L’amore non perdona

L’amore non perdona chi è senza coraggio.

(Cit.)

Ed io nemmeno.

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Non so di che amore…

Ma io… e non so di che amore… ma io t’amo ancora.
Il mio amore non è certo platonico.
Non è l’amore dei baci.
Non è sentimentale.
Non è di desiderio.
Non è di speranza.
Non è di gelosia.
Non è di ambizione.
Non per costume.
Non è per puntiglio.
Non è per progetto.
Non per cavalleria.
Non è… non è…
Chi può dirlo? Ma io so che spargerei tutto il mio sangue per te.

Ugo Foscolo

Ph Laura Makabresku

Il mare d’inverno

Il secondo appuntamento fu deciso quattro giorni dopo il primo, sull’onda dell’entusiasmo di Antonio. Le aveva proposto di trascorrere la giornata insieme, prendendo entrambi un giorno di ferie.

Greta, inizialmente titubante sulla riuscita dell’incontro – tante ore insieme non erano un rischio di annoiarsi? – si fece poi convincere dalla curiosità di rivederlo e dall’interesse appassionato mostrato da lui.

La mattina di giovedì si presentò sotto casa di Antonio, alle undici: avevano deciso di andare al mare, nonostante la giornata grigia e nuvolosa non ispirasse nulla di buono.

Lui la aspettava sotto il portone del palazzo, la solita sigaretta in mano, lo stesso sguardo intrigante e strafottente della prima volta.

Allora andiamo al mare?” le chiese dopo che si furono scambiati i saluti di rito.

Si, dai, rischiamo! Ho troppa voglia di uscire dalla città.”

Ok. Vieni, ho la macchina di là.”

Lo affiancò lungo il marciapiede e dopo poco arrivarono all’auto, una magnifica Alfa Romeo nera, seppure un po’ sbiadita da polvere e graffi. Una volta entrati in macchina lui iniziò a parlare, facendo “lo splendido” per rompere il ghiaccio e metterla a suo agio.

E’ da tanto che non torno in Versilia, sai. Spesso ci andavo la sera, anche d’inverno, quando ero fidanzato.”

Si, anche a me piace molto il mare d’inverno, e di sera.”

Il mio sogno è un giorno vendere la casa di Firenze e andare ad abitare sul mare, ma in un posto selvaggio e quasi disabitato. Magari quando andrò in pensione!”

Ah, ho capito, quindi non manca molto!”

Spiritosona! Che hai da ridire sugli splendidi quarantenni?”

Io niente, per carità, ma mica son tutti splendidi!”

Antonio le lanciò uno sguardo sornione, lei rise reclinando lievemente la testa all’indietro sullo schienale.

Lui si girò a guardarla per un attimo.

Che c’è? Che stai pensando?”

Nulla. Pensavo che sei particolarmente bella quando ridi. Risalta ancora di più la tua pelle luminosa.”

Grazie del complimento…” Greta sorrise lusingata.

Chiacchierarono amabilmente per tutta l’ora di tragitto verso il mare, fuori il cielo chiuso incombeva ispirando tristezza, ma loro non se ne curavano, l’atmosfera dentro l’abitacolo era gioiosa e brillante come la loro conversazione.

Mentre l’Alfa sfrecciava lungo l’autostrada Greta si sentiva libera e piena di vita, una sensazione di leggerezza interiore che non provava più da tanto tempo.

Ascoltava con attenzione i discorsi di Antonio, che le raccontava dei suoi amori passati, dei suoi sogni nel cassetto, delle sue passioni, e lei ricambiava le sue confidenze con la voglia di mostrargli chi era. Il ghiaccio era stato sciolto definitivamente e i suoi dubbi sull’attrazione verso di lui stavano lentamente svanendo, senza che lei nemmeno se ne rendesse conto.

Lo guardava parlare e intanto dentro di sé pensava che lo trovava più attraente rispetto alla prima volta che l’aveva visto; strano, eppure lui era sempre lo stesso. Lo osservava attentamente, ma con discrezione, perché lui non se ne accorgesse, e ancora una volta, più del primo incontro, trovò incredibilmente amabile la vitalità del suo sguardo e della sua mente vulcanica, che le parole non bastavano a contenere. Nei suoi occhi leggeva una passione sfrenata per la vita e una sotterranea dolcezza, che a volte affiorava in modo fugace, ma per Greta chiarissimo. Occhi torbidi e avviluppanti, in cui balenava un’intelligenza vivace, occhi profondi ed inquieti come il mare scosso dalle correnti.

In poco più di un’ora raggiunsero il lungomare di Viareggio, irriconoscibile nel grigiore della giornata invernale, così diverso dall’immagine solare e luminosa che Greta aveva scolpita nella memoria. Antonio si diresse deciso verso il porto, dove diceva si mangiasse ottimo pesce.

Dopo un paio di giri in macchina optarono per un ristorante dall’aria elegante e discreta, proprio ai piedi della darsena.

Entrati dentro, una cameriera li accolse con un sorriso un po’ affettato e li guidò verso un tavolo in un angolo tranquillo del locale, che comunque era ancora semideserto.

Cosa prendi?” Antonio le chiese con fare galante.

Io adoro gli antipasti, magari prendiamo un misto per due?”

Perfetto. Io poi prenderò un secondo, vediamo… una sogliola al limone. A pranzo preferisco stare leggero, e poi sono a dieta!”

Beh, vorrà dire che la parte dell’uomo che mangia la farò io! Prendo un risotto ai frutti di mare” aggiunse lei sorridendogli.

Poco dopo la cameriera ossequiosa raccolse le ordinazioni, quindi portò una bottiglia di Vermentino toscano scelto da Antonio.

