Quando il giorno muore

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Tu la notte io il giorno
così distanti e immutevoli
nel tempo
così vicini come due alberi
posti uno di fronte all’altro
a creare lo stesso giardino
ma senza possibilità di
toccarsi
se non con i pensieri
tu che conosci la brezza
della sera
ed io che rincorro il vento
caldo
fino a quando giunge il
tramonto,
i rami divengono mani
tiepide
che si intrecciano
appassionate
le foglie sono sospiri nascosti
le stelle diventano occhi di
brace
e le nuvole un lenzuolo che
scopre la nudità.


La luna e il sole sono due
amanti rapidi e fugaci.

So cosa vuol dire amore
quando il giorno muore.

Antonia Pozzi

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Un frutto tagliato a metà

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Dopo aver fatto l’amore, dormiremo abbracciati. La tua schiena contro il mio ventre. E io stringerò le dita dei piedi attorno alle tue caviglie, come delle mollette, perché tu non possa volar via la notte. Saremo come un’immagine in un libro di scienze: un frutto tagliato a metà, tu la buccia e io il torsolo.

D. Grossman, “Che tu sia per me il coltello”

Che tu sia per me il coltello

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Dedicata

“Amore” è il fatto che tu sei per me il coltello

col quale frugo dentro me stessa.

Ogni tua parola è caduta esattamente dove era attesa da anni.

Anche solo immaginare il tuo modo di parlare mi calma. E mi rende felice.

Mi scorre nel corpo come una medicina, facendoti gorgogliare dentro di me.

Non smettere. Non smettere mai.

D. Grossman

Le mie parole piovvero su di te

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A nessuno assomigli da che ti amo.
Lasciami stenderti tra le ghirlande gialle.

Improvvisamente il vento ulula e sbatte la mia finestra chiusa.
Il cielo è una rete colma di pesci cupi.
Qui vengono a finire i venti, tutti.
La pioggia si denuda.

Passano fuggendo gli uccelli.
Il vento. Il vento.
Io posso lottare solamente contro la forza degli uomini.
Il temporale solleva un turbine di foglie oscure
e scioglie tutte le barche che ieri sera s’ancorarono al cielo.

Tu sei qui. Ah, tu non fuggi.
Tu mi risponderai fino all’ultimo grido.
Raggomitolati al mio fianco come se avessi paura.
Tuttavia qualche volta corse un’ombra strana nei tuoi occhi.

Ora, anche ora, piccola mi rechi caprifogli,
ed hai persino i seni profumati.
Mentre il vento triste galoppa uccidendo farfalle
io ti amo, e la mia gioia morde la tua bocca di susina.

Quanto ti sarà costato abituarti a me,
alla mia anima sola e selvaggia, al mio nome che tutti allontanano.
Abbiamo visto ardere tante volte l’astro baciandoci gli occhi
e sulle nostre teste ergersi i crepuscoli in ventagli giranti.

Le mie parole piovvero su di te accarezzandoti.
Ho amato da tempo il tuo corpo di madreperla soleggiata.
Ti credo persino padrona dell’universo.
Ti porterò dalle montagne fiori allegri, copihues,
nocciole oscure, e ceste silvestri di baci.
Voglio fare con te
ciò che la primavera fa con i ciliegi.

Neruda

Qui

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Dalla stanza vicina ascolto care
voci nel letto dove il sonno accolgo.
Per l’aperta finestra un lume brilla,
lontano, in cima al colle, chi sa dove.
Qui ti stringo al mio cuore, amore mio,
morto a me da infiniti anni oramai.

Umberto Saba

In profondità

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Ecco: io ti stringo al petto, ti raccolgo,
così piccola e fragile e leggera,
tutta nelle mie mani;
e il tepor sento del tuo viso molle
contro il mio viso, e l’aerea carezza
dei tuoi capelli a fior delle mie labbra.
E ti guardo e t’ascolto respirare…
E mi pare, non so, mi pare d’averti
non qui, presso di me, ma in me, ben dentro
alla mia carne, in mezzo del mio cuore,
profondamente, dolorosamente,
soavemente mia.

Diego Valeri