli di un baio.

O prenda a chiedere alle maghe
radichette nell’acqua incantata,
e ti invii il regalo terribile
di un fazzoletto odoroso e fatale.

Sii maledetto. Non sfiorerò con gemiti
o sguardi l’anima dannata,
ma ti giuro sul Paradiso,
sull’icona miracolosa
e sull’ebbrezza delle nostre notti ardenti:
mai più tornerò da te.

La grande Anna Achmatova

La passione non ottiene mai perdono

Heathcliff aveva messo un ginocchio a terra per abbracciarla, e quando cercò di rialzarsi, lei lo prese per i capelli e lo fece star giù.
Io vorrei poterti tenere così fino a che fossimo morti tutt’e duedisse lei amaramente. – Che cosa mi importa di quel che soffriresti? Le tue sofferenze mi sono indifferenti. Perchè non dovresti soffrire, tu? Io soffro. Mi dimenticherai? Sarai felice quando sarò sottoterra? Dirai, fra vent’anni: <<Questa è la tomba di Catherine Earnshaw. L’ho amata tanto tempo fa, e sono stato infelice, quando l’ho perduta. Ma ora è finita. Ne ho amate tante altre, dopo.>>. Dirai così, vero Heathcliff? –
– Non torturarmi fino a farmi diventare pazzo come te! – gridò lui a denti stretti, liberandosi bruscamente le testa con uno strattone.

Quei due esseri, per uno spettatore a mente fredda, formavano uno spettacolo strano e terribile. Il viso pallido di Catherine rifletteva un rancore selvaggio e vendicativo; i suoi occhi erano scintillanti, le sue labbra esangui; e nelle dita chiuse teneva qualche ciocca dei capelli di lui che aveva afferrato. Il suo compagno, aiutandosi con una mano a rialzarsi, le aveva afferrato il braccio con l’altra: e la dolcezza da lui adoperata era così poca in proporzione alle esigenze della condizione di Catherine, che quando la lasciò, vidi quattro distinte macchie livide sulla pelle chiara di lei.

Emily Bronte

Vattene in convento

 

Amleto “Una volta vi amavo.”

Ofelia “Mio signore,
confesso, me l’avete fatto credere.”

Amleto “Non m’avresti dovuto prestar fede;
ché non si può innestare la virtù
sul nostro vecchio tronco
e fargli perdere la sua natura.
Io non t’ho mai amata.”

Ofelia “Tanto più mi considero ingannata.”

Amleto “Va’ in un convento. Perché ti vuoi fare
procreatrice di peccatori? Anch’io
son virtuoso abbastanza, e tuttavia
mi potrei incolpar di tali cose,
da pensar che sarebbe stato meglio
mia madre non m’avesse partorito.
Sono molto superbo,
vendicativo, pieno d’ambizione,
con più peccati pronti ad un mio cenno
che pensieri nei quali riversarli,
o fantasia con cui dar loro forma,
o tempo sufficiente a consumarli.
Che ci fa al mondo un essere così?
Sempre a strisciare qui, tra cielo e terra?
Siamo grandi canaglie, tutti quanti:
farai bene a non credere a nessuno.
Va’, vattene in convento…”

Shakespeare, Amleto

La solitudine migliore

Buongiorno anima mia,
aperta la lucidità degli occhi,
ho sospirato il tuo nome fra le labbra secche
e sentito un dolore stretto
alla base del collo. 
Preciso come una spina, ma io
non sono una rosa.
Deve essere il calore della tua assenza,
che scherza
con il freddo del mio corpo.
Dicono sia estate, anima mia,
ma io ad altro non credo
che nella malinconia gentile
delle tue metamorfosi quotidiane (ché tu, fra tutte
sei la mia solitudine migliore).

Serena Migliorini

Barbara

“Oh Barbara, quelle connerie la guerre!
Qu’es-tu devenue maintenant
Sous cette pluie de fer,
De feu, d’acier, de sang?
Et celui qui te serrait dans ses bras
Amoureusement
Est-il mort disparu ou bien encore vivant?”

 

No, il est mort pour tojours.

 

Que tu quieres? (Cosa desideri?)

Più volte con i miei occhi ho visto la Sibilla di Cuma
che pendeva dentro un’ampolla, e i ragazzi le chiedevano: ‘Cosa vuoi?’
‘Voglio morire’ lei rispondeva.”

Troppe volte il vento ha portato via le mie parole.
Potesse portare via, ora, anche me stessa.

Sono un destino.

Sono il destino di chi viaggia, sono il destino di chi combatte, sono il destino di chi ama, sono il destino di chi vive.

Tanti sorridono, ascoltando le mie parole.
Io sorrido con loro.

Tanti muoiono, ascoltando le mie parole.
Non muoio mai con loro.

Posso scrivere la vita, il destino, la morte di chiunque.
Ma non posso scrivere la mia.

Ho visto miliardi di nuvole candide soffocare nell’afa di cieli troppo azzurri, la mia pelle ha assaggiato la leggerezza assassina delle piogge di mille estati e mille aliti di vento hanno levigato e consumato le mie mani tese ad accogliere raggi sporchi di tiepidi soli primaverili.

Sono stata l’alba che ogni giorno infuoca il cielo, sono stata stelle che annegano in cieli neri, sono stata schiuma che increspa il mare,  sono stata radice spuntata tra il marmo, sono stata linfa che scorre tra gli alberi, sono stata una donna, sono stata un destino, sono stata mille destini, ma non posso essere il mio.

Ho scritto la vita in tutte le sue forme, ho visto la vita in tutte le sue forme, ho vissuto la vita in tutte le sue forme.

Nella morte c’è un profumo che la vita non sa sentire.

Mi manca quel profumo.

Ho sedotto i miei condannati per sedurre in loro la morte.
Non mi ha mai nemmeno guardata.

La chiamano immortalità, la mia.
Io la chiamo condanna a vivere.

Cit.

La Luna

“Ma io volevo baci larghi come oceani in cui perdermi e affogare…”

mi è sempre piaciuto l’incipit di questa poesia.

Se dovessi riassumere ciò che sono, sarebbe subito con questi versi.

Ma non li ho avuti. E se li ho avuti, sono stati solo l’illusione breve di un momento, come una lieve folata di vento.

Avrei voluto un Amore, con la A. Avrei voluto, forse, dei figli, e una figlia.

Ma ora a 39 anni, e col cuore rotto in mille cocci spezzati che non sanno ricomporsi, non credo che avrò mai più ciò che profondamente ho sempre desiderato.

Tutti vogliono Lunabionda, la donna attraente e disinibita, sensuale e intensa. Ma nessuno l’ha mai veramente saputa amare e tenere con sè, per quello che lei era, per quello che lei è.

Non esistono cieli per Lunabionda, ma solo crepuscoli, e sciocche inutili romanticherie che un giorno lei stessa si stancherà perfino di avere accarezzato perfino nel sogno.

Lunabionda