E finalmente, esaurite le operazioni di rito, poterono parlare da soli guardandosi negli occhi. Greta si sentiva ancora lievemente in imbarazzo di fronte a lui, nonostante avessero rotto il ghiaccio durante il viaggio. Quell’uomo le incuteva soggezione, forse per il suo atteggiamento così sicuro e la sua aria un po’ strafottente, forse perché il suo carattere introverso traspariva sempre e comunque, benchè lui si sforzasse di fare il chiacchierone. Parlarono poco durante il pranzo, meno di quanto avessero fatto in macchina; d’altronde entrambi amavano dedicarsi al cibo senza altre distrazioni. Gli occhi indagatori e curiosi di Greta comunque lo scrutavano con discrezione, non poteva farne a meno, e più lo osservava più lo trovava affascinante ma allo stesso tempo inaffidabile. C’era qualcosa in lui, non capiva ancora cosa, che la inquietava e la spingeva a non fidarsi. A volte la ascoltava con attenzione, in altri momenti invece il suo sguardo vagava qua e là per la sala in cerca di qualcosa o qualcuno; Greta pensò che quello era un atteggiamento tipico del femminaro, sempre all’inquieta ricerca di nuove prede da puntare. Ma forse la sua era solo paranoia, magari lui era semplicemente fatto così e basta.

Terminato il pranzo rientrarono in macchina, sotto il temporale, e decisero che visto il tempo inclemente la cosa migliore era tornare a Firenze.

Lei propose di andare da lui, pentendosene un istante dopo averlo detto. D’altra parte l’alternativa era salutarsi e tornare ognuno a casa propria, ma Greta non voleva separarsi da lui, era stata molto bene in sua compagnia e non voleva lasciarlo così presto. Mentre chiacchieravano lungo il tragitto lo guardava, gli occhi vividi concentrati sulla strada, e pensava che le piaceva. Molto.

Quando lui con una scusa carina poggiò la propria mano sulla sua, lei non la ritrasse e lo lasciò fare. Anzi, poco dopo prese la mano di lui e la poggiò sulle ginocchia, stringendola tra le sue con calore. Quel primo tenero contatto le fece battere il cuore, ma nel contempo le parve così naturale e familiare, come se già si conoscessero da tempo. Mentre parlavano le loro mani continuavano un’altra conversazione, si esploravano a vicenda, si accarezzavano con tocchi teneri e delicatamente sensuali.

Greta si sentiva travolta da una vitalità che non provava più da molto, troppo tempo, quel semplice gesto di stringere tra le sue la mano di Antonio le procurava una serie di piccole emozioni che la riempivano di gioia. Sorrise tra sé, pensando che si sentiva come una quindicenne, quando lui le lasciò la mano per parcheggiare e scendere dalla macchina. Avrebbe potuto restare così per un tempo infinito, accarezzando e contemplando quella mano, grande e un po’ tozza, con la stessa venerazione riservata a una sacra reliquia.

Una volta entrati in casa di lui, però, l’imbarazzo la colse nuovamente, e la distanza fisica li separò mentre seduti sul grande sofà proseguivano le loro chiacchiere di fronte a un caffè fumante.

Ti faccio vedere un po’ di foto” esordì a un certo punto lei tirando fuori un fascicoletto dalla borsa.

Questo è il lungomare del paese d’origine di mia madre, dove d’estate vado a passare le vacanze. Non è un granchè, ma per me è bellissimo per motivi affettivi. Ci ho trascorso tutte le estati quando ero bambina in quel posto.”

Lui annuì guardandola compiaciuto.

Come ti dicevo per e-mail io adoro la Sicilia, al mare non ci son mai stato lì ma l’ho girata tutta durante i viaggi di lavoro. Bella questa foto…” e con le dita indicò una luminosa immagine di Greta, in pareo, i capelli umidi sciolti sulle spalle, sorridente e abbronzatissima, le spalle appoggiate a una ringhiera vista mare.

Ah, questa è di tre anni fa… ero in vacanza alle Cinque terre con mio marito, questa è Monterosso, la mia preferita…” spiegò con lieve imbarazzo nella voce. Poi aggiunse: “Quello è stato forse il periodo più felice della mia vita. Ti piace molto questa foto?”

Si, più che altro direi che mi piace il soggetto” la guardò ammiccante.

Prendila, è tua. E’ una foto cui sono molto legata e mi fa piacere se la tieni tu” sussurrò emozionata.

Lui sorrise col suo tipico ghigno, lo sguardo addolcito da quella carineria che gli veniva concessa.

Grazie, la conserverò con molta cura. Come una sacra immagine!”

Risero insieme, guardandosi negli occhi. Lei di colpo s’imbarazzò di fronte al suo sguardo, l’emozione le serrò la gola. Non riusciva a fare un gesto per avvicinarsi a lui, sebbene lo desiderasse tanto. D’improvviso, senza che potesse terminare quel pensiero, Antonio la afferrò per un braccio e con vigore e tenerezza la strinse a sé.

Greta affondò il volto sulla sua spalla, assaporando il calore del corpo di lui, stordita dall’odore della sua pelle misto a una lieve reminiscenza di profumo.

Era da un po’ che avevo voglia di farlo” le disse all’orecchio mentre le infilava le dita tra i capelli, carezzandoli con delicatezza.

Greta sentiva il battito forsennato del cuore di lui unirsi al suo, non pensava, si lasciava solo inebriare dall’emozione che le dava quell’abbraccio. Il mondo esterno, suo marito, il senso di colpa scomparvero dalla sua mente; tutto ciò di cui aveva bisogno era tra le braccia di Antonio in quel momento, il resto non aveva più peso. Calore, confusione, tenerezza, senso di vertigine, quando lui la scostò da sé per baciarla. Si smarrì nella sua bocca oceanica, e fu felice di perdersi.

