My eternal damnation

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Lui il mio coltello,

la lama che non strazia e che non sana.

Il mio tutto

il mio niente

il mio non posso.

Segno fatale sul mio corpo indolenzito

patto di sangue silenzioso

fuoco di rabbia

e di passione.

Lui l’indimenticato

l’eccelso

l’impossibile

il re degli intrighi

il seduttore

lui la bellezza accecante

il grido di poesia

l’eterno in un respiro.

 L’ombra pazza nella stanza

il velo nero

lui maledetto

ed adorato

carne della mia carne

 amore eterno

eterna dannazione.

E mi sporco le mani

con la lama.

Lunabionda

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Schegge

Incredibile come il dolore dell’anima non venga capito. Se ti becchi una pallottola o una scheggia si mettono subito a strillare presto-barellieri-il-plasma, se ti rompi una gamba te la ingessano, se hai la gola infiammata ti danno le medicine. Se hai il cuore a pezzi e sei così disperato che non ti riesce aprir bocca, invece, non se ne accorgono neanche. Eppure il dolore dell’anima è una malattia molto più grave della gamba rotta e della gola infiammata, le sue ferite sono assai più profonde e pericolose di quelle procurate da una pallottola o da una scheggia. Sono ferite che non guariscono, quelle, ferite che ad ogni pretesto ricominciano a sanguinare.

Oriana Fallaci