Il fato e la chat

Un altro estratto, dal secondo capitolo, di un mio lungo racconto scritto alcuni anni fa.

La pioggia scendeva copiosa lungo i vetri delle finestre, in una danza quieta e monotona.

Non smetteva di diluviare da quarantott’ore precise, un inverno così piovoso non lo si vedeva da anni in Italia. Firenze appariva ancora più grigia del solito in quel febbraio atipico.

Greta sospirò stancamente ritraendosi dalla finestra per tornare alla sua scrivania. Un the fumante era quello che ci voleva per spazzare via frustrazioni e malinconie.

Greta, chiudi tu l’ufficio? Io avrei da andare a prendere i bimbi in piscina…”

Si Stefania, vai pure, chiudo io stasera. Ho del lavoro da finire.”

Ok. A domani allora. Buona serata!”

Grazie, anche a te! A domani!”

Stefania uscì salutandola col consueto amabile sorriso. Ce l’aveva sempre stampato sulla faccia, a vederla sembrava la persona più felice e realizzata del mondo.

Greta in quel momento ne fu invidiosa: magari avesse avuto anche lei questo approccio positivo alla vita. Eppure non le mancava nulla per essere soddisfatta dell’esistenza.

Aveva una bella casa, un marito premuroso che la amava alla follia, un lavoro creativo costruito con le proprie forze e invidiato da tutti.

Greta Tournier, trentadue anni ben portati, madre siciliana e padre francese, stimata designer di mobili e complementi d’arredo, sposata da tre anni con Alberto Leonetti, noto docente universitario di storia dell’arte, di qualche anno più grande di lei.

Ma che voleva di più dalla vita? Un figlio? No, non si sentiva portata per la maternità come la sua impiegata Stefania, felice di fare la chioccia a figli e marito eppure tanto, in apparenza, più felice di lei. Ma lei amava la mondanità, la “bella vita” come le diceva suo marito, i viaggi in giro per il mondo sempre in cerca di nuovi stimoli per la sua creatività.

La classica vita familiare non faceva per Greta, a differenza di Alberto, amante della quiete domestica propiziatrice per i suoi studi. Erano sempre stati diversi come il giorno e la notte loro due, così amici e parenti li avevano dipinti da sempre, ma nel contempo complementari l’uno all’altra.

Lui non poteva vivere senza l’irrequieta vitalità della moglie, lei, pur sentendosi logorata da un rapporto che sentiva stanco e routinario, non riusciva a immaginare una vita senza il marito. Alberto le dava quell’equilibrio emotivo che in lei spesso latitava, appagava il suo bisogno di amore con tenerezze e premure. Eppure non le bastava. Non più, almeno. Qualcosa era cambiato dentro di lei da un po’ di mesi, forse anni, ma non riusciva a confessarlo con sincerità nemmeno a se stessa.

Si passò le dita tra i capelli, tormentandoseli come faceva quando era nervosa. Spostò lo sguardo dai fogli da disegno al pc ancora acceso. La finestrella sullo schermo occhieggiava invitante.

Dai, ricollegati… in fondo non fai niente di male, chiacchieri solamente con persone nuove…

Esitò ancora qualche minuto, si alzò dalla sedia, andò alla finestra e si accese una sigaretta. La aspirò con gesti frenetici, poi di scatto tornò alla scrivania e riaprì la finestra della chat. For you. Incontra la tua anima gemella. La scritta azzurra lampeggiava in cima allo schermo come uno specchietto per le allodole.

Si, figuriamoci! Le solite fregnacce a cui abboccano solo gli stupidi!” commentò a mezza voce, quasi a giustificarsi.

Ma lei non era una stupida, ci andava solo per passatempo in quella chat. E per solitudine, diciamolo. Tanta solitudine, che niente e nessuno riusciva a colmare.

Non riusciva ad ammettere neppure a se stessa che ciò che desiderava veramente, al di là degli alibi che si autoconfezionava per lenire il senso di colpa, era provare nuove emozioni. Sentirsi di nuovo viva, dopo anni di noiosa stabilità coniugale.

Alexandros desidera parlare con te.

Di nuovo questo personaggio, che le aveva già mandato una e-mail una settimana prima. L’aveva scartato perché le era sembrato un marpione; infatti sul profilo aveva dichiarato di cercare donne “sposate, libere, separate”, insomma a chi cojo cojo. E poi non le ispirava fiducia, era una sensazione basata sull’intuito di cui si vantava tanto. Da poco poi aveva preso un abbaglio con un paio di persone che dietro l’apparente animo romantico avevano rivelato una preoccupante instabilità emotiva e una conversazione virtuale mortalmente noiosa.

Beh, visto che insisti, andiamo a rivedere un po’ chi sei, caro condottiero…”

Alexandros, 40 anni, libero, professione dirigente commerciale. Hobby: ristorante, aperitivo, serate tra amici, teatro, viaggi, lettura. Occhi marroni, capelli castani, altezza un metro e ottanta, peso ottantatre chili. Personalità: avventuroso.