Lunabionda

Appartenenza (part 3)

Tam corporis mei quam animi unicum possessorem.

La mia anima non era con me, ma con te, mio amatissimo. Anche ora, se non è con te, non è in nessun luogo: senza di te non è capace di esistere. Ma ti prego, fa’ in modo che stia bene con te e ciò avverrà se ti troverà ben disposto, se le darai amore in cambio d’amore, piccole cose in cambio di grandi, parole in cambio di cose.

Eloise ad Abelardo

Fiaba triste

La fiaba degli amanti
cui un maleficio tolse
d’incontrarsi
(donna di notte lei
e con la luce falco
lui con la luce uomo
e nottetempo lupo)
ci piacque tanto che per un bel pezzo
ci siamo firmati Knightwolf e Ladyhawke
finché capimmo
l’inutilità della speranza di ritrovarci insieme
nell’umano
il nostro più ambizioso traguardo
essendo di confondere
il pelo con le piume.

Michele Mari

Ph Laura Makabresku

Moi, Eloise

Dedicata

Al mio signore, anzi padre, al mio sposo anzi fratello, la sua serva o piuttosto figlia, la sua sposa o meglio sorella… Ti ho amato di un amore sconfinato…

Mi è sempre stato più dolce il nome di amica e quello di amante o prostituta, il mio cuore non era con me ma con te.

Eloise ad Abelardo

Magnetismo animale

Dal terzo capitolo del mio racconto

I giorni trascorrevano nella lenta monotonia dell’inverno fiorentino, un inverno cupo e interminabile.

Greta si sforzava di concentrarsi sul lavoro, nella speranza che la dedizione al dovere le facesse tornare anche quella per la fedeltà coniugale.

Ogni sera si coricava accanto a suo marito, gli dava dolcemente un bacio sulla bocca e lo guardava prendere sonno con quell’espressione placida e innocente che le era così cara, ignaro di tutto. Ignaro delle colpe di sua moglie, del suo tradimento che, seppure virtuale e non consumato, restava pur sempre un tradimento. Greta lo guardava addormentarsi, con la luce dell’abat-jour ancora accesa, e in quei momenti si sentiva schiacciare sotto il peso della colpa.

Un’ingrata, ecco cosa sono. Ho accanto un uomo eccezionale, che mi ama tantissimo e mi ha messo al centro del suo mondo, e invece di apprezzarlo e rispettarlo come merita passo le giornate a desiderare un altro. Ma chi è poi questo Antonio? Io non so niente di lui, niente di significativo per esserne così coinvolta. Magari capace che lo incontro e mi accorgo che non mi piace nemmeno! Che fisicamente non m’attrae, che ha un modo di muoversi che non va… che gli puzza l’alito, che ne so! Forse dovrei incontrarlo, così mi rendo conto che è solo un’illusione, una fantasia, la smetto di pensare a lui e ritorno coi piedi per terra. Ma si… in fondo non faccio niente di grave, mica lo incontro per andarci a letto insieme… è solo un modo per togliermelo dalla testa.

In quel momento, mentre seguitava a guardare il dolce sonno dei giusti di Alberto, decise che era venuto il momento di incontrare il suo spasimante virtuale, per restarne delusa e cancellarlo dalla sua mente, oppure per trasformarlo da virtuale in reale, un’ eventualità che cercava malamente di mascherare a se stessa, ma che la faceva vibrare. Si voltò dal suo lato del letto e spense la luce dell’abat-jour, sforzandosi di favorire il sonno con immagini rilassanti.

L’indomani, dopo la notte insonne trascorsa nel disperato tentativo di non pensare ai suoi tormenti sentimentali, Greta si alzò con due chiodi fissi in testa: bere una cicarata di caffè e telefonare ad Antonio, per dirgli che desiderava incontrarlo.

La mattinata di lavoro trascorse veloce, tra telefonate, e-mail da inviare e disegni da revisionare, il tutto con estrema fatica a tenere gli occhi e il cervello aperti.

Greta, allora che ne dici?”

Come dici, scusa?”

Alzò gli occhi dal foglio da disegno: Stefania la stava fissando con aria perplessa.

I fax, li mando adesso o domattina, aspettavo una tua direttiva… Ma… ti senti bene, Greta?”

Si, scusami Ste’… E’ che stanotte ho dormito poco e sono stanca. Va bene, mandali adesso.”

Abbiamo fatto le ore piccole, eh? Beata te, io coi bimbi non me lo posso più permettere…” e con una risatina squillante, che Greta trovò insopportabile, si allontanò tornando alla sua postazione.

Ma pensa tu questa!…Le ore piccole! E chi le fa più…

Negli ultimi mesi la sua vita sessuale era pressochè inesistente, tanto che a volte aveva finito per darsi al sesso solitario, triste ma più efficace di suo marito. Eppure non era sempre stato così, i primi anni di vita insieme erano stati pieni di passione e di fantasia; a volte le tornavano in mente all’improvviso alcuni dei tanti momenti in cui avevano fatto l’amore con trasporto, e allora la sensazione che tutto era cambiato, irrimediabilmente, era crudele e cristallina nella sua nettezza. Lei non sapeva spiegarsi come, né quando, né perché, aveva smesso di desiderare suo marito, e forse anche di amarlo, ma adesso era questo che sentiva. Con un lungo sospiro si stiracchiò sulla sedia e guardò l’orologio: le diciannove, ora di chiudere l’ufficio e di telefonare ad Antonio.

