Magnetismo animale

Dal terzo capitolo del mio racconto

I giorni trascorrevano nella lenta monotonia dell’inverno fiorentino, un inverno cupo e interminabile.

Greta si sforzava di concentrarsi sul lavoro, nella speranza che la dedizione al dovere le facesse tornare anche quella per la fedeltà coniugale.

Ogni sera si coricava accanto a suo marito, gli dava dolcemente un bacio sulla bocca e lo guardava prendere sonno con quell’espressione placida e innocente che le era così cara, ignaro di tutto. Ignaro delle colpe di sua moglie, del suo tradimento che, seppure virtuale e non consumato, restava pur sempre un tradimento. Greta lo guardava addormentarsi, con la luce dell’abat-jour ancora accesa, e in quei momenti si sentiva schiacciare sotto il peso della colpa.

Un’ingrata, ecco cosa sono. Ho accanto un uomo eccezionale, che mi ama tantissimo e mi ha messo al centro del suo mondo, e invece di apprezzarlo e rispettarlo come merita passo le giornate a desiderare un altro. Ma chi è poi questo Antonio? Io non so niente di lui, niente di significativo per esserne così coinvolta. Magari capace che lo incontro e mi accorgo che non mi piace nemmeno! Che fisicamente non m’attrae, che ha un modo di muoversi che non va… che gli puzza l’alito, che ne so! Forse dovrei incontrarlo, così mi rendo conto che è solo un’illusione, una fantasia, la smetto di pensare a lui e ritorno coi piedi per terra. Ma si… in fondo non faccio niente di grave, mica lo incontro per andarci a letto insieme… è solo un modo per togliermelo dalla testa.

In quel momento, mentre seguitava a guardare il dolce sonno dei giusti di Alberto, decise che era venuto il momento di incontrare il suo spasimante virtuale, per restarne delusa e cancellarlo dalla sua mente, oppure per trasformarlo da virtuale in reale, un’ eventualità che cercava malamente di mascherare a se stessa, ma che la faceva vibrare. Si voltò dal suo lato del letto e spense la luce dell’abat-jour, sforzandosi di favorire il sonno con immagini rilassanti.

L’indomani, dopo la notte insonne trascorsa nel disperato tentativo di non pensare ai suoi tormenti sentimentali, Greta si alzò con due chiodi fissi in testa: bere una cicarata di caffè e telefonare ad Antonio, per dirgli che desiderava incontrarlo.

La mattinata di lavoro trascorse veloce, tra telefonate, e-mail da inviare e disegni da revisionare, il tutto con estrema fatica a tenere gli occhi e il cervello aperti.

Greta, allora che ne dici?”

Come dici, scusa?”

Alzò gli occhi dal foglio da disegno: Stefania la stava fissando con aria perplessa.

I fax, li mando adesso o domattina, aspettavo una tua direttiva… Ma… ti senti bene, Greta?”

Si, scusami Ste’… E’ che stanotte ho dormito poco e sono stanca. Va bene, mandali adesso.”

Abbiamo fatto le ore piccole, eh? Beata te, io coi bimbi non me lo posso più permettere…” e con una risatina squillante, che Greta trovò insopportabile, si allontanò tornando alla sua postazione.

Ma pensa tu questa!…Le ore piccole! E chi le fa più…

Negli ultimi mesi la sua vita sessuale era pressochè inesistente, tanto che a volte aveva finito per darsi al sesso solitario, triste ma più efficace di suo marito. Eppure non era sempre stato così, i primi anni di vita insieme erano stati pieni di passione e di fantasia; a volte le tornavano in mente all’improvviso alcuni dei tanti momenti in cui avevano fatto l’amore con trasporto, e allora la sensazione che tutto era cambiato, irrimediabilmente, era crudele e cristallina nella sua nettezza. Lei non sapeva spiegarsi come, né quando, né perché, aveva smesso di desiderare suo marito, e forse anche di amarlo, ma adesso era questo che sentiva. Con un lungo sospiro si stiracchiò sulla sedia e guardò l’orologio: le diciannove, ora di chiudere l’ufficio e di telefonare ad Antonio.

L’appuntamento era stato stabilito per le diciassette di domenica pomeriggio, fuori tirava un vento gelido che il sole non mitigava, quando Greta arrivò con la sua Mini nei pressi della casa di Antonio, luogo da lei scelto per l’incontro in un impeto di follia.

