Stanze vuote

Nella mia testa
c’è sempre stata una stanza vuota per te
quante volte ci ho portato dei fiori
quante volte l’ho difesa dai mostri

Adesso ci abito io
e i mostri sono entrati con me

Michele Mari

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E’ meglio che ogni fibra si spezzi

È meglio che ogni fibra si spezzi
e vinca la furia,
e il sangue vivo inzuppi
divano, tappeto, pavimento
e l’almanacco decorato con serpenti
testimone che tu sei
a un milione di verdi contee da qui,
piuttosto che sedere muti, con questi spasmi
sotto stelle pungenti,
maledicendo, l’occhio sbarrato
annerendo il momento
che gli addii vennero detti, e si lasciarono partire i treni,
ed io, gran magnanimo imbecille, così strappato
dal mio solo regno.

Sylvia Plath

Senza titolo

Avevo scritto un post intriso di odio, di rancore e di dolore, ma poi l’ho cancellato. Perchè io non sono questo, io sono altro. E perchè il rancore serve solo ad avvelenarci l’anima, ma senza risolvere la causa del dolore.

Ho raccontato più di una volta la mia storia: a volte si sente il bisogno di trovare un luogo vergine da tutto, dove poter deporre le parole, e le parole hanno urgenza di uscire.

La mia vita, come quella di tanti, non è mai stata facile, piena di lutti, di mancanze e di solitudine, ma l’unica cosa, quell’unica cosa e momento di felicità che avevo trovato dopo lunghi anni, mi è stato negato. Potrei dire che non è mai esistito, che me lo sono sognato, ma non è così. Semplicemente è svanito nel nulla, inghiottito dall’ombra, distrutto da una malattia e da un modo ancora più malato di amare che ha distrutto anche me. Non desidero altro nella vita che amare ed essere amata, una volta un caro amico mi disse: tu sei Lunabionda, tu sei nata per l’amore. Ma pare che l’amore non sia fatto per me. Altrimenti non starei qui a sentirmi morire dentro perchè quello che amavo, amante, marito, padre, fratello, figlio, tutto ciò che un uomo può essere per una donna, non esiste. E mi ha abbandonata, come tutti quelli che non ci amano veramente, del resto. E’ pura illusione. L’ennesima, e la peggiore di tutte. Altrimenti come avrebbe fatto a trattarmi così crudelmente? Un dolore, un’amarezza, che non troverà mai consolazione. Se non era lui l’amore, allora l’amore non esiste.

“Qui ti stringo al mio cuore, amore mio, morto a me da lunghi anni oramai.”

Lunabionda 

Autoritratto

Io non ho più parole: le ho esaurite tutte.

Io non ho più una vita: si è consumata tutta.

Io non sono più io,

dunque lascio parlare solo l’arte.

E grazie di cuore, sempre, a chi mi ascolterà, andando oltre al fatto assodato che alla gente non piace il dolore.

“Ma che le ho fatto? Era solo qualche piccolo colpo di pugnale” disse un uomo dopo aver massacrato la moglie, e a quel fatto di sangue si ispirò il dipinto di Frida.

Qualche piccolo colpo di pugnale

Frida Kahlo

Anatomia dell’Inferno

Nel corso della nostra vita, costruiamo relazioni che ci portano a dare il meglio di noi, ma ci troviamo anche immersi in rapporti devastanti che ci consumano e ci sfiancano, arrivando a rinchiuderci, doloranti, in gabbie costruite da predatori emotivi.

Così come in natura esistono predatori animali che annientano i più deboli per cibarsene, negli esseri umani possiamo assistere ad un fenomeno simile, i cui protagonisti sono i predatori emotivi. Questi non si alimentano delle persone più deboli, bensì delle più giuste e forti, quelle che possiedono un dono invidiabile.

La vita di un predatore emotivo è un gioco di strategie con scopi egoisti. Un predatore emotivo è un maestro del camuffamento; questa strategia è più efficace nelle relazioni più intime, come quella tra due partner. Così come un camaleonte trasforma il suo aspetto in funzione dei colori del suo ambiente, anche il predatore ha questa proprietà: si adatta in modo tale da provocare danni profondi alla vittima senza che nessuno se ne renda conto.

I predatori sono assetati dell’energia altrui, sono immersi in un universo di rabbia e risentimento verso tutto ciò che non sono capaci di sentire e apprezzare.

Le loro vittime sono persone buone, allegre, oneste, vitali, entusiaste e dotate di qualità di cui loro stessi scarseggiano e che invidiano, poiché rappresentano tutto ciò che non possono essere. Per questo motivo, sentono il bisogno di rovinare, annichilire, umiliare e distruggere tutto ciò che ricorda loro questo fatto. La caratteristica principale di un predatore emotivo è la sua incapacità di entrare in contatto con i suoi sentimenti, a cause dell’assenza di una connessione emotiva tra la sua mente e le sue emozioni. Tale mancanza di sintonia, di solito, proviene da un momento molto lontano nel tempo, dunque il predatore vi si è adattato e non la vede come un handicap.