L’appuntamento era stato stabilito per le diciassette di domenica pomeriggio, fuori tirava un vento gelido che il sole non mitigava, quando Greta arrivò con la sua Mini nei pressi della casa di Antonio, luogo da lei scelto per l’incontro in un impeto di follia.

Accostò la macchina al marciapiede, spense il motore e rimase ferma nell’abitacolo. Non riusciva a muoversi di lì, la tensione che aveva cercato di esorcizzare durante il tragitto ora l’aveva sopraffatta tutta in una volta. Si sentiva scoppiare il cuore tanto le batteva forte, per l’emozione e la paura, o meglio il panico. Stava per incontrarsi con un perfetto sconosciuto, a casa sua per giunta, adesso improvvisamente ragionando capiva che ciò che stava per fare era un azzardo pericoloso, in tutti i sensi. Le lunghe telefonate e le e-mail, che glielo avevano reso familiare, non potevano bastare per affermare di conoscere quell’uomo. Senza contare che così, uscendo allo scoperto, stava aggravando le proprie colpe nei confronti di Alberto, che la aspettava a casa, tranquillo nella sua fiducia incondizionata in sua moglie, credendo che lei fosse a prendere un the con un’amica.

Ma perchè mi vengono queste idee?! Sono completamente pazza, ma che mi è preso… E se questo mi salta addosso, se è un maniaco stupratore… o se invece, all’opposto, scopro che mi piace da morire anche dal vivo…

Continuando a tormentarsi con mille domande e paure, dopo buoni cinque minuti di conversazione con se stessa, si decise a scendere dall’auto e ad affrontare la realtà, qualunque essa fosse. Antonio abitava in un quartiere residenziale nella parte sud di Firenze, tranquillo e immerso nel verde, una delle zone più chic e costose della città. Il percorso fino al palazzo indicatole era breve, una trentina di metri dal parcheggio, ma a lei pareva non finire mai. Arrivata sotto il grande portone, dalla parvenza ottocentesca, fece uno squillo ad Antonio, per fargli capire che era arrivata. Il portone si aprì quasi subito, Greta prese un respiro profondo e iniziò a salire le scale dell’ingresso, lentamente, le gambe erano diventate molli come burro e non la sostenevano più. L’appartamento di lui si trovava al primo piano.

Sentendosi chiamare alzò gli occhi davanti a sé: Antonio l’aveva preceduta venendole incontro alla prima rampa di scale.

Ciao! Piacere di conoscerti” le disse avvicinandosi per darle un bacio sulla guancia. Lei ricambiò un po’ esitante, non se l’aspettava ed era pronta solo alla classica stretta di mano.

Ciao! Piacere mio.”

Vieni, accomodati.”

Lo seguì nell’ingresso dell’appartamento e richiuse la porta dietro di sé.

Che bella casa che hai, complimenti!” commentò levandosi il cappotto, che lui prontamente afferrò per sistemarlo sull’appendiabiti di fianco alla porta.

Ti ringrazio. Sai, è da sei mesi che ci vivo, e ancora mancano alcuni dettagli per completare l’arredamento.”

Beh, se hai bisogno di una consulenza chiedi pure, è il mio campo!” gli disse sorridendo, per cercare di smorzare la tensione del momento.

Posso offrirti qualcosa? Un the, un caffè?”

Un the, grazie.”

Lui si mise ad armeggiare tra i fornelli, mentre Greta prendeva timidamente posto, dietro invito di lui, sul grande divano in pelle color tortora situato sulla parete opposta alla cucina a isola. Vi si sedette proprio sul bordo, quasi temesse di trovare sotto i cuscini dei pericolosi spilloni. Continuarono a parlare di arredamento, case e lavoro, mentre Antonio con le due tazze di the si avvicinava e prendeva posto sul divano. Greta iniziò a sorseggiare il suo the e lentamente a rilassarsi, osservando con più attenzione chi aveva di fronte. L’impressione iniziale, sulle scale del palazzo, non era stata delle migliori, anzi decisamente deludente rispetto alle sue aspettative e anche alla foto che lui le aveva mandato. Certo, si capiva che era lui quello della foto, ma decisamente invecchiato e appesantito sia nel fisico che nel volto. Aveva quarant’anni ma ne dimostrava almeno cinque di più: il corpo leggermente in sovrappeso ma, si intuiva, tonico e massiccio sotto i jeans e il pullover di lana, il volto ambrato, dal profilo deciso, segnato dalle prime rughe. Su tutto, unica nota di merito, spiccavano due grandi occhi scuri, di un marrone torbido e vellutato, che quando sorrideva brillavano di una particolare vitalità. Una vitalità che la colpì subito, la stessa che le aveva trasmesso la sua voce al telefono. Greta lo guardava parlare, animarsi, e le pareva di vedere nei suoi occhi il mare col suo moto instancabile, la sua anima mutevole e imprendibile. Era uno spirito libero, come aveva pensato fin dall’inizio. Si, adesso lo riconosceva, era Lui quello che le aveva trasmesso emozioni profonde, mai vissute prima, era Lui l’uomo pieno di fascino, intelligenza e vitalità che le era entrato nella mente.

Stranamente lui sembrava agitato, eppure era a casa sua, nel suo territorio, avrebbe dovuto trovarsi a proprio agio molto più di lei. Forse era davvero in preda all’emozione di vederla, questo lei percepì o credette di percepire.

Quindi viaggi spesso per lavoro?”

Abbastanza, in media un centinaio di giorni l’anno. Sembrano tanti, ma se pensi che si tratta di circa una settimana al mese… non è poi così tanto.”