Accostò la macchina al marciapiede, spense il motore e rimase ferma nell’abitacolo. Non riusciva a muoversi di lì, la tensione che aveva cercato di esorcizzare durante il tragitto ora l’aveva sopraffatta tutta in una volta. Si sentiva scoppiare il cuore tanto le batteva forte, per l’emozione e la paura, o meglio il panico. Stava per incontrarsi con un perfetto sconosciuto, a casa sua per giunta, adesso improvvisamente ragionando capiva che ciò che stava per fare era un azzardo pericoloso, in tutti i sensi. Le lunghe telefonate e le e-mail, che glielo avevano reso familiare, non potevano bastare per affermare di conoscere quell’uomo. Senza contare che così, uscendo allo scoperto, stava aggravando le proprie colpe nei confronti di Alberto, che la aspettava a casa, tranquillo nella sua fiducia incondizionata in sua moglie, credendo che lei fosse a prendere un the con un’amica.

Ma perchè mi vengono queste idee?! Sono completamente pazza, ma che mi è preso… E se questo mi salta addosso, se è un maniaco stupratore… o se invece, all’opposto, scopro che mi piace da morire anche dal vivo…

Continuando a tormentarsi con mille domande e paure, dopo buoni cinque minuti di conversazione con se stessa, si decise a scendere dall’auto e ad affrontare la realtà, qualunque essa fosse. Antonio abitava in un quartiere residenziale nella parte sud di Firenze, tranquillo e immerso nel verde, una delle zone più chic e costose della città. Il percorso fino al palazzo indicatole era breve, una trentina di metri dal parcheggio, ma a lei pareva non finire mai. Arrivata sotto il grande portone, dalla parvenza ottocentesca, fece uno squillo ad Antonio, per fargli capire che era arrivata. Il portone si aprì quasi subito, Greta prese un respiro profondo e iniziò a salire le scale dell’ingresso, lentamente, le gambe erano diventate molli come burro e non la sostenevano più. L’appartamento di lui si trovava al primo piano.

Sentendosi chiamare alzò gli occhi davanti a sé: Antonio l’aveva preceduta venendole incontro alla prima rampa di scale.

Ciao! Piacere di conoscerti” le disse avvicinandosi per darle un bacio sulla guancia. Lei ricambiò un po’ esitante, non se l’aspettava ed era pronta solo alla classica stretta di mano.

Ciao! Piacere mio.”

Vieni, accomodati.”

Lo seguì nell’ingresso dell’appartamento e richiuse la porta dietro di sé.

Che bella casa che hai, complimenti!” commentò levandosi il cappotto, che lui prontamente afferrò per sistemarlo sull’appendiabiti di fianco alla porta.

Ti ringrazio. Sai, è da sei mesi che ci vivo, e ancora mancano alcuni dettagli per completare l’arredamento.”

Beh, se hai bisogno di una consulenza chiedi pure, è il mio campo!” gli disse sorridendo, per cercare di smorzare la tensione del momento.

Posso offrirti qualcosa? Un the, un caffè?”

Un the, grazie.”

Lui si mise ad armeggiare tra i fornelli, mentre Greta prendeva timidamente posto, dietro invito di lui, sul grande divano in pelle color tortora situato sulla parete opposta alla cucina a isola. Vi si sedette proprio sul bordo, quasi temesse di trovare sotto i cuscini dei pericolosi spilloni. Continuarono a parlare di arredamento, case e lavoro, mentre Antonio con le due tazze di the si avvicinava e prendeva posto sul divano. Greta iniziò a sorseggiare il suo the e lentamente a rilassarsi, osservando con più attenzione chi aveva di fronte. L’impressione iniziale, sulle scale del palazzo, non era stata delle migliori, anzi decisamente deludente rispetto alle sue aspettative e anche alla foto che lui le aveva mandato. Certo, si capiva che era lui quello della foto, ma decisamente invecchiato e appesantito sia nel fisico che nel volto. Aveva quarant’anni ma ne dimostrava almeno cinque di più: il corpo leggermente in sovrappeso ma, si intuiva, tonico e massiccio sotto i jeans e il pullover di lana, il volto ambrato, dal profilo deciso, segnato dalle prime rughe. Su tutto, unica nota di merito, spiccavano due grandi occhi scuri, di un marrone torbido e vellutato, che quando sorrideva brillavano di una particolare vitalità. Una vitalità che la colpì subito, la stessa che le aveva trasmesso la sua voce al telefono. Greta lo guardava parlare, animarsi, e le pareva di vedere nei suoi occhi il mare col suo moto instancabile, la sua anima mutevole e imprendibile. Era uno spirito libero, come aveva pensato fin dall’inizio. Si, adesso lo riconosceva, era Lui quello che le aveva trasmesso emozioni profonde, mai vissute prima, era Lui l’uomo pieno di fascino, intelligenza e vitalità che le era entrato nella mente.