La descrizione, seppure molto schematica, era interessante, tanto che si chiese per quale motivo lo avesse scartato da subito, senza dargli il beneficio del dubbio.

Decise di entrare in chat, incuriosita dall’insistenza del personaggio.

Alexandros – Permette, madame?

Angelique78 – Ma certo, monsieur, non vedo perché no.

Alexandros – Le avevo scritto un paio di messaggi, ma lei non mi ha degnato di attenzione…

Angelique78 – Ha ragione, monsieur, ma vede, ero distratta da altre conversazioni… Io mi chiamo Greta, e lei?

Alexandros – Bellissimo nome, insolito. Io sono Antonio.

Angelique78 – Cos’è che l’ha tanto incuriosita del mio profilo?

Alexandros – Il nome francese, amo molto la dolcezza di questa lingua. E poi la descrizione che hai fatto di te, sembri una persona piena di interessi.

Angelique78 – E che ci fa su questo sito un uomo affascinante come lei sembra essere? Non dovrebbe avere difficoltà a trovare delle donne fuori…

Alexandros – Beh, la ringrazio del complimento intanto. Ma vede madame, io viaggio molto per lavoro e non ho molto tempo per altri interessi. Poi credo che le chat moltiplichino in modo esponenziale le possibilità di conoscere persone che altrimenti non si conoscerebbero mai. Ma lei piuttosto, signora sospettosa, come mai passa il tempo a parlare con gli sconosciuti?

Angelique78 – Per noia e solitudine, direi.

Alexandros – Se ti va di parlarne, sono qui…

Angelique78 – Non vorrei che mi giudicassi male…

Alexandros – Io non giudico mai nessuno, poi non mi permetterei mai se non conosco neppure la persona.

Angelique78 – Mi sto separando da mio marito… non lo amo più.

Ma perché gli stava aprendo i suoi pensieri in quel modo? Non c’era una motivazione razionale, ne sentiva il bisogno e basta. A volte confessarsi con uno sconosciuto è più semplice di quanto non si creda.

Dopo quella prima conversazione, in cui Greta gli raccontò la “mezza messa”, si scambiarono i rispettivi indirizzi di posta elettronica, e due giorni dopo il fascinoso sconosciuto lasciò a Greta anche il numero di cellulare. Lei ci pensò su, ma non più di tanto come la voce della coscienza le suggeriva; quella conoscenza da gioco virtuale si stava trasformando in reale curiosità e desiderio di conoscere l’ignoto. Sentiva il bisogno profondo, insopprimibile di confessarsi con qualcuno, di esternare senza pudori il proprio disagio sentimentale, e parlare con lui le riusciva particolarmente facile, oltre che piacevole. Antonio ascoltava le sue confidenze con attenzione e le rispondeva con parole ammantate di intelligenza e sensibilità, senza giudicarla né pretendere nulla in cambio. Dai suoi discorsi traspariva l’immagine di un uomo con molta esperienza di vita alle spalle, molto sicuro di sé e dei propri mezzi, ma mai arrogante, ricco di umorismo e dall’intelligenza vivace. Ma ciò che l’aveva colpita sopra ogni cosa era il suo modo così aperto e diretto nell’esprimersi, quasi spudoratamente a volte. Una mistura, per lei, pericolosamente positiva.

Non avrebbe mai creduto di poter passare le giornate a fantasticare su uno sconosciuto, senza volto né voce, eppure così fu. Lui le mandò un paio di foto, dalle quali ricavò l’impressione di un uomo piacente e dallo sguardo fascinoso, ma che non rientrava nei suoi canoni di bellezza. Ma questo non aveva alcuna importanza, il legame che sentiva istintivamente svilupparsi con lui era sottilmente e sensualmente mentale.

Dopo lunghe chat e alcune e-mail non tardarono ad arrivare i primi messaggi sul cellulare.

Antonio – Sembra assurdo, lo so, ma stasera mi sarebbe piaciuto stare con te. Anche solo bere un bicchiere di vino e guardarti negli occhi…

Greta – Non è assurdo, perché capita anche a me… Avrei voglia che mi stringessi tra le tue braccia, adesso…

Antonio – Le mie braccia saprebbero accoglierti in un abbraccio forte ma delicato. Tra le mie braccia saresti al sicuro da tutto… tranne che da me!

In molti momenti della giornata, e specialmente la sera, lei desiderava davvero un contatto fisico con quell’uomo, non erano frasi romantiche buttate lì tanto per fare colpo. Non aveva ancora mai pensato al sesso, solo sentiva dentro un bisogno viscerale di sentire l’altro vicino a sé, il più vicino possibile, e non c’è niente di più intimo di un abbraccio per trasmettere il proprio calore a qualcuno e ricevere il suo.

Una sera di febbraio, piovosa e triste come non mai, concordarono il primo appuntamento telefonico.

