Giardino chiuso

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Voi non mi amate ed io non vi amo.

Pure, qualche dolcezza è ne la nostra vita
da ieri: una dolcezza indefinita
che vela un poco, sembra, le sventure
nostre e le fa, sembra, quasi lontane.

Pure, voi non mi amate ed io non vi amo.
Pure, quando vi chiamo, io non vi chiamo
per nome. E il vostro nome è quel de l’Ave:
nome che pare un balsamo a la bocca.

Quando parlate, io non guardo la bocca
parlare, o almen non troppo guardo. Ascolto;
comprendo, vi rispondo. Il vostro volto
non muta se la mia mano vi tocca.
La vostra mano è quella che non dona.

Voi, Signora, siete per me come un giardino chiuso,

dove nessuno è penetrato mai.

Conosco il vostro portentoso male;

e il dolore ch’è in voi forse m’attira
più de la vostra bocca e dei capelli

vostri, dei grandi medusèi capelli
bruni come foglie morte
ma vivi e fieri come l’angui attorte
de la Górgone, io temo, se ribelli,
e pieni del terribile mistero.

Me non avvolgerà tanto mistero.
Dicono che nel folto de le chiome
voi abbiate una ciocca rossa come
una fiamma: nel folto chiusa. È vero?
Io la penso, e la vedo fiammeggiare.

La vedo stranamente fiammeggiare
come un segno fatale. – Oh passione
arsa a quel fuoco! – Tutte le corone
de la terra non possono oscurare
quel segno unico. Voi siete l’Eccelsa.

Chi osa? Chi vi prende? Chi vi tiene?
Siete come una spada senza l’elsa,
pura e lucente, e non brandita mai…

Oh, dove sono giunto! Perché mai
vi dico queste cose? Perdonate
chi sogna.
Il tramonto è una fiamma, e i marinai
cantano da le navi, e odora il mare.

Noi saremo paghi di qualche dolcezza
mite, noi cercheremo una tristezza
riposata ed eguale. Ed abbia i suoi
cieli velati Aprile, come ieri,

i suoi mari quieti, come ieri;
sì che possiamo noi recar lungh’essi
i lidi, o sotto gli alberi, sommessi
colloqui e sogni e taciti pensieri,
– o voi dal dolce nome che io non chiamo –

perché voi non mi amate ed io non vi amo.

D’Annunzio

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Chi lo sa cosa hai detto alle tenebre…

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Oh, ma tu sei sola.

Chi lo sa che cosa hai detto alle tenebre nelle amare veglie notturne, quando tutta la tua vita sembra contrarsi e le mura della tua dimora ti si stringono addosso.

Una stia in cui irretire qualcosa di selvaggio…

Eowyn in “Le due torri”

A me stessa

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Non sei morta, anche se lo eri.

La ragazza che morì. E fu resuscitata.

Rievoca, ricorda: per favore, non morire di nuovo.

Sylvia Plath

Sylvia Plath morì suicida a trent’anni, infilando la testa nel forno di casa sua.

Ci sono modi meno teatrali per morire.

Il fumo, l’alcol vuotato fino all’ultimo sorso nel bicchiere.

La solitudine, il disamore, la meschinità delle persone, l’infelicità stessa della vita.

Ogni giorno è un buon giorno per vivere, ogni giorno è un buon giorno per morire.

A.

Senso

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“E chi non sa vivere solo per l’estasi… non potrà mai avere alcun posto nella mia vita.”

Voglio vivere solo per l’estasi. Le piccole dosi, gli amori moderati, tutte le mezze sfumature, mi lasciano indifferente.
Mi piace la stravaganza.
Lettere che raddrizzano la schiena dei postini, libri che traboccano dalle copertine, sessualità che fa saltare i termometri.

Anaïs Nin