E poi

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Come in uno specchio

Così mi fissa d’improvviso dallo specchio Ofelia,

la ripudiata.

I suoi occhi sono un mare profondo dove affondano senza fine

le mie dita,

petali sfatti dalla luce del giorno.

Ha il volto nudo e gli occhi di luna piena,

una parola atroce ed una di splendore,

la Signora dei molti dolori.

E in quello specchio anch’io mi seppellisco.

Lunabionda

Ph Marta Bevacqua

 

 

Your latest trick – Il tuo ultimo trucco

I don’t know how it happened
It all took place so quick
But all I can do is hand it to you
And your latest trick

Now it’s past last call for alcohol
Past recall has been here and gone
The landlord finally paid us all
The satin jazzmen have put away their horns
And we’re standing outside of this wonderland
Looking so bereaved and so bereft
Like a Bowery bum when he finally understands
The bottle’s empty and there’s nothing left

I don’t know how it happened
It was faster than the eye could flick
But not all I can do is hand it to you
And your latest trick

Per eccesso di passione

Voglio possederti come la morte possiede,voglio raccoglierti come un fascio spicanardo legato con un vimine, così che possa essere impugnato come l’asta di un gonfalone. E poi voglio disperderti, soffiare sopra te e disperderti come il tarassaco si disperde al vento, disperderti alla rosa dei venti, discioglierti nel Gran Tutto – Pan.

Gabriele D’Annunzio a Eleonora Duse

Ph Laura Makabresku

Una torrida estate

Prologo e primo capitolo di un racconto lungo da me scritto alcuni anni fa, tra letteratura e vita. Grazie, come sempre, a chi vorrà leggere.

Le note languide di una canzone cubana si propagavano in sottofondo attraverso la parete. Ritmo lento, parole intrise di dolce malinconia, echi di terre lontane si mischiavano all’afa del pomeriggio fiorentino. Greta ascoltava le note suadenti che parlavano di amori passionali e miseria fissando ancora il soffitto della camera. Il ventilatore, nella penombra della stanza da letto, riecheggiava uno scenario esotico che per un attimo la proiettò direttamente sulle bianche spiagge caraibiche. Le sembrava quasi di udire anche il rumore dell’oceano sul lungomare dell’Havana. O forse quello non era che l’effetto del bagno di piacere da cui era appena riemersa.

Già te ne vai?”

Si, stasera ho una cena e prima ne approfitto per fare un salto in piscina a fare una nuotata.”

Si voltò sul fianco a guardarlo mentre si rivestiva. Ancora una volta pensò che non era bello, non era mai stato neppure il suo tipo, in verità. Osservava il suo corpo poderoso, le dita tozze alle prese con i bottoni della candida camicia griffata, e pensava che non era il suo tipo. Eppure non poteva fare a meno di lui. Rimase a guardarlo mentre finiva di rivestirsi e usciva dalla stanza a passi decisi. Non uno sguardo, non una carezza. Come sempre. Sprofondavano l’uno nel corpo dell’altra ma subito dopo tornavano ad essere come due estranei, o meglio due conoscenti che poco hanno da spartire.

E anche stavolta va così. Ognuno tornerà alla sua vita come se nulla fosse successo.

Pensando a questo Greta si alzò lentamente dal letto, ancora umido di sudore e di umori, contemplò per un istante la sua nudità, dinanzi allo specchio che campeggiava proprio di fronte al letto. Lui lo aveva messo lì, lo specchio barocco grande quasi quanto l’intera parete, per rimirarsi mentre possedeva la donna di turno. O almeno questo Greta aveva sempre pensato. Fin dalla prima volta che l’aveva visto, quello specchio. Era passato quasi un anno ormai, ma a lei sembrava una vita fa.

Me ne vado. Tolgo il disturbo.”

Lui la guardò con aria vagamente perplessa sulla soglia della porta.

No, ma che disturbo! Rimani ancora se vuoi, non vado via subito.”

Il solito paraculo. E ti pareva che per una volta chiamava le cose col loro nome, ipocrita stronzo!