L’ora x arrivò con estrema lentezza, come sempre accade quando si desidera qualcosa ardentemente.

Pioveva, pioveva, e pioveva. Greta lanciava un’occhiata al cellulare e una al cielo plumbeo, fumando nervosamente sotto il portone del palazzo.

Suo marito era rientrato in anticipo e per mantenere fede al suo spasimante virtuale era stata costretta ad inventare una scusa plausibile dell’ultimo minuto: “Vado a prendere due pizze, non ho voglia di cucinare stasera.” Così si era precipitata giù per le scale, perché in ascensore c’era poco campo, non sia mai Lui avesse chiamato in quel mezzo minuto di percorso. Ma fuori diluviava, non era il caso di avventurarsi per le strade.

Alla seconda Marlboro consumata con boccate frenetiche, il cellulare vibrò.

Afferrò il telefono dopo quattro squilli, la salivazione azzerata tanto che credette di non riuscire a dire neppure “pronto”. Invece la voce uscì, un po’ appannata ma decisa.

Buonasera” la voce dall’altro capo rispose in tono garbato.

Buonasera. Come stai?”

Bene, a parte il tempo terribile… Quest’anno sembra davvero di stare in Borneo!” lo disse con un lieve fremito nella voce, come se per l’emozione di sentirla gli fosse mancata d’improvviso la fermezza. O forse era semplicemente il mal di gola? Voce molto piacevole, proprio come lei aveva immaginato; assurdo immaginare l’esatta sensazione data da una voce, ma per lei fu proprio così. Vibrante, profonda, ma intrisa di una particolare dolcezza. Gradevole cadenza fiorentina, non troppo marcata.

“Gia, è vero!”

E giù con discorsi generici su clima, lavoro, mal di gola stagionali, hobby vari ed eventuali.

Dopo un buon quarto d’ora di conversazione si salutarono. Greta sorrideva compiaciuta, il bilancio di quel primo approccio era decisamente positivo.

Dialogo abbastanza sciolto e vivace, per essere la prima volta, emozione incontenibile tanto che faticava ancora a respirare. Appena aveva udito la voce di lui il cuore le era precipitato giù nello stomaco, una cosa che non le era mai capitata nella vita. Neppure con suo marito.

Ma che le stava succedendo? Possibile che a trentadue anni suonati si sentisse tutta scombussolata come una quindicenne, e per cosa poi? Per uno sconosciuto di cui non conosceva nulla, che poteva essere chiunque, e una voce appesa al fragile filo del telefono.

Si sentiva ridicola, ma era talmente bello sentirsi di nuovo così… Completamente in balia delle emozioni, lasciandole fluire senza controllo, un nodo che le stringeva lo stomaco ogni volta che pensava a lui. Aveva appena iniziato ad elaborare l’evento che un messaggio non tardò ad arrivare, ruffiano e seducente come una carezza.

Antonio – I tasselli pian piano prendono forma… Persona interessante e bellissima voce…

Greta – Ti ringrazio. Anche tu, che bella voce che hai…

E poi, l’indomani mattina:

Greta – Mi ha sognato stanotte, monsieur?

Antonio – Direi proprio di si.

Greta – E mi dica, come mi ha sognata?…

Antonio – Non si raccontano certe cose a una Signora…

Greta – Mi chiami più tardi? Ho voglia di sentire la tua voce…

Antonio – Certo che ti chiamo. Non vedo l’ora…

Greta – Come sempre è stato bello parlare con te. Ci siamo sentiti due minuti fa e già mi manchi…

Era proprio così, almeno per lei. Al momento di congedarsi e chiudere la conversazioni, mille emozioni le scoppiavano dentro, compresa la nostalgia e il desiderio impossibile di averlo lì con sé. La mezzora più attesa delle sue giornate tutte uguali e infelici era quella che trascorreva al telefono con lui, a chiacchierare di ogni cosa, dalla cronaca quotidiana alle proprie emozioni, alle esperienze passate, alle speranze per il futuro, spesso ridendo e punzecchiandosi a vicenda come due innamorati. Quando Antonio rideva lei lo trovava ancora più amabile, era come se tutta la sua esplosiva vitalità si esprimesse in quella risata accattivante e argentina che scorreva come una rapida.

Una sera, poco prima di salutarsi, gli disse d’istinto: “Mi piace quando ridi, lo sai?” con un filo d’emozione nella voce che si era abbassata di tono.

Lui sorrise lusingato, forse imbarazzato, poi dopo un breve silenzio rispose: “Allora siamo a posto, perché io rido sempre.”

Lunabionda

 

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8 pensieri su “Il fato e la chat

  1. Sono capitato qui per caso ma la lettura mi ha rapito…ora però è salita la curiosità di come va a finire…questo racconto è disponibile da qualche parte nella sua totalità oppure sei tu che lo dispensi a dosi da farmacista sul tuo blog? 🙂 Mi piace come scrivi…

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