La pelle dell’anima

Risplendi nell’amaro

di tutte le mattine

ti bevo nel caffè

e qui ti stringo oltre la carne e le parole,

mentre infranta da venditori di polvere

riscrivo la pelle dell’anima

punto e a capo

perché tu la legga,

tu, solo tu

che non rompi la delicatezza mia

ascolti tutti i suoni dei silenzi

e non temi di sporcarti

ficcando nel fuoco e nel candore

intere

le tue mani.

Lunabionda (A.)

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Tra le dita

Mi bruciano le mani

di troppa tenerezza che

mi smuove

il nervo scoperto

nel pensarti.

L’anima è gialla e nuda,

falce di luna impigliata

tra le dita flessuose

del tuo canto.

Lunabionda (A.)

 

Volevo tutte le sbandate

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Volevo tutte le sbandate
essere viva fino allo scortico
essere tavolo pietra bestiale
essere
bucare la vita coi morsi
infilare le mani in suo pulsare di vita
scavare la vita scrostarla sfondarla spericolarla
battermi con lei fino ai suoi sigilli.

Per amore- per amore- tutto per amore.

Mariangela Gualtieri

Verso sera

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Sorseggio le parole dell’assenza

come un rum morbido d’annata,

si arrotolano in bocca, m’impastano la lingua,

e verso sera aspetto, aspetto sempre

che un piccolo miracolo mi cada

tra le quattro mura di casa

intrise di santità e di ardore.

Sistemo la morale nel primo cassetto del comò,

mi siedo e attendo l’epifania che mi spetta di diritto,

il tutto, il niente,

la parola e il tatto,

la falce della vita, della morte

che mi tagli le dita ad una ad una,

l’odore d’eterno nella carne

troppo spesso lasciata ad appassire

o data in pasto ai cani,

lo scuotimento dei cinque sensi inginocchiati

e anche del sesto e poi di mille in più ancora,

ancora, ancora…

Lunabionda (A.)

Pronuncio il tuo nome nelle notti oscure

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Pronuncio il tuo nome

nelle notti oscure,

quando in mezzo ai rovi

dell’inquieta penombra

mi rivolto nuda,

assediata da scheletri e fantasmi

senza nome, senza onore,

sospesa come sempre

nel mio buio,

e come sempre appesa

al senso del disastro e del respiro.

Ho mandato a memoria

l’alfabeto maledetto

di quella lingua oscura

che si chiama fuoco,

ma tu non sai

la bellezza che disvela una tenebra

squarciata dalla luce.

Fammi morire

prima

che la cenere di una vita intera

mi seppellisca il fiato e la parola,

te ne prego.

Lunabionda (A.)

Senza pudore

Prima mi dici che ti sei bagnata tutta
sfogliando un libro
di foto intitolato viaggio
nelle città dei morti Umbria e Toscana
ti ha messo in testa un tarlo erotico
di quelli che non riesci più a pensare
ad altro e me lo dici con quegli occhi
che significano una cosa sola:
prendiamo il primo treno e andiamo a farlo.
Mi era sembrata un’idea decente
la tua fantasia di cambiare stile
e venire a scopare nella necropoli…

Dario Villa

Come una bambola

E mi piacerebbe che tu, Bebé, fossi una bambola, e io farei come un bambino, ti spoglierei, e il foglio finisce qui e pare impossibile che tutto questo sia stato scritto da un essere umano, invece l’ho scritto io.

F. Pessoa