Eloise

Non avrei esitato, lo sa Dio, a seguirti o ad andare avanti su tua richiesta tra le fiamme dell’inferno. Il mio cuore non era in me ma con te, ed ora, ancora di più, se non è con te allora non è in nessun posto.

Quei piaceri d’amore che abbiamo gustato insieme sono stati così dolci per me, che non posso pentirmene e nemmeno cancellarne il ricordo. Da qualunque parte mi volga mi sono sempre davanti agli occhi con tutta la forza della loro attrazione. Anche quando dormo mi perseguitano le loro illusioni.

Talvolta anche i movimenti del corpo rivelano i pensieri dell’anima ed essi si tradiscono con parole involontarie. Come sono infelice e come ho diritto di ripetere quel lamento di un’anima gemente: ”Me sventurata, chi mi libererà da questo corpo di morte?”

Da Prima lettera di Eloise ad Abelardo

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From Hell

 

Ah, tu pensavi che anch’io fossi una
che si possa dimenticare
e che si butti, pregando e piangendo,
sotto gli zoccoli di un baio.

O prenda a chiedere alle maghe
radichette nell’acqua incantata,
e ti invii il regalo terribile
di un fazzoletto odoroso e fatale.

Sii maledetto. Non sfiorerò con gemiti
o sguardi l’anima dannata,
ma ti giuro sul Paradiso,
sull’icona miracolosa
e sull’ebbrezza delle nostre notti ardenti:
mai più tornerò da te.

Anna Achmatova

Echi di sirene

Nel folto dei tuoi capelli

s’intesseva il canto di antiche melodie

l’arida roccia del mito impressa nel tuo corpo,

ma morbide come le onde di quel mare

le inflessioni della tua voce,

echi di sirene nei tuoi occhi

e nelle storie che amavi narrare

– di vento e terre, di fuoco e di malinconia, di sole e nero –

tutte racchiuse nell’odore dei tuoi anni

con cui incatenasti me.

E’ per te che scrissero di Ulisse e del suo errare solitario,

solo che io non sono Penelope.

Ma solo una che t’amava tanto.

Lunabionda

Quel che rimane

Una maglietta nera appena spiegazzata

il luccichio della sua pelle arsa

nuda nel nudo dei miei occhi

l’acqua che gocciola nel bagno

e lava via l’odore

l’aria stravolta

la fretta di chi va

il bacio di Giuda sulla porta

e tutto il mio sangue a sgocciolare

intero,

lento e spietato

come la sua carne che stringe e che riempie

a mezzogiorno,

di febbraio.

Lunabionda

Certo

Certo, non t’impauriva

la mia smania d’amare

quando eri pronto a succhiarmi l’anima e la pelle

tanto da sentirmi rubata via da me,

e nessun’ altra me

fuori dalla tua bocca.

Certo, avresti dovuto scordare

il dolceamaro succo di un roccioso egoismo

per scoprirti incapace

di vivere il tuo mondo

senza bere goccia a goccia il mio.

Lunabionda

 

Verso sera

Sorseggio le parole dell’assenza
come un rum morbido d’annata,
si arrotolano in bocca, m’impastano la lingua,
e verso sera aspetto, aspetto sempre
che un piccolo miracolo mi cada
tra le quattro mura di casa
intrise di santità e d’ardore.
Sistemo la morale nel primo cassetto del comò,
mi siedo e attendo l’epifania che mi spetta di diritto,
il tutto il niente,
la parola il tatto,
la falce della vita della morte
che mi tagli le dita ad una ad una,
l’odore d’eterno nella carne
troppo spesso lasciata ad appassire
o data in pasto ai cani,
lo scuotimento dei cinque sensi inginocchiati
e anche del sesto e poi di mille in più ancora
ancora ancora…

Lunabionda 

 

 

Chiuso a chiave

E avrei voluto esser per sempre il grido di piacere, l’eterno nella carne, la pelle su cui si incideva la sua smania di vita.

Ma ora non voglio più. Non voglio volere. Ho chiuso tutto bene a chiave in un cassetto.

Lunabionda