Il mare d’inverno

Il secondo appuntamento fu deciso quattro giorni dopo il primo, sull’onda dell’entusiasmo di Antonio. Le aveva proposto di trascorrere la giornata insieme, prendendo entrambi un giorno di ferie.

Greta, inizialmente titubante sulla riuscita dell’incontro – tante ore insieme non erano un rischio di annoiarsi? – si fece poi convincere dalla curiosità di rivederlo e dall’interesse appassionato mostrato da lui.

La mattina di giovedì si presentò sotto casa di Antonio, alle undici: avevano deciso di andare al mare, nonostante la giornata grigia e nuvolosa non ispirasse nulla di buono.

Lui la aspettava sotto il portone del palazzo, la solita sigaretta in mano, lo stesso sguardo intrigante e strafottente della prima volta.

Allora andiamo al mare?” le chiese dopo che si furono scambiati i saluti di rito.

Si, dai, rischiamo! Ho troppa voglia di uscire dalla città.”

Ok. Vieni, ho la macchina di là.”

Lo affiancò lungo il marciapiede e dopo poco arrivarono all’auto, una magnifica Alfa Romeo nera, seppure un po’ sbiadita da polvere e graffi. Una volta entrati in macchina lui iniziò a parlare, facendo “lo splendido” per rompere il ghiaccio e metterla a suo agio.

E’ da tanto che non torno in Versilia, sai. Spesso ci andavo la sera, anche d’inverno, quando ero fidanzato.”

Si, anche a me piace molto il mare d’inverno, e di sera.”

Il mio sogno è un giorno vendere la casa di Firenze e andare ad abitare sul mare, ma in un posto selvaggio e quasi disabitato. Magari quando andrò in pensione!”

Ah, ho capito, quindi non manca molto!”

Spiritosona! Che hai da ridire sugli splendidi quarantenni?”

Io niente, per carità, ma mica son tutti splendidi!”

Antonio le lanciò uno sguardo sornione, lei rise reclinando lievemente la testa all’indietro sullo schienale.

Lui si girò a guardarla per un attimo.

Che c’è? Che stai pensando?”

Nulla. Pensavo che sei particolarmente bella quando ridi. Risalta ancora di più la tua pelle luminosa.”

Grazie del complimento…” Greta sorrise lusingata.

Chiacchierarono amabilmente per tutta l’ora di tragitto verso il mare, fuori il cielo chiuso incombeva ispirando tristezza, ma loro non se ne curavano, l’atmosfera dentro l’abitacolo era gioiosa e brillante come la loro conversazione.

Mentre l’Alfa sfrecciava lungo l’autostrada Greta si sentiva libera e piena di vita, una sensazione di leggerezza interiore che non provava più da tanto tempo.

Ascoltava con attenzione i discorsi di Antonio, che le raccontava dei suoi amori passati, dei suoi sogni nel cassetto, delle sue passioni, e lei ricambiava le sue confidenze con la voglia di mostrargli chi era. Il ghiaccio era stato sciolto definitivamente e i suoi dubbi sull’attrazione verso di lui stavano lentamente svanendo, senza che lei nemmeno se ne rendesse conto.

Lo guardava parlare e intanto dentro di sé pensava che lo trovava più attraente rispetto alla prima volta che l’aveva visto; strano, eppure lui era sempre lo stesso. Lo osservava attentamente, ma con discrezione, perché lui non se ne accorgesse, e ancora una volta, più del primo incontro, trovò incredibilmente amabile la vitalità del suo sguardo e della sua mente vulcanica, che le parole non bastavano a contenere. Nei suoi occhi leggeva una passione sfrenata per la vita e una sotterranea dolcezza, che a volte affiorava in modo fugace, ma per Greta chiarissimo. Occhi torbidi e avviluppanti, in cui balenava un’intelligenza vivace, occhi profondi ed inquieti come il mare scosso dalle correnti.

In poco più di un’ora raggiunsero il lungomare di Viareggio, irriconoscibile nel grigiore della giornata invernale, così diverso dall’immagine solare e luminosa che Greta aveva scolpita nella memoria. Antonio si diresse deciso verso il porto, dove diceva si mangiasse ottimo pesce.

Dopo un paio di giri in macchina optarono per un ristorante dall’aria elegante e discreta, proprio ai piedi della darsena.

Entrati dentro, una cameriera li accolse con un sorriso un po’ affettato e li guidò verso un tavolo in un angolo tranquillo del locale, che comunque era ancora semideserto.

Cosa prendi?” Antonio le chiese con fare galante.

Io adoro gli antipasti, magari prendiamo un misto per due?”

Perfetto. Io poi prenderò un secondo, vediamo… una sogliola al limone. A pranzo preferisco stare leggero, e poi sono a dieta!”

Beh, vorrà dire che la parte dell’uomo che mangia la farò io! Prendo un risotto ai frutti di mare” aggiunse lei sorridendogli.

Poco dopo la cameriera ossequiosa raccolse le ordinazioni, quindi portò una bottiglia di Vermentino toscano scelto da Antonio.