Molte di queste “mancate connessioni” hanno origine nell’infanzia: i sentimenti hanno mandato il sistema in cortocircuito con una scarica talmente forte, da portarlo a sconnettersi per difendersi. È così che sono sparite le emozioni ed è rimasta solo la loro razionalizzazione, una logica secondo cui le persone possono essere trattate come oggetti per raggiungere determinati scopi.

I predatori emotivi provano un forte senso di auto-rifiuto e di avversione per se stessi a causa della loro incapacità di provare emozioni; per non essere scoperti, si nascondono continuamente dietro a delle maschere.

Si sentono disorientati, diversi e spesso vittime del loro destino. Il modo in cui trattano gli altri è una semplice replica del trattamento che hanno ricevuto.

Non sono per nulla empatici, ma fingono di farlo. Prima seducono le loro vittime per mezzo della vicinanza e del tempo, poi le influenzano, ed infine riescono a dominarle, privandole di ogni briciolo di libertà e autonomia. Un processo complesso e silenzioso in cui costruiscono una strategia simile ad una ragnatela con cui intrappolare le loro vittime.

Una vittima può mantenere per molto tempo una relazione con un predatore emotivo senza rendersene conto. Talvolta non lo scopre finché non è emotivamente esausta e sente di aver perso tutta la sua essenza precedente.

Dal web

Nuda

Io non sono fatta per la vita. In me tutto è incendio. Io sono una creatura scorticata a nudo, e tutti voi portate una corazza. Tutti voi avete: l’arte, la vita sociale, la famiglia, il dovere, io nel profondo non ho nulla. Tutto cade come pelle, e sotto la pelle carne viva o fuoco.

Marina Cvetaeva

Medea e il dolore delle donne

Ieri sera, guardando a teatro la Medea secondo Gabriele Lavia, mi sono commossa

L’eroina tragica e perversa, la strega, la fattucchiera, l’assassina, la donna barbara  e vendicativa; ma anche e soprattutto Medea l’abbandonata, quella che piange notte e giorno di un dolore sordo che non troverà mai consolazione, quella che vegeta sopra un letto di morte, quella che grida di voler morire per il troppo dolore, quella che dice di voler vedere morto l’uomo che amava, e per il quale ha rinunciato a tutto.

La donna tradita e offesa dall’uomo che amava sopra ogni cosa, la straniera che subisce violenza da una società che non la comprende, la moglie che ha perso tutto quando ha perso l’amore, il rispetto e la lealtà del marito che l’ha ripudiata, la donna che ama di un amore totalizzante, che solo quando si trasforma in fiele diventa scomodo.

Perchè Medea, nonostante sia una tragedia greca del V secolo avanti Cristo,

è Me.

E’ tutte le donne ferite a morte, tradite nell’anima o nel corpo, lei è tutte le ripudiate, le abbandonate, le sole, le ferite, lei è tutte le donne col fuoco nel sangue e che non conoscono altra vita che fuoco non sia.

Lei è donna di passioni e di dolore. E’ la Donna, la Femmina, l’Amore cieco e smisurato che si trasforma in odio feroce e in razionale, calcolata follia. E se non fosse senza misura, del resto, che amore sarebbe? E se non fosse cieca e furiosa, che passione sarebbe?

Lei dice: “Voglio morire e voglio vederlo morto, quell’uomo infame.” Una dichiarazione smisurata, eccessiva, piena di violenza. Incomprensibile per molti, ma comprensibile per chi sente l’amore e la passione come un Assoluto.

Perchè quando si sente, si vive e si ama senza misura, non esistono mezzi termini.

Lunabionda

 

Della passione e di altri demòni

  Una donna è piena di paure,

   non sa usare la forza, trema a vedere un’arma;

   ma quando è ferita come moglie,

e tradita e offesa nel suo letto,

   non c’è un cuore più violento e sanguinario del suo.

Lui che era tutto per me, lui per il quale a tutto ho rinunciato

per seguire i suoi falsi giuramenti,

deve soffrire come ha fatto soffrire me.

E voi, donne di Corinto, che dite che non conosco misura,

dite così perché non conoscete il mio dolore.

Io so che questo è male,

ma la passione, in me, è più forte della ragione.

da Medea, Euripide

Senso

Rumba sensual.

Intreccio di carni

respiro, sudore, emozione

il tuo sguardo il mio sguardo

come un unico senso che vibra,

anche incastrate

fiato sul collo

corpi allacciati

ritmo che infiamma.

Ballando la vita,

vagheggiando oscene lenzuola

mentre l’alba irrompe furtiva

e noi siamo ancora qui,

a incrociare gli sguardi,

a rincorrere i sogni,

strisciandoci addosso,

veri e impalpabili,

carnali e leggiadri,

nell’odore della notte

che profuma di sesso e di eterno.

Lunabionda