Ti piace molto questa vita, vero?” gli chiese sorridendo lievemente.

Si, io sono soddisfatto della mia vita, del mio lavoro. Come ti dicevo so stare bene anche da solo, se non ho la persona giusta accanto. Ne deve valere la pena, altrimenti meglio continuare a folleggiare in giro per il mondo” e ammiccando si accese una sigaretta, la seconda in un quarto d’ora di conversazione. Era proprio un fumatore incallito, e questo non le piaceva.

Greta estrasse anche lei una sigaretta dal suo pacchetto e si protese in avanti per farsela accendere. In quel momento di maggiore vicinanza fisica, e di silenzio, incrociò lo sguardo con quello di lui. Uno sguardo diretto, penetrante ma non sfacciato, in cui lei colse per la prima volta una prepotente sensualità. Non sapeva come definire la sensazione che le trasmettevano quegli occhi, semplicemente si sentì come bruciare dentro, uno strano senso di calore che le saliva dalle viscere allo stomaco. In quei brevi istanti di silenzio, e anche dopo, quando la conversazione riprese, le dissero molte cose, quegli occhi, mentre lei ancora non sapeva capire se lui le piaceva oppure no.

Non era bello, neanche attraente lo avrebbe definito, meno brillante ed estroverso di come le era parso al telefono, e anche meno charmant nei modi e nelle movenze. Eppure, nonostante tutti questi “meno”, quando lo guardava negli occhi Greta a tratti percepiva un particolare magnetismo animale che la intrigava.

Proseguirono a parlare di arredamento, e a un certo punto lui le propose di seguirlo in un breve tour dell’appartamento. Il bagno, completamente rifatto, riluceva nei suoi mosaici verde scuro; la camera degli ospiti, non molto grande, ospitava ancora solo una scrivania dell’Ikea e una libreria a mensole. Infine la camera da letto, la stanza più grande della casa dopo il living, si presentava semplice e raffinata nel candore dei tessuti e dei pochi mobili.

Vedi, qui ho fatto mettere un armadio a muro, per ricavare più spazio. E qui invece devo ancora metterci un grande specchio” disse indicandole la parete di fronte al letto matrimoniale. Greta di colpo si sentì avvampare, sperando che la penombra della camera rendesse invisibile il suo rossore. Il particolare dello specchio l’aveva turbata, d’un tratto un’immagine le si era stampata nella testa. Vide lui nudo, sul letto completamente disfatto, che la possedeva da dietro guardandosi soddisfatto nella grande specchiera.

Complimenti, è proprio una bella camera… semplice ma elegante… spaziosa…” cercò di commentare schiarendosi la voce.

Ti ringrazio, detto da una prestigiosa designer è un vero onore” e le sorrise con aria complice.

Lei sorrise a sua volta, alzando lo sguardo, e incontrò di nuovo i suoi occhi, il cui colore da marrone caldo ora si era fatto scuro e torbido come un fondale marino in tempesta. Alghe avviluppanti e pericolose si annidavano certamente in quelle acque agitate, ma sarebbe stato bello immergervisi.

Nuota, Greta, nuota.

Bene… Io ora andrei, si è fatto tardi.”

Vieni, ti accompagno alla macchina.”

Greta prese il cappotto e la borsa, lui la sua giacca di pelle nera e le lasciò cavallerescamente il passaggio. Scesero le scale in silenzio e in silenzio arrivarono di fronte alla Mini color panna di lei.

Ok. Allora ci sentiamo per telefono” gli disse un po’ esitante. Non sapeva nemmeno lei se aveva ancora voglia di proseguire quella conoscenza, si sentiva fortemente indecisa.

Certo. Come vuoi.”

Lui fece un mezzo sorriso, e per un attimo i loro sguardi si incontrarono intensamente, come se volessero studiarsi a vicenda. Di nuovo quella sensazione di calore mista ad imbarazzo, che la straniva, di nuovo Greta si smarrì momentaneamente negli occhi di lui. Alla luce esterna apparivano ora più limpidi, prendendo una sfumatura nel fondo delle iridi di un nocciola dorato.

Nuota, Greta, nuota sennò rischi di affondare…

Le si avvicinò per darle il bacio sulla guancia di rito, distogliendola di colpo dalla sua disputa interiore.

Greta entrò in macchina e iniziò a far manovra per uscire dal parcheggio, mentre con la coda dell’occhio vedeva la sagoma di lui che, ancora cavallerescamente, aspettava si allontanasse in auto per voltarle le spalle.

Partì per i viali circonvallazione come un razzo, voleva riflettere bene e allontanarsi da lì al più presto. Durante il tragitto verso casa, circa venti minuti, passò il tempo a ripensare al fatidico incontro, tanto desiderato ma ora forse più deludente che esaltante per le sensazioni che ne aveva ricavato. Si aspettava di più, molto di più da lui, ma cosa poteva aspettarsi mai da un appuntamento al buio, l’amore a prima vista? Si, in verità era proprio questo che avrebbe voluto con tutta se stessa, l’amore travolgente, il colpo di fulmine, come quello che aveva avuto al telefono la prima volta che aveva sentito la voce di Antonio. Come quello dei romanzi e dei film. Lei voleva la favola. Sorrise amaramente di se stessa, negli ultimi giorni non si stava comportando da donna adulta, ma da adolescente sognatrice e anche un po’ ingenua. Eppure lei non era mai stata così, la razionalità non le aveva mai fatto difetto, né una visione della vita e degli altri realistica e disincantata. Impulsiva si, lo era sempre stata, ma col tempo, grazie alle delusioni e anche alla sua professione, era riuscita ad addomesticare questo lato del suo carattere.