Ma no, preferisco andare. Ne approfitto anch’io per sistemare un po’ di cose a casa prima di cena” rispose in tono neutro, finendo di allacciarsi i sandali alle caviglie.

Allora ciao… Ci sentiamo” gli disse quasi in un sussurro, lui accennò un sorriso. Un sorriso su quella faccia da schiaffi che avrebbe voluto spaccargli con un solo fendente. Era sempre così. La rabbia che le suscitava era direttamente proporzionale al desiderio che aveva di lui. Gli cinse la nuca con le mani, e infilando le dita tra i suoi capelli folti lo baciò con passione. Un bacio non abbastanza lungo quanto il tempo che, probabilmente, avrebbe dovuto passare senza di lui. Non avrebbe voluto più staccarsi dalla sua bocca, mai più. Stringendolo a sé assaporò per gli ultimi istanti il contatto col suo corpo caldo e vigoroso, voleva stampare nella mente quella sensazione intensa che provava ogni volta. Passione e nostalgia in una mistura letale. Ogni volta faticava a staccarsi dal suo corpo, quasi fosse una calamita. Era ancora lì con lui e già sentiva quell’odioso senso di mancanza che conosceva bene. Avrebbe voluto dirgli che non poteva fare a meno di lui, che tutte le sere si addormentava desiderando di farci l’amore, che passava le settimane divorata dal desiderio. Di ascoltare il rumore del suo respiro, il suono della sua voce, di sentire l’odore della sua pelle e la morbidezza dei suoi capelli fra le dita. Avrebbe voluto dirgli che forse lo amava, o forse no, ma di certo viveva in funzione di lui. Invece si limitò a sorridere lievemente e a dirgli di nuovo ciao.

Ciao Greta.”

Gli voltò le spalle e iniziò a scendere le scale a passi rapidi. Le lacrime le scendevano a tradimento lungo le guance, senza che potesse trattenerle.

Basta. E’ l’ultima volta, questa è l’ultima volta che lo vedo. Addio, Antonio.

Lunabionda

Diamanti e ruggine – Diamonds and rust

Well I’ll be damned
Here comes your ghost again
But that’s not unusual
It’s just that the Moon is full

Now you’re telling me
You’re not nostalgic
Then give me another word for it
You who are so good with words
And at keeping things vague
Because I need some of that vagueness now
It’s all come back too clearly
Yes I loved you dearly

La Tristesse

Lacrima dolce
unico cuore che stringe
piede d’oriente
maga di anime
cuore che piange
stella d’argento
magica scelta
di un dubbio eterno
l’eterno non conta
conta se sono sicuro
lavato
col bagno della tua essenza
chiedo pazienza
mostra gli armadi
rendimi nudo
ti prego ancora
fammi volare
tra le tue mani
ancora baciami
leccami, uccidimi

è la tristezza che ci nasconde
perle coperte di polvere
è la tristezza che ci nasconde
perle coperte di polvere

bella se leggi
bella se godi sui nostri divani
bella domani
sono una donna
sono una storia
che ha perso le ali
povera mano
di mille carezze
sono le stesse
povera e bella
c’è quella luce
che non ti ho mai dato

è la tristezza che ci nasconde
perle coperte di polvere
è la tristezza che ci nasconde
perle coperte di polvere

Amore in manicomio

A Vi. 

Un’estranea è venuta
A spartire con me la mia stanza nella casa lunatica,
Una ragazza folle come gli uccelli

Che spranga la notte della porta col suo braccio di piuma.
Stretta nel letto delirante
Elude la casa a prova di cielo con nubi invadenti

E la stanza da incubi elude col suo passeggiare
Su e giù come i morti,
O cavalca gli oceani immaginati delle corsie maschili.

Venne invasata,
Chi fa entrare dal muro rimbalzante l’ingannevole luce,
Invasata dal cielo

Dorme nel truogolo stretto e tuttavia cammina sulla polvere
E a piacer suo vaneggia
Sopra l’assistito del manicomio consumato dalle mie lacrime
ambulanti.

E rapito alla fine (cara fine) nelle sue braccia dalla luce
Io posso senza venir meno
Sopportare la prima visione che diede fuoco alle stelle.

Dylan Thomas