Io la diversa, la sola, la straniera

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“Io, che cerco invano l’eterno nella carne,

l’infinito nel finito,

io che sprofondo nel sogno e mi nutro di parole,

ma voglio la sua lingua sulla pelle”.

A.

Io la diversa,
la sola
la straniera.
Quella che sfiora con incanto la pazzia,
che da sempre scelse l’abbandono e la passione.
Sono l’amore,
sono la rabbia e la fatica.
Io che cerco l’infinito in un respiro,
dentro un canto di foglie
o nel lento dondolio del mio dolore.
Io che annego nel sogno più segreto
che vivo di parole,
ma voglio la sua lingua sulla pelle.
Dal mio ventre nascono farfalle,
piccole conchiglie d’oro,
e frutta colorata.
Nel mio corpo scorrono fiumi gravidi di linfa,
di versi e perle,
di schiuma e luce bianca.
Sono io,
intera e irrimediabile.
Io la verde inquietudine,
io fragile e ferita.
Irriducibile.
Sono la pazza che grida nelle piazze,
quella che danza nuda lungo le strade della notte.
La naufraga senz’occhi
che ancora attinge la luna dentro al pozzo.

Sylvia Pallaracci

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