E finalmente, esaurite le operazioni di rito, poterono parlare da soli guardandosi negli occhi. Greta si sentiva ancora lievemente in imbarazzo di fronte a lui, nonostante avessero rotto il ghiaccio durante il viaggio. Quell’uomo le incuteva soggezione, forse per il suo atteggiamento così sicuro e la sua aria un po’ strafottente, forse perché il suo carattere introverso traspariva sempre e comunque, benchè lui si sforzasse di fare il chiacchierone. Parlarono poco durante il pranzo, meno di quanto avessero fatto in macchina; d’altronde entrambi amavano dedicarsi al cibo senza altre distrazioni. Gli occhi indagatori e curiosi di Greta comunque lo scrutavano con discrezione, non poteva farne a meno, e più lo osservava più lo trovava affascinante ma allo stesso tempo inaffidabile. C’era qualcosa in lui, non capiva ancora cosa, che la inquietava e la spingeva a non fidarsi. A volte la ascoltava con attenzione, in altri momenti invece il suo sguardo vagava qua e là per la sala in cerca di qualcosa o qualcuno; Greta pensò che quello era un atteggiamento tipico del femminaro, sempre all’inquieta ricerca di nuove prede da puntare. Ma forse la sua era solo paranoia, magari lui era semplicemente fatto così e basta.

Terminato il pranzo rientrarono in macchina, sotto il temporale, e decisero che visto il tempo inclemente la cosa migliore era tornare a Firenze.

Lei propose di andare da lui, pentendosene un istante dopo averlo detto. D’altra parte l’alternativa era salutarsi e tornare ognuno a casa propria, ma Greta non voleva separarsi da lui, era stata molto bene in sua compagnia e non voleva lasciarlo così presto. Mentre chiacchieravano lungo il tragitto lo guardava, gli occhi vividi concentrati sulla strada, e pensava che le piaceva. Molto.

Quando lui con una scusa carina poggiò la propria mano sulla sua, lei non la ritrasse e lo lasciò fare. Anzi, poco dopo prese la mano di lui e la poggiò sulle ginocchia, stringendola tra le sue con calore. Quel primo tenero contatto le fece battere il cuore, ma nel contempo le parve così naturale e familiare, come se già si conoscessero da tempo. Mentre parlavano le loro mani continuavano un’altra conversazione, si esploravano a vicenda, si accarezzavano con tocchi teneri e delicatamente sensuali.

Greta si sentiva travolta da una vitalità che non provava più da molto, troppo tempo, quel semplice gesto di stringere tra le sue la mano di Antonio le procurava una serie di piccole emozioni che la riempivano di gioia. Sorrise tra sé, pensando che si sentiva come una quindicenne, quando lui le lasciò la mano per parcheggiare e scendere dalla macchina. Avrebbe potuto restare così per un tempo infinito, accarezzando e contemplando quella mano, grande e un po’ tozza, con la stessa venerazione riservata a una sacra reliquia.

Una volta entrati in casa di lui, però, l’imbarazzo la colse nuovamente, e la distanza fisica li separò mentre seduti sul grande sofà proseguivano le loro chiacchiere di fronte a un caffè fumante.

Ti faccio vedere un po’ di foto” esordì a un certo punto lei tirando fuori un fascicoletto dalla borsa.

Questo è il lungomare del paese d’origine di mia madre, dove d’estate vado a passare le vacanze. Non è un granchè, ma per me è bellissimo per motivi affettivi. Ci ho trascorso tutte le estati quando ero bambina in quel posto.”

Lui annuì guardandola compiaciuto.

Come ti dicevo per e-mail io adoro la Sicilia, al mare non ci son mai stato lì ma l’ho girata tutta durante i viaggi di lavoro. Bella questa foto…” e con le dita indicò una luminosa immagine di Greta, in pareo, i capelli umidi sciolti sulle spalle, sorridente e abbronzatissima, le spalle appoggiate a una ringhiera vista mare.

Ah, questa è di tre anni fa… ero in vacanza alle Cinque terre con mio marito, questa è Monterosso, la mia preferita…” spiegò con lieve imbarazzo nella voce. Poi aggiunse: “Quello è stato forse il periodo più felice della mia vita. Ti piace molto questa foto?”

Si, più che altro direi che mi piace il soggetto” la guardò ammiccante.

Prendila, è tua. E’ una foto cui sono molto legata e mi fa piacere se la tieni tu” sussurrò emozionata.

Lui sorrise col suo tipico ghigno, lo sguardo addolcito da quella carineria che gli veniva concessa.

Grazie, la conserverò con molta cura. Come una sacra immagine!”

Risero insieme, guardandosi negli occhi. Lei di colpo s’imbarazzò di fronte al suo sguardo, l’emozione le serrò la gola. Non riusciva a fare un gesto per avvicinarsi a lui, sebbene lo desiderasse tanto. D’improvviso, senza che potesse terminare quel pensiero, Antonio la afferrò per un braccio e con vigore e tenerezza la strinse a sé.

Greta affondò il volto sulla sua spalla, assaporando il calore del corpo di lui, stordita dall’odore della sua pelle misto a una lieve reminiscenza di profumo.

Era da un po’ che avevo voglia di farlo” le disse all’orecchio mentre le infilava le dita tra i capelli, carezzandoli con delicatezza.

Greta sentiva il battito forsennato del cuore di lui unirsi al suo, non pensava, si lasciava solo inebriare dall’emozione che le dava quell’abbraccio. Il mondo esterno, suo marito, il senso di colpa scomparvero dalla sua mente; tutto ciò di cui aveva bisogno era tra le braccia di Antonio in quel momento, il resto non aveva più peso. Calore, confusione, tenerezza, senso di vertigine, quando lui la scostò da sé per baciarla. Si smarrì nella sua bocca oceanica, e fu felice di perdersi.

Lunabionda

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