Lussureggiante malinconia

Una volta, un amico mi ha detto:

“Ho letto un tuo post su Facebook e leggendolo mi è presa una lussureggiante malinconia.

Perché tu non è di crudo sesso che hai bisogno, ma di un grandissimo amore.”

Eh già, quel grandissimo amore che manca da troppo tempo nella mia vita, e che pare che il destino o chi per lui mi voglia sempre ostinatamente negare.

Mi guardo indietro, e vedo il disastro…

guardo nello specchio del presente, e vedo l’infelicità.

L’amore ha litigato con me, proprio con me che sembravo essere nata per l’amore.

Per celebrarlo, decantarlo, sedurlo, cuocermi e struggermi nel suo sacro fuoco.

L’amarezza cocente di un amore passato si mescola così con l’amarezza di quello presente, le cose si sommano, le carte si mescolano, ma la carta che perde è sempre la mia.

Ripenso al disastro, ripenso all’infelicità di adesso, e la domanda è sempre una:

Perché mi hai abbandonato?

A.

 

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Tu

Tu, miserabile,

tu, involucro vuoto,

tu, manichino frivolo  e prevedibile,

tu, quello che il mio compagno con una punta di gelosia celata

chiama “il mio uomo” quando il mio uomo non sei stato mai,

per il semplice fatto che sei di un’altra,

da sempre e per sempre,

ufficialmente e ufficiosamente,

e per il semplice fatto che non mi hai amato mai.

Tu che mi hai spezzato le vene delle mani

tu che mi hai fatto toccare il paradiso e l’inferno

tu che mi hai insegnato cos’è l’amore

il dolore

la passione pura  e perversa,

tu mi fai ancora pena ed amarezza.

Pena per la pochezza della tua vita fatta di niente,

amarezza per avermi venduto come Giuda

per trenta miseri denari alla stupida causa della tua vanità.

Sappi che non sei tu

“l’indimenticato, l’eccelso, l’impossibile”:

è solo uno che somiglia a te,

uno che ha la tua bocca, i tuoi occhi, il tuo respiro,

il cuore nel petto che gli scoppia al mio solo contatto.

Non sei tu quello lì,

tu sei solo il crollo di ogni illusione

l’insegnamento supremo che non esiste il due, ma solo l’uno,

tu sei il non plus ultra del “non sono in grado”.

Tu, indimenticato e indimenticabile solo

per quell’amore lacerante

che mi ha spezzato in due.

Tu, che mi fai pena e ribrezzo quando ti vedo e penso:

“Come ha fatto a dimenticare?

Come ha fatto a sussurrare una dolcezza inaudita al niente?

Come ha fatto a recitare adagiato sul mio corpo,

bevendo il mio respiro, stringendo la mia mano,

sprofondando nel mio ventre, guardando le mie lacrime?”

Tu, che sei solo la dimostrazione estrema ed il presagio

che l’amore è una sporca illusione

e che la mia vita, nata per l’amore,

forse è votata solo

a una perenne e inguaribile palude di amarezze.

A.

My Ofelia

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Una parola rotta

un turbine di vento

a rovesciare il cielo

e si scolora l’alba

fuggono via le farfalle

di un finto mattino.

Resta uno scintillio di pelle

fra le dita

l’odore in bocca

un rubinetto rosso sangue

goccia a goccia

e un suono stridulo –

l’eco del tuo canto.

Amleto, dove sei?

Lunabionda