La verità è che sono infelice e ho troppa voglia di innamorarmi di nuovo, di provare emozioni forti, quelle che ti scombussolano la vita ma che la rendono proprio per questo unica.

Così riflettendo tra sé, senza accorgersene era arrivata sotto casa. Mentre apriva la borsa per trovare le chiavi del garage, vide che le era arrivato un nuovo sms: Antonio, ovviamente.

Per quanto mi riguarda è stato un vero piacere conoscerla, Madame.

Sorrise lusingata, come sempre lui sapeva trovare le parole giuste per intrigarla e corteggiarla con garbo.

Greta – Quindi lei è ancora interessato a conoscermi?

Antonio – Molto interessato, Madame. Come pensavo i suoi occhi parlano di Lei…

Greta – E che le hanno detto i miei occhi?

Antonio – Che come pensavo Lei è una persona bella, intelligente, determinata, con tanti sogni e progetti, nei cui occhi brucia il fuoco di mille passioni…

Greta – Mi fa piacere questo. Di solito invece al primo impatto do l’impressione di una persona fredda e scostante…

Antonio – Forse lo è per chi è superficiale. Ma io ho cercato di andare oltre l’apparenza e di leggere tra la brace dei suoi occhi.

Il tono e il contenuto dei messaggi la fecero sciogliere. Al di là delle belle parole da corteggiamento quell’uomo aveva colto nel segno, riuscendo a capire tanti aspetti della sua personalità in così poco tempo, leggendo con facilità dentro la sua anima. Greta scelse allora la via della sincerità:

Sono lusingata da tutto questo… però ho dei dubbi su di te. Anche se positiva, la mia impressione non è stata quella che credevo.

Antonio – E come pensa di sciogliere questi dubbi?

Greta – Non so… forse rivedendoci ancora. Un solo incontro non è sufficiente per capire.

Antonio – Bene. Mi dica dove e quando, io sono a sua disposizione.

Si salutarono nuovamente via sms, dandosi appuntamento telefonico all’indomani, nella pausa pranzo di entrambi.

Tornata a casa Greta ritrovò l’abituale ovattata atmosfera domestica, e Alberto, ancora intento a scrivere le sue storie al computer, che la accolse col più dolce dei sorrisi.

Lunabionda

The dark side

“Confutatis maledictis. Come lo tradurrebbe?”

“Condannati all’eterno tormento.”

“Lei ci crede a questo?”

“A cosa?”

“A un fuoco inestinguibile, che ti divora eternamente…”

“Si… è possibile.”

Amadeus, Milos Forman

Il fato e la chat

Un altro estratto, dal secondo capitolo, di un mio lungo racconto scritto alcuni anni fa.

La pioggia scendeva copiosa lungo i vetri delle finestre, in una danza quieta e monotona.

Non smetteva di diluviare da quarantott’ore precise, un inverno così piovoso non lo si vedeva da anni in Italia. Firenze appariva ancora più grigia del solito in quel febbraio atipico.

Greta sospirò stancamente ritraendosi dalla finestra per tornare alla sua scrivania. Un the fumante era quello che ci voleva per spazzare via frustrazioni e malinconie.

Greta, chiudi tu l’ufficio? Io avrei da andare a prendere i bimbi in piscina…”

Si Stefania, vai pure, chiudo io stasera. Ho del lavoro da finire.”

Ok. A domani allora. Buona serata!”

Grazie, anche a te! A domani!”

Stefania uscì salutandola col consueto amabile sorriso. Ce l’aveva sempre stampato sulla faccia, a vederla sembrava la persona più felice e realizzata del mondo.

Greta in quel momento ne fu invidiosa: magari avesse avuto anche lei questo approccio positivo alla vita. Eppure non le mancava nulla per essere soddisfatta dell’esistenza.

Aveva una bella casa, un marito premuroso che la amava alla follia, un lavoro creativo costruito con le proprie forze e invidiato da tutti.

Greta Tournier, trentadue anni ben portati, madre siciliana e padre francese, stimata designer di mobili e complementi d’arredo, sposata da tre anni con Alberto Leonetti, noto docente universitario di storia dell’arte, di qualche anno più grande di lei.

Ma che voleva di più dalla vita? Un figlio? No, non si sentiva portata per la maternità come la sua impiegata Stefania, felice di fare la chioccia a figli e marito eppure tanto, in apparenza, più felice di lei. Ma lei amava la mondanità, la “bella vita” come le diceva suo marito, i viaggi in giro per il mondo sempre in cerca di nuovi stimoli per la sua creatività.

La classica vita familiare non faceva per Greta, a differenza di Alberto, amante della quiete domestica propiziatrice per i suoi studi. Erano sempre stati diversi come il giorno e la notte loro due, così amici e parenti li avevano dipinti da sempre, ma nel contempo complementari l’uno all’altra.

Lui non poteva vivere senza l’irrequieta vitalità della moglie, lei, pur sentendosi logorata da un rapporto che sentiva stanco e routinario, non riusciva a immaginare una vita senza il marito. Alberto le dava quell’equilibrio emotivo che in lei spesso latitava, appagava il suo bisogno di amore con tenerezze e premure. Eppure non le bastava. Non più, almeno. Qualcosa era cambiato dentro di lei da un po’ di mesi, forse anni, ma non riusciva a confessarlo con sincerità nemmeno a se stessa.

Si passò le dita tra i capelli, tormentandoseli come faceva quando era nervosa. Spostò lo sguardo dai fogli da disegno al pc ancora acceso. La finestrella sullo schermo occhieggiava invitante.

