Soffocare

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Ho gettato cose in mare, io cargo di trent’anni
tenacemente attaccata al mio nome e indirizzo.
Hanno strofinato via tutti i miei affetti.
Impaurita e denudata sulla plastica verde della barella
ho guardato la mia teiera, il comò della biancheria, i miei libri
affondare lontani, e l’acqua arrivarmi sopra la testa.
Sono una suora adesso, mai stata così pura.

Non volevo fiori, volevo soltanto
sdraiarmi a palme in su completamente vuota.

I tulipani sono troppo rossi in primo luogo, mi feriscono.
Anche attraverso la carta da regalo li sentivo respirare
piano, attraverso la bianca fasciatura, come un bimbo mostruoso.

Rossastri parlano alla mia ferita, le rispondono.
Sono traditori: sembrano ondeggiare, anche se mi tirano giù,
scompigliandomi con le loro lingue inattese e il colore,
una dozzina di rossi piombi intorno al mio collo.

Anche i muri sembrano riscaldarsi tra loro.
I tulipani dovrebbero stare dietro le sbarre come bestie pericolose;
si aprono come la bocca di un grosso felino africano,
ed io mi accorgo del mio cuore: apre e chiude
la sua ampolla di rossi boccioli per vero amor mio.
L’acqua che assaggio è calda e salata come il mare,
e viene da un paese lontano come la salute.

Sylvia Plath

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Insonnia

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Alle cinque del mattino l’aria è fresca e mite, la natura è perfetta, il canto degli uccelli pure, sigarette mai spente, non far rumore per non disturbare, non dire niente e non pensare, niente da dire da fare o da disfare.

Equilibrismi inutili sull’orlo del precipizio, un pozzo nero dove gettare tutto, crocifissione senza segni che scava dentro fino all’osso.

Soffocare sotto gli occhi di tutti ma senza che nessuno “veda”, mettersi nuda come una vergogna, in attesa di qualcuno che la provi.

Il silenzio d’estate è perfetto.
Non fa nessun rumore il cuore che mi si rompe dal dolore.
A.

Veleno

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Il prato è velenoso ma bello in autunno
Vi fiorisce colore d’occhiaia e di lillà il colchico
I tuoi occhi sono come quel fiore
Violastri come il livido che li cerchia e l’autunno
E lenta la mia vita per loro s’avvelena

Apollinaire

 

D’amore e ombra

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Mia Bebè piccola e capricciosa,

me ne sto in casa solo soletto, eccetto l’intellettuale che sta mettendo la carta alle pareti, e lui non conta.
Non ti stupire se la mia calligrafia è un po’ strana.
Ci sono due motivi. Il primo è che questo foglio (l’unico che ho a disposizione), è troppo liscio, e la penna ci scorre sopra troppo velocemente; il secondo è che ho trovato qui in casa una bottiglia di eccellente porto, che ho aperto e di cui ho già bevuto la metà.

Quando ci potremo incontrare da soli da qualche parte, amore mio? Ho la bocca strana, sai, perché non ho baci da tanto tempo…
Mia Bebè da sedere in collo! Mia Bebè da prendere a morsi!
“Corpicino di tentazione”, ti ho chiamato; e tale continuerai a essere, ma lontano da me.

Ciao. Mi vado a buttare a testa in giù dentro un secchio, per riposare lo spirito. Così fanno tutti i grandi uomini, almeno quando hanno : 1°. spirito ; 2°. testa ; 3°. secchio dove mettere la testa.

Un bacio solo che dura tutto il tempo che il mondo deve ancora durare, dal tuo, sempre tuo, Fernando.

Fernando Pessoa, lettera a Ophelia

Lettere non d’amore

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Gentilissima Signora Ophélia Queiroz,

un abietto miserabile individuo chiamato Fernando Pessoa, mio personale e caro amico, mi ha incaricato di comunicare alla Signoria Vostra che alla Signoria Vostra è vietato: 1) pesare di meno; 2) mangiare poco; 3) non dormire; 4) avere la febbre; 5) pensare all’individuo suddetto.

