Fuoco alla polvere

E per troppo guardare

oltre,

chiedendo

fuoco alla polvere

mi disfeci,

sfiorita.

Lunabionda (A.)

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Il sasso nella scarpa

Io sono il sasso nella scarpa
che duole la notte.
Sono il fruscìo di pizzo nero
tra le gambe
vento irrequieto
immobile umidità
tramonti incendiati
livide albe inesplose
tomba di ogni finzione
ostinato consenso alla vita
fragilità di cristallo
bambina col dito in bocca
che gioca a fare la femmina fatale
fenice che risorge dalle ceneri
fuoco che incendia in penombra
animale che segue gli odori
battito etereo di farfalla
spasmo di vita
che flirta ogni giorno
con la morte.
 Lunabionda (A.)

Novembre

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Strano il destino.

Consumarsi la vita per anni dietro al mio personale “Mr. Big”.

Il fascinoso, il seduttore, la passione, l’impossibile, l’irraggiungibile, l’insostituibile.

E poi invece seppellirlo solo attraverso un amore gentile e possibile.

Gentile era la sua voce nel canto, gentili i suoi occhi irrequieti, gentili le sue mani delicate mentre afferravano le mie timidamente, quella notte di novembre.

Pare che novembre sia diventato il mese degli amori impossibili, per me.

Gentile ma troppo tiepido e incerto il suo amore, per una creatura di fuoco come me.

Crudele il destino.

A.

La tua voce mi nuoce

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 Vengo, con la presente, a te, per chiederti formalmente di esentarmi
d’urgenza dal comunicare, con te, per telefono
(io non posso battere zuccate
disperate, contro il primo muro che mi trovo a disposizione,
ogni volta, capirai, appena mollo giù il ricevitore):
perché, mia diletta, io non saprò mai separare, stralciandole,
le tue parole, a parte, dai tuoi gomiti, dai tuoi alluci,
dalle tue natiche, da tutta te, da tutto me:
sola, la tua voce mi nuoce.
Edoardo Sanguineti