Dai, ricollegati… in fondo non fai niente di male, chiacchieri solamente con persone nuove…

Esitò ancora qualche minuto, si alzò dalla sedia, andò alla finestra e si accese una sigaretta. La aspirò con gesti frenetici, poi di scatto tornò alla scrivania e riaprì la finestra della chat. For you. Incontra la tua anima gemella. La scritta azzurra lampeggiava in cima allo schermo come uno specchietto per le allodole.

Si, figuriamoci! Le solite fregnacce a cui abboccano solo gli stupidi!” commentò a mezza voce, quasi a giustificarsi.

Ma lei non era una stupida, ci andava solo per passatempo in quella chat. E per solitudine, diciamolo. Tanta solitudine, che niente e nessuno riusciva a colmare.

Non riusciva ad ammettere neppure a se stessa che ciò che desiderava veramente, al di là degli alibi che si autoconfezionava per lenire il senso di colpa, era provare nuove emozioni. Sentirsi di nuovo viva, dopo anni di noiosa stabilità coniugale.

Alexandros desidera parlare con te.

Di nuovo questo personaggio, che le aveva già mandato una e-mail una settimana prima. L’aveva scartato perché le era sembrato un marpione; infatti sul profilo aveva dichiarato di cercare donne “sposate, libere, separate”, insomma a chi cojo cojo. E poi non le ispirava fiducia, era una sensazione basata sull’intuito di cui si vantava tanto. Da poco poi aveva preso un abbaglio con un paio di persone che dietro l’apparente animo romantico avevano rivelato una preoccupante instabilità emotiva e una conversazione virtuale mortalmente noiosa.

Beh, visto che insisti, andiamo a rivedere un po’ chi sei, caro condottiero…”

Alexandros, 40 anni, libero, professione dirigente commerciale. Hobby: ristorante, aperitivo, serate tra amici, teatro, viaggi, lettura. Occhi marroni, capelli castani, altezza un metro e ottanta, peso ottantatre chili. Personalità: avventuroso.

La descrizione, seppure molto schematica, era interessante, tanto che si chiese per quale motivo lo avesse scartato da subito, senza dargli il beneficio del dubbio.

Decise di entrare in chat, incuriosita dall’insistenza del personaggio.

Alexandros – Permette, madame?

Angelique78 – Ma certo, monsieur, non vedo perché no.

Alexandros – Le avevo scritto un paio di messaggi, ma lei non mi ha degnato di attenzione…

Angelique78 – Ha ragione, monsieur, ma vede, ero distratta da altre conversazioni… Io mi chiamo Greta, e lei?

Alexandros – Bellissimo nome, insolito. Io sono Antonio.

Angelique78 – Cos’è che l’ha tanto incuriosita del mio profilo?

Alexandros – Il nome francese, amo molto la dolcezza di questa lingua. E poi la descrizione che hai fatto di te, sembri una persona piena di interessi.

Angelique78 – E che ci fa su questo sito un uomo affascinante come lei sembra essere? Non dovrebbe avere difficoltà a trovare delle donne fuori…

Alexandros – Beh, la ringrazio del complimento intanto. Ma vede madame, io viaggio molto per lavoro e non ho molto tempo per altri interessi. Poi credo che le chat moltiplichino in modo esponenziale le possibilità di conoscere persone che altrimenti non si conoscerebbero mai. Ma lei piuttosto, signora sospettosa, come mai passa il tempo a parlare con gli sconosciuti?

Angelique78 – Per noia e solitudine, direi.

Alexandros – Se ti va di parlarne, sono qui…

Angelique78 – Non vorrei che mi giudicassi male…

Alexandros – Io non giudico mai nessuno, poi non mi permetterei mai se non conosco neppure la persona.

Angelique78 – Mi sto separando da mio marito… non lo amo più.

Ma perché gli stava aprendo i suoi pensieri in quel modo? Non c’era una motivazione razionale, ne sentiva il bisogno e basta. A volte confessarsi con uno sconosciuto è più semplice di quanto non si creda.

Dopo quella prima conversazione, in cui Greta gli raccontò la “mezza messa”, si scambiarono i rispettivi indirizzi di posta elettronica, e due giorni dopo il fascinoso sconosciuto lasciò a Greta anche il numero di cellulare. Lei ci pensò su, ma non più di tanto come la voce della coscienza le suggeriva; quella conoscenza da gioco virtuale si stava trasformando in reale curiosità e desiderio di conoscere l’ignoto. Sentiva il bisogno profondo, insopprimibile di confessarsi con qualcuno, di esternare senza pudori il proprio disagio sentimentale, e parlare con lui le riusciva particolarmente facile, oltre che piacevole. Antonio ascoltava le sue confidenze con attenzione e le rispondeva con parole ammantate di intelligenza e sensibilità, senza giudicarla né pretendere nulla in cambio. Dai suoi discorsi traspariva l’immagine di un uomo con molta esperienza di vita alle spalle, molto sicuro di sé e dei propri mezzi, ma mai arrogante, ricco di umorismo e dall’intelligenza vivace. Ma ciò che l’aveva colpita sopra ogni cosa era il suo modo così aperto e diretto nell’esprimersi, quasi spudoratamente a volte. Una mistura, per lei, pericolosamente positiva.

Non avrebbe mai creduto di poter passare le giornate a fantasticare su uno sconosciuto, senza volto né voce, eppure così fu. Lui le mandò un paio di foto, dalle quali ricavò l’impressione di un uomo piacente e dallo sguardo fascinoso, ma che non rientrava nei suoi canoni di bellezza. Ma questo non aveva alcuna importanza, il legame che sentiva istintivamente svilupparsi con lui era sottilmente e sensualmente mentale.