Da parte mia, come intimo e sincero amico di quel poco di buono della cui comunicazione, seppur con sacrificio, mi faccio carico, consiglio la Signoria Vostra di prendere l’immagine mentale che eventualmente possa essersi fatta dell’individuo la cui menzione sta rovinando questo foglio di carta soddisfacentemente bianco, e di buttarla, quest’immagine mentale, nel buco dell’acquaio, essendo materialmente impossibile dare questa destinazione, che peraltro giustamente competerebbe a quell’entità fintamente umana, se ci fosse giustizia al mondo.
Voglia gradire i complimenti di Àlvaro de Campos.”

Fernando Pessoa, lettera alla fidanzata Ophelia

Ph Laura Makabresku

Gridi

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Rivedo le tue lettere d’amore
illuminata adesso da un distacco,
senza quasi rancore.

L’illusione era forte a sostenerci,
ci reggevamo entrambi negli abbracci,
pregando che durassero gli intenti.
Ci promettemmo il sempre degli amanti,
certi nei nostri spiriti divini.

E hai potuto lasciarmi,
e hai potuto intuire un’altra luce
che seguitasse dopo le mie spalle.

Mi hai resuscitato dalle scarse origini
con richiami di musica divina,
mi hai resa divergenza di dolore,
spazio, per la tua vita di ricerca
per abitarmi il tempo di un errore.

E mi hai lasciato solo le tue lettere,
onde io le ribevessi nella tua assenza.

Vorrei un figlio da te,
che sia una spada lucente,
come un grido di alta grazia,
che sia pietra, che sia novello Adamo,
lievito del mio sangue
e che dissolva più dolcemente
questa nostra sete.

Ah se t’amo!
Lo grido ad ogni vento
gemmando fiori da ogni stanco ramo,
e fiorita son tutta
e di ogni velo vò scerpando il mio lutto
perché genesi sei della mia carne.

Alda Merini

Inverno

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Sei fragile, Amor mio,

come un tenero fiore d’inverno

sbattuto da tempesta.

Interroghi indovini

per trovarti il senso

e ricerchi invano

la luna nel pozzo,

come un viandante arreso dalla sete

per troppo cercare.

Lunabionda (A.)

Ph Laura Makabresku

A Vittore

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Come un uccello sul filo
Come un ubriaco in un coro di mezzanotte
Ho cercato a modo mio di essere libero.
Come un verme sull’amo
Come un cavaliere in qualche libro antico e fuori moda
Ho conservato i miei brandelli per te.

Se non sono stato giusto
Spero tu possa lasciar correre
Se non sono stato sincero
Spero tu sappia che non mi rivolgevo a te.

Come un bimbo nato morto
Come una bestia col corno
Ho lacerato chiunque cercasse di raggiungermi.
Ma giuro su questa canzone
E su tutto ciò che ho fatto di sbagliato
Che rimetterò ogni cosa a te.

Ho visto un mendicante appoggiato alla sua stampella di legno
Mi ha detto: “Non devi chiedere tanto.”
E una graziosa donna affacciarsi dalla sua porta buia,
Mi ha urlato: “Perché non chiedere di più?”

Come un uccello sul filo
Come un ubriaco in un coro di mezzanotte
Ho cercato a modo mio di essere libero.

Leonard Cohen

Pain

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Ogni uomo uccide ciò che ama:
alcuni uccidono con uno sguardo di odio,
altri con parole carezzevoli,
il vigliacco con un bacio,
l’eroe con una spada.
Certuni lo strangolano con le mani del desiderio,
certi altri con le mani dell’oro,
i migliori si servono d’un coltello, affinché
i cadaveri più presto si gelino.

Oscar Wilde

Ph Laura Makabresku