Come una corda

È come se avessi una corda da qualche parte qui nel petto, a sinistra, legata stretta a una corda simile che si trova dentro di te, nello stesso punto.

E se il mare burrascoso e le duecento miglia e più di terra venissero davvero a trovarsi tra noi, ho paura che questa corda che ci unisce possa spezzarsi. In quel caso, non farei che sanguinare dentro di me.

Jane, strana creatura, quasi ultraterrena, ti amo come la mia stessa carne.

 Charlotte Bronte,  Jane Eyre

Ninfa

E non amarmi allora
Te ne prego,
Se nell’avvicinarti al tronco
Sottile corteccia
Rapide scivolano
Sanguinando
Le tue mani,
Quando non ami più
La me che sono
Ma quel riflesso della negazione
Di tutto ciò che il mondo rappresenta,
Alba malata
Di chi mai volle guarire da se stesso.
Lunabionda

Marina

Così, dopo tanto tempo, rileggo Marina, La Poetessa per me. Lei non dice “non voglio”, dice “non voglio volere”. Non c’è cosa più dura di questa da pensare e da dire, né cosa più difficile.

“Il mio amore per te si è sminuzzato in giorni e lettere, in ore e righe.Una lettera oggi,una lettera domani. Cosa volevo da te? Nulla. Probabilmente essere accanto a te. O forse semplicemente venire da te. Senza lettere ormai era come senza di te. E così Rainer è passata. Non voglio venire da te. Non voglio volere. Così sono io. Così è l’amore nel tempo. Ingrato, autodistruttivo. Non amo, non rispetto l’amore.
V velikj nizosti ljubvi ,ho scritto una volta, la suprema bassezza dell’amore.
Marina”

Marina Cvetaeva, da una lettera a Rainer Maria Rilke

 

Amori malati

Sbaglia e manca di rispetto alle donne chi pensa che le donne maltrattate siano donne senza dignità, o stupide, oppure offuscate.
Forse sono solo donne che amano troppo, e che si amano poco. Forse sono solo donne che non accettano che a un’estrema capacità di amare si possa rispondere con una estrema capacità di odiare. Quelle ostinate nel cercare il passato principe azzurro nel presente e futuro violento Mr Hyde.

Prima

Una madonna stinta
Crepata dal pianto
Fa beffe di me,
A ricordarmi
Quanto sia stato imprudente
vivere.
Prima della fame e della sete.
Prima della noia e del rimpianto.
Prima del crepitare verde
Dei tuoi occhi.
Prima di un tempo marcio
Che risuona solo di
Antiche ore morte.
Lunabionda

 

Diario di Luna

Un fine gentiluomo ti informa che: fai schifo. Sei una cretina. Sei una testa di cazzo. Hai segatura nel cervello. Sei una troia, in poche parole. Ti informa anche che donnicciuole che hanno passato la vita senza uno straccio di cervello e di responsabilità sono sante donne e che tu invece che li hai sei una merda.
Conclusione: se questi sono gli uomini…  e se questo è un uomo.

Conclusione due: la carenza affettiva è una vera tragedia per chi ce l’ha, peggiore della pochezza di tanti uomini. E nessuno la può capire tranne chi ce l’ha. Perché chi non ce l’ha, mai si farebbe prendere a schiaffi né fisicamente né moralmente solo per sentirsi dire quattro parole d’amore pagate a un prezzo di sangue.

Amore ed ombra

Terribile Bebè,
mi piacciono le sue lettere, che sono dolci dolci, e mi piace Lei, che è pure dolce dolce. E’ un bonbon, ed è vespa, ed è miele, che è delle api e non delle vespe, e tutto va bene, e deve scrivermi sempre, anche se io non scrivo, che è per sempre, e io sono triste, e sono matto, e nessuno mi vuol bene, e perché dovrebbero volermene, proprio così, e siamo daccapo, e credo proprio che oggi le telefono, e vorrei baciarla sulla bocca, con passione e ghiottoneria e mangiare i bacini che vi sono nascosti, e poggiarmi sulla sua spalla e arrivare alla tenerezza dei colombi, e chiederle scusa, ma scusa per finzione, e ricominciare molte volte, e come mai la piccola Ophélia può amare un mascalzone come il sottoscritto e un villano e un porco e un individuo con la faccia da gasista e con l’aspetto di chi non è qui, ma nel cesso della casa accanto, proprio così, e ora la smetto perché sono matto, e lo sono sempre stato di natura, che è come dire dalla nascita, e mi piacerebbe che tu, Bebè, fossi una bambola, e io farei come un bambino, ti spoglierei, e il foglio finisce qui e pare impossibile che tutto questo sia stato scritto da un essere umano, invece l’ho scritto io…

Fernando Pessoa, lettera a Ophélia 

La via dell’Averno

Ogni volta che ci incontriamo
studio l’incanto per portarti via
ma ogni volta
ti giri su te stessa
e fai ritorno al tuo confortevole Averno
Euridice che per ripetere i tuoi passi
non hai bisogno
della dabbenaggine di Orfeo.

Michele Mari, Cento poesie d’amore a Ladyhawke

Francesco

Vorrei un figlio da te che sia una spada
lucente, come un grido di alta grazia,
che sia pietra, che sia novello Adamo,
lievito del mio sangue e che risolva
più quietamente questa nostra sete.
Ah, se t’amo, lo grido ad ogni vento
gemmando fiori da ogni stanco ramo
e fiorita son tutta e d’ogni velo
vo scerpando il mio lutto
perché genesi sei della mia carne.
Ma il mio cuore, trafitto dall’amore
ha desiderio di mondarsi vivo.
E perciò dammi un figlio delicato,
un bellissimo, vergine viticcio
da allacciare al mio tronco, e tu, possente
olmo, tu padre ricco d’ogni forza pura
mieterai liete ombre alle mie luci.

Alda Merini

Ph Laura Makabresku