Dopo lunghe chat e alcune e-mail non tardarono ad arrivare i primi messaggi sul cellulare.

Antonio – Sembra assurdo, lo so, ma stasera mi sarebbe piaciuto stare con te. Anche solo bere un bicchiere di vino e guardarti negli occhi…

Greta – Non è assurdo, perché capita anche a me… Avrei voglia che mi stringessi tra le tue braccia, adesso…

Antonio – Le mie braccia saprebbero accoglierti in un abbraccio forte ma delicato. Tra le mie braccia saresti al sicuro da tutto… tranne che da me!

In molti momenti della giornata, e specialmente la sera, lei desiderava davvero un contatto fisico con quell’uomo, non erano frasi romantiche buttate lì tanto per fare colpo. Non aveva ancora mai pensato al sesso, solo sentiva dentro un bisogno viscerale di sentire l’altro vicino a sé, il più vicino possibile, e non c’è niente di più intimo di un abbraccio per trasmettere il proprio calore a qualcuno e ricevere il suo.

Una sera di febbraio, piovosa e triste come non mai, concordarono il primo appuntamento telefonico.

L’ora x arrivò con estrema lentezza, come sempre accade quando si desidera qualcosa ardentemente.

Pioveva, pioveva, e pioveva. Greta lanciava un’occhiata al cellulare e una al cielo plumbeo, fumando nervosamente sotto il portone del palazzo.

Suo marito era rientrato in anticipo e per mantenere fede al suo spasimante virtuale era stata costretta ad inventare una scusa plausibile dell’ultimo minuto: “Vado a prendere due pizze, non ho voglia di cucinare stasera.” Così si era precipitata giù per le scale, perché in ascensore c’era poco campo, non sia mai Lui avesse chiamato in quel mezzo minuto di percorso. Ma fuori diluviava, non era il caso di avventurarsi per le strade.

Alla seconda Marlboro consumata con boccate frenetiche, il cellulare vibrò.

Afferrò il telefono dopo quattro squilli, la salivazione azzerata tanto che credette di non riuscire a dire neppure “pronto”. Invece la voce uscì, un po’ appannata ma decisa.

Buonasera” la voce dall’altro capo rispose in tono garbato.

Buonasera. Come stai?”

Bene, a parte il tempo terribile… Quest’anno sembra davvero di stare in Borneo!” lo disse con un lieve fremito nella voce, come se per l’emozione di sentirla gli fosse mancata d’improvviso la fermezza. O forse era semplicemente il mal di gola? Voce molto piacevole, proprio come lei aveva immaginato; assurdo immaginare l’esatta sensazione data da una voce, ma per lei fu proprio così. Vibrante, profonda, ma intrisa di una particolare dolcezza. Gradevole cadenza fiorentina, non troppo marcata.

“Gia, è vero!”

E giù con discorsi generici su clima, lavoro, mal di gola stagionali, hobby vari ed eventuali.

Dopo un buon quarto d’ora di conversazione si salutarono. Greta sorrideva compiaciuta, il bilancio di quel primo approccio era decisamente positivo.

Dialogo abbastanza sciolto e vivace, per essere la prima volta, emozione incontenibile tanto che faticava ancora a respirare. Appena aveva udito la voce di lui il cuore le era precipitato giù nello stomaco, una cosa che non le era mai capitata nella vita. Neppure con suo marito.

Ma che le stava succedendo? Possibile che a trentadue anni suonati si sentisse tutta scombussolata come una quindicenne, e per cosa poi? Per uno sconosciuto di cui non conosceva nulla, che poteva essere chiunque, e una voce appesa al fragile filo del telefono.

Si sentiva ridicola, ma era talmente bello sentirsi di nuovo così… Completamente in balia delle emozioni, lasciandole fluire senza controllo, un nodo che le stringeva lo stomaco ogni volta che pensava a lui. Aveva appena iniziato ad elaborare l’evento che un messaggio non tardò ad arrivare, ruffiano e seducente come una carezza.

Antonio – I tasselli pian piano prendono forma… Persona interessante e bellissima voce…

Greta – Ti ringrazio. Anche tu, che bella voce che hai…

E poi, l’indomani mattina:

Greta – Mi ha sognato stanotte, monsieur?

Antonio – Direi proprio di si.

Greta – E mi dica, come mi ha sognata?…

Antonio – Non si raccontano certe cose a una Signora…

Greta – Mi chiami più tardi? Ho voglia di sentire la tua voce…

Antonio – Certo che ti chiamo. Non vedo l’ora…

Greta – Come sempre è stato bello parlare con te. Ci siamo sentiti due minuti fa e già mi manchi…

Era proprio così, almeno per lei. Al momento di congedarsi e chiudere la conversazioni, mille emozioni le scoppiavano dentro, compresa la nostalgia e il desiderio impossibile di averlo lì con sé. La mezzora più attesa delle sue giornate tutte uguali e infelici era quella che trascorreva al telefono con lui, a chiacchierare di ogni cosa, dalla cronaca quotidiana alle proprie emozioni, alle esperienze passate, alle speranze per il futuro, spesso ridendo e punzecchiandosi a vicenda come due innamorati. Quando Antonio rideva lei lo trovava ancora più amabile, era come se tutta la sua esplosiva vitalità si esprimesse in quella risata accattivante e argentina che scorreva come una rapida.

Una sera, poco prima di salutarsi, gli disse d’istinto: “Mi piace quando ridi, lo sai?” con un filo d’emozione nella voce che si era abbassata di tono.

Lui sorrise lusingato, forse imbarazzato, poi dopo un breve silenzio rispose: “Allora siamo a posto, perché io rido sempre.”

Lunabionda