Elegia

No, non voglio vederlo!

Di’ alla luna che venga,
non voglio vedere il sangue
di Ignazio sulla sabbia.

No, non voglio vederlo!

Una luna spalancata,
cavallo di quiete nubi,
e l’arena grigia del sogno
con salici in prima fila.

No, non voglio vederlo!
Il mio ricordo si brucia.
Avvisate i gelsomini
dalla bianchezza minuta!

Non mi dite di vederlo!
Non voglio sentire il fiotto
farsi ogni volta più debole;
questo fiotto che rischiara
le tribune e si rovescia
sopra il velluto e il cuoio
di quella folla assetata.
Chi mi grida di affacciarmi?
Non mi dite di vederlo!

Non ci fu principe di Siviglia
che comparargli si possa,
né spada come la sua
né cuore così vero.
Come un fiume di leoni
la sua forza meravigliosa,
e come un busto di marmo
la sua armoniosa prudenza.
Aria di Roma andalusa
gli profumava la testa
dove il sorriso era un nardo
di sale e d’intelligenza.

No.
No, non voglio vederlo!
Non c’è calice che lo contenga,
non c’è rondini che se lo bevano,
non c’è brina di luce che lo geli,
né canto né diluvio di gigli,
non c’è cristallo che lo copra d’argento.
No.
Io non voglio vederlo!

F. Garcia Lorca, da Compianto per Ignacio Sanchez Mejinas

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