Stranamente lui sembrava agitato, eppure era a casa sua, nel suo territorio, avrebbe dovuto trovarsi a proprio agio molto più di lei. Forse era davvero in preda all’emozione di vederla, questo lei percepì o credette di percepire.

Quindi viaggi spesso per lavoro?”

Abbastanza, in media un centinaio di giorni l’anno. Sembrano tanti, ma se pensi che si tratta di circa una settimana al mese… non è poi così tanto.”

Ti piace molto questa vita, vero?” gli chiese sorridendo lievemente.

Si, io sono soddisfatto della mia vita, del mio lavoro. Come ti dicevo so stare bene anche da solo, se non ho la persona giusta accanto. Ne deve valere la pena, altrimenti meglio continuare a folleggiare in giro per il mondo” e ammiccando si accese una sigaretta, la seconda in un quarto d’ora di conversazione. Era proprio un fumatore incallito, e questo non le piaceva.

Greta estrasse anche lei una sigaretta dal suo pacchetto e si protese in avanti per farsela accendere. In quel momento di maggiore vicinanza fisica, e di silenzio, incrociò lo sguardo con quello di lui. Uno sguardo diretto, penetrante ma non sfacciato, in cui lei colse per la prima volta una prepotente sensualità. Non sapeva come definire la sensazione che le trasmettevano quegli occhi, semplicemente si sentì come bruciare dentro, uno strano senso di calore che le saliva dalle viscere allo stomaco. In quei brevi istanti di silenzio, e anche dopo, quando la conversazione riprese, le dissero molte cose, quegli occhi, mentre lei ancora non sapeva capire se lui le piaceva oppure no.

Non era bello, neanche attraente lo avrebbe definito, meno brillante ed estroverso di come le era parso al telefono, e anche meno charmant nei modi e nelle movenze. Eppure, nonostante tutti questi “meno”, quando lo guardava negli occhi Greta a tratti percepiva un particolare magnetismo animale che la intrigava.

Proseguirono a parlare di arredamento, e a un certo punto lui le propose di seguirlo in un breve tour dell’appartamento. Il bagno, completamente rifatto, riluceva nei suoi mosaici verde scuro; la camera degli ospiti, non molto grande, ospitava ancora solo una scrivania dell’Ikea e una libreria a mensole. Infine la camera da letto, la stanza più grande della casa dopo il living, si presentava semplice e raffinata nel candore dei tessuti e dei pochi mobili.

Vedi, qui ho fatto mettere un armadio a muro, per ricavare più spazio. E qui invece devo ancora metterci un grande specchio” disse indicandole la parete di fronte al letto matrimoniale. Greta di colpo si sentì avvampare, sperando che la penombra della camera rendesse invisibile il suo rossore. Il particolare dello specchio l’aveva turbata, d’un tratto un’immagine le si era stampata nella testa. Vide lui nudo, sul letto completamente disfatto, che la possedeva da dietro guardandosi soddisfatto nella grande specchiera.

Complimenti, è proprio una bella camera… semplice ma elegante… spaziosa…” cercò di commentare schiarendosi la voce.

Ti ringrazio, detto da una prestigiosa designer è un vero onore” e le sorrise con aria complice.

Lei sorrise a sua volta, alzando lo sguardo, e incontrò di nuovo i suoi occhi, il cui colore da marrone caldo ora si era fatto scuro e torbido come un fondale marino in tempesta. Alghe avviluppanti e pericolose si annidavano certamente in quelle acque agitate, ma sarebbe stato bello immergervisi.

Nuota, Greta, nuota.

Bene… Io ora andrei, si è fatto tardi.”

Vieni, ti accompagno alla macchina.”

Greta prese il cappotto e la borsa, lui la sua giacca di pelle nera e le lasciò cavallerescamente il passaggio. Scesero le scale in silenzio e in silenzio arrivarono di fronte alla Mini color panna di lei.

