Quel che resta del giorno

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Cosa ne farò di questo cuore?
Lo abbatterò a bugie?
Lo affogherò a parole?
Lo getterò ai cani?
Gl’intaglierò un gradino?
Me lo scorderò in un taxi?
Lo ridurrò in polvere?
Lo lapiderò con le pietre più nere della notte?

Cosa ne farò di questo cuore disordinato e triste,
che non risponde a niente, né ricorda il suo nome
da quell’ imboscata tra i tuoi seni?

Jorge Boccanera

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Qui, nel cuore

Qui nel cuore,
forse, o meglio ancora:
una ferita inferta col coltello,
lama d’inganno,
taglio di rifiuto, da cui sfugge la speranza
colano le emozioni,
la sete, i sogni.
Desiderare, volere,
non bastare,
disillusa ricerca del motivo
che spieghi un senso.Un senso che non c’è.
Questo è che duole, forse qui nel cuore.

José Saramago

La notte maledico te

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Se il giorno posso non pensarti

la notte maledico te

e quando infine spunta l’alba

c’è solo il vuoto intorno a me.

E la tua voce fende il buio

dove cercarti non lo so

ti vedo e torna la speranza

ti voglio tanto bene ancora.

Per un istante riappari

mi chiami e mi tendi le mani

ma il mio sangue si fa ghiaccio

quando ridendo ti allontani.

La notte

mi fai impazzir.

Salvatore Adamo, La notte

Il diavolo è mancino

E quanti personaggi inutili ho indossato

io e la mia persona quanti ne ha subiti

Arido è l’inferno

sterile la sua via

Quanti miracoli, disegni e ispirazioni

e poi la sofferenza che ti rende cieco

Nelle cadute c’è il perché della Sua assenza

le nuvole non posso annientare il sole

E lo sapeva bene Paganini

che il diavolo e mancino e subdolo

e suona il violino.

Franco Battiato, Lode all’Inviolato

A rovescio

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Come mi  pesa ancora

sulle vene

questa brutale tenerezza

che sfibra i pensieri

e disfa le membra

ad una ad una,

si srotola il tuo nome

sulla punta della lingua

nell’alfabeto rovesciato

dell’Inferno.

Non ti conosco,

ti cerco solo tra i fiori strappati

di un inverno.

Lunabionda (A.)

Il dolore perfetto

Il dolore è un topo

sceglie l’intercapedine nel petto

per timido nido

ed elude la caccia

Il dolore è un ladro

rapido nel trasalire

tende l’orecchio

per cogliere un suono

di quel vasto buio

che ha trascinato la sua vita

indietro

Il dolore è un giocoliere

ardito nell’esibirsi

perché se esita

l’occhio per di lì

non colga i suoi lividi

siano uno o tre

Il dolore è un buongustaio

moderato nel lusso

Il dolore migliore non ha lingua

prima che parli

bruciatelo in piazza

le sue ceneri

lo faranno

forse

se rifiutano

come sapere

ormai nemmeno la tortura

ne caverebbe una sillaba.

Emily Dickinson