Ok. Allora ci sentiamo per telefono” gli disse un po’ esitante. Non sapeva nemmeno lei se aveva ancora voglia di proseguire quella conoscenza, si sentiva fortemente indecisa.

Certo. Come vuoi.”

Lui fece un mezzo sorriso, e per un attimo i loro sguardi si incontrarono intensamente, come se volessero studiarsi a vicenda. Di nuovo quella sensazione di calore mista ad imbarazzo, che la straniva, di nuovo Greta si smarrì momentaneamente negli occhi di lui. Alla luce esterna apparivano ora più limpidi, prendendo una sfumatura nel fondo delle iridi di un nocciola dorato.

Nuota, Greta, nuota sennò rischi di affondare…

Le si avvicinò per darle il bacio sulla guancia di rito, distogliendola di colpo dalla sua disputa interiore.

Greta entrò in macchina e iniziò a far manovra per uscire dal parcheggio, mentre con la coda dell’occhio vedeva la sagoma di lui che, ancora cavallerescamente, aspettava si allontanasse in auto per voltarle le spalle.

Partì per i viali circonvallazione come un razzo, voleva riflettere bene e allontanarsi da lì al più presto. Durante il tragitto verso casa, circa venti minuti, passò il tempo a ripensare al fatidico incontro, tanto desiderato ma ora forse più deludente che esaltante per le sensazioni che ne aveva ricavato. Si aspettava di più, molto di più da lui, ma cosa poteva aspettarsi mai da un appuntamento al buio, l’amore a prima vista? Si, in verità era proprio questo che avrebbe voluto con tutta se stessa, l’amore travolgente, il colpo di fulmine, come quello che aveva avuto al telefono la prima volta che aveva sentito la voce di Antonio. Come quello dei romanzi e dei film. Lei voleva la favola. Sorrise amaramente di se stessa, negli ultimi giorni non si stava comportando da donna adulta, ma da adolescente sognatrice e anche un po’ ingenua. Eppure lei non era mai stata così, la razionalità non le aveva mai fatto difetto, né una visione della vita e degli altri realistica e disincantata. Impulsiva si, lo era sempre stata, ma col tempo, grazie alle delusioni e anche alla sua professione, era riuscita ad addomesticare questo lato del suo carattere.

La verità è che sono infelice e ho troppa voglia di innamorarmi di nuovo, di provare emozioni forti, quelle che ti scombussolano la vita ma che la rendono proprio per questo unica.

Così riflettendo tra sé, senza accorgersene era arrivata sotto casa. Mentre apriva la borsa per trovare le chiavi del garage, vide che le era arrivato un nuovo sms: Antonio, ovviamente.

Per quanto mi riguarda è stato un vero piacere conoscerla, Madame.

Sorrise lusingata, come sempre lui sapeva trovare le parole giuste per intrigarla e corteggiarla con garbo.

Greta – Quindi lei è ancora interessato a conoscermi?

Antonio – Molto interessato, Madame. Come pensavo i suoi occhi parlano di Lei…

Greta – E che le hanno detto i miei occhi?

Antonio – Che come pensavo Lei è una persona bella, intelligente, determinata, con tanti sogni e progetti, nei cui occhi brucia il fuoco di mille passioni…

Greta – Mi fa piacere questo. Di solito invece al primo impatto do l’impressione di una persona fredda e scostante…

Antonio – Forse lo è per chi è superficiale. Ma io ho cercato di andare oltre l’apparenza e di leggere tra la brace dei suoi occhi.

Il tono e il contenuto dei messaggi la fecero sciogliere. Al di là delle belle parole da corteggiamento quell’uomo aveva colto nel segno, riuscendo a capire tanti aspetti della sua personalità in così poco tempo, leggendo con facilità dentro la sua anima. Greta scelse allora la via della sincerità:

Sono lusingata da tutto questo… però ho dei dubbi su di te. Anche se positiva, la mia impressione non è stata quella che credevo.

Antonio – E come pensa di sciogliere questi dubbi?

Greta – Non so… forse rivedendoci ancora. Un solo incontro non è sufficiente per capire.

Antonio – Bene. Mi dica dove e quando, io sono a sua disposizione.

Si salutarono nuovamente via sms, dandosi appuntamento telefonico all’indomani, nella pausa pranzo di entrambi.

Tornata a casa Greta ritrovò l’abituale ovattata atmosfera domestica, e Alberto, ancora intento a scrivere le sue storie al computer, che la accolse col più dolce dei sorrisi.

